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Oggi parliamo con Maurizio Blini

Speciale Giallo Ormea 2025

Ciao Maurizio! Benvenuti su Giallo e Cucina TV a te e ai tuoi ultimi lavori ora in libreria: Delitto sotto la Mole, Fratelli Frilli editori e Di rabbia e di vento, edizioni del Capricorno. Iniziamo subito con a prima domanda:

MM: Nei tuoi ultimi romanzi ritroviamo personaggi già conosciuti e amati dai tuoi lettori, i fratelli Stelvio e gli investigatori Meucci e Vivaldi. Quanto sono “cresciuti” nel corso degli anni? E quanto c’è di Maurizio in ciascuno di loro?

MB Per scelta narrativa ho deciso di non cristallizzarli nel tempo ma di farli invecchiare come me. Sono cresciuti professionalmente, umanamente, affrontando le sfide del tempo e della società che cambia. In tutti loro ho donato una parte di me. Virtù, ma anche debolezze, fragilità, limiti, paure. Sono personaggi speculari, tutte e due le coppie si completano anche nella vita.

MM: Le tue storie vedono spesso il Piemonte protagonista. Non solo Torino ma anche e soprattutto direi la provincia, con i suoi luoghi che sembrano essersi fermati nel tempo. Ci racconti la geografia di Maurizio? Qual è stato il tuo viaggio?

MB Non è la destinazione che conta, ma il viaggio. E tutto ciò che ti incuriosisce, appassiona, coinvolge. Il percorso può essere lungo, breve, solamente fantastico. Non importa. Torino, in particolare, è raccontata e descritta come una coprotagonista, una città che vive, pulsa, esprime le sue sofferenze, vomita le sue contraddizioni, mostra le sue meraviglie e le sue ambiguità. Fuori, invece, nella provincia profonda, a volte si ha la sensazione che il tempo si sia fermato. Tutto sembra come deformato, confuso, opacizzato, lontano. Come in un sogno. O un incubo. Due dimensioni diverse che amo inserire nei miei romanzi.

MM: I tuoi noir sono spesso velati da una leggera malinconia. C’è l’azione, il giallo, il delitto e l’indagine ma anche la fragilità, l’impotenza di fronte alle ingiustizie e alle pastoie burocratiche. E’ una sconfitta della società o abbiamo ancora motivo per credere nella giustizia?

MB In Delitto sotto la Mole, cito Tolstoj e il dubbio. Al posto della scritta «La legge è uguale per tutti» nelle aule di tribunale, scriverei: «oltre ogni ragionevole dubbio». Perché la verità non sempre coincide con la giustizia. Questo Paese trascina con sé ingiustizie ataviche, misteri, false verità, mistificazioni e menzogne. Spesso nelle indagini di polizia ci si scontra con macigni impossibili da superare o rimuovere. Non solo per burocrazia, purtroppo. Da qui, l’esasperazione, la rabbia, l’impotenza, la malinconia…

MM: Come già accennato in una domanda precedente, c’è qualcosa di Maurizio in ognuno dei personaggi, nelle storie che racconti. Ma cosa significa per te scrivere e scrivere noir in particolare? Come sei arrivato al romanzo partendo da una carriera importante in polizia?

MB Sono arrivato alla scrittura per caso. Quasi un gioco. Poi ho iniziato a guardarmi attorno decidendo di raccontare i miei colleghi per quello che erano veramente, anche nella vita, non solo nella professione. Ho voluto poi descrivere una polizia diversa, non quella esaltata cinematograficamente, ma scandagliata nelle sue contraddizioni e difficoltà. Ho indagato sui processi di elaborazione anche individuale dopo ogni indagine, sulle conseguenze dettate dalle privazioni anche affettive, dalla tensione e paura vissute in anni difficili come il terrorismo. Ho illuminato i lati oscuri di azioni investigative e le reazioni emotive di chi, in quel fango, o sangue, ci doveva comunque mettere le mani.

MM: Si dice che per scrivere bene sia necessario leggere tanto. Quali sono, se ci sono, gli autori noir a cui sei più legato e che ti hanno aiutato nel tuo percorso di scrittura? C’è un romanzo su tutti che consiglieresti ai nostri lettori?

MB Sono un lettore forte, sì, ma non necessariamente di noir. Sono onnivoro, curioso. Ovviamente sono legato personalmente ad alcuni autori e personaggi come Simenon e il commissario Maigret, ad esempio, conosciuti da ragazzo. Poi ne sono seguiti molti altri, come Michael Connelly e il suo personaggio Bosch e Patricia Cornwell con Kay Scarpetta. Resto comunque fortemente ancorato ai classici, che sto rileggendo nuovamente proprio in questi anni, a partire dalla letteratura russa, una mia antica passione, con Tolstoj e Dostoevskij. Libro consigliato? Delitto e castigo, di quest’ultimo.

MM: Insieme ad altri autori hai collaborato alla raccolta di racconti “Regio Crimen”, Golem edizioni, dedicata all’amico e collega Marco G. Dibenedetto recentemente scomparso. Ti va di lasciare agli amici di Giallo e Cucina TV un tuo ricordo personale di Marco?

MB Marco era un uomo intelligente, esilarante, divertente, che sapeva ascoltare e accogliere. Uno scrittore di talento, un amico fragile con un cuore immenso.

MM: Un’ultima curiosità: sogni nel cassetto e progetti letterari in cantiere? Rivedremo qualcuno tra i fratelli Stelvio, Meucci e Vivaldi in una nuova indagine?

MB Sto scrivendo ma non rivelo mai cosa. Sorpresa.

MM: Grazie Maurizio per aver accettato questo invito. Chiudo con una domanda di rito per questo blog: se invitassi a cena Moreno, Silvano, Maurizio ed Alessandro, quale piatto cucineresti per loro e con quale vino brindereste alla vostra amicizia?

MB Cena tipica piemontese. Peperoni con bagna cauda, tomini elettrici, acciughe al verde, insalata russa, vitello tonnato, giardiniera e antipasto piemontese, due agnolotti al ragù per poi finire con un arrosto e patate al forno. Dolce della casa, naturalmente, bünet. Vino rosso, Nebbiolo delle Langhe, bianco, Moscato d’Asti. Grappa di Arneis per finire in bellezza. Buon appetito!

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