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Giorgia Lepore

Speciale Giallo Grosseto 2026

Intervista a cura di Regina Cesta

Benvenuta Giorgia Lepore e grazie di aver accettato l’invito di Giallo e Cucina ” Forse è così che si diventa uomini” è l’ultimo romanzo uscito per Edizioni E/O ispirato all’ispettore Gerri Esposito.
RC Come nasce Giorgia questo personaggio?
GL Gerri nasce in una lontana sera di luglio del 2012, mi trovavo al mare e mi venne in mente una storia. I personaggi nascono in maniera abbastanza autonoma e sono stata influenzata da una mia esperienza lavorativa che ha portato a trovarmi per ben due anni su due cantieri dell’alta velocità a Roma e c’era una zona con dei campi rom per cui ho conosciuto dei bambini che giocavano e questo mi è rimasto nel cuore perché ero molto affascinata dalla loro mancanza di regole e dalla loro libertà assoluta e dal fatto che erano così curiosi, vivaci e difficili da gestire e credo che l’origine di Gerri stia li.
RC Il romanzo ha il suo incipit in un Chiesa rupestre alla periferia di Bari , come nasce questa ambientazione ed è un sito esistente o frutto della penna dell’autrice?
GL La Chiesa di Santa Candida esiste davvero e si trova a Bari in zona Poggiofranco ed è visibile dalla tangenziale, un tempo era in aperta campagna e in una lama che prende il nome di Lama Picone. Adesso è stata inglobata nel tessuto urbano fino a un po’ di tempo fa era in uno stato di totale abbandono e con il recupero di tutta l’area, la chiesa è salvaguardata nonostante dei danni irreparabili agli affreschi non sono più visibili e l’ambientazione l’ho scelta perché ho lavorato nelle chiese rupestri del versante adriatico per tantissimo tempo nello specifico nelle zone di Monopoli, Fasano e Ostuni, quindi la sento molto cara e familiare. Non sono dei luoghi molto ospitali dal momento in cui ci sono ragnatele, scorpioni e pipistrelli, non sono posti dove godersi la tranquillità e mi ricordo che avevo questi flash come trovare un morto nella tomba e per cui alla fine ho scritto un libro.
RC Quanto il personaggio di Mamma Angela incide nella narrazione della storia di Gerri?
GL Nelle storie di Gerri, mamma Angela è molto importante anche se quantitativamente le parti a lei dedicate non sono tante. E’ un personaggio che entra in scena nel secondo libro “Angelo che sei il mio custode” e piacendomi come ruolo ho dato lei spazio nelle storie successive.
Angela è un personaggio irrazionale  ed è ciò che non può essere gestito come la ragione, l’istinto, la tradizione e il legame con una cultura antica che non è più rintracciabile e per Gerri rappresenta proprio rappresenta un legame irrazionale a differenza di lui che è una persona razionale. Nonostante Angela sia una persona dura e rigida, è molto materna e questa peculiarità fa sentire Gerri molto accolto  e nella masseria sperduta nel Tavoliere trova la sua casa.
RC Dal romanzo alla fiction,  Giulio Beranek è il protagonista della serie Rai ispirata ai suoi romanzi. Quanto questo attore è vicino al suo personaggio nella interpretazione che ha dato di Gerri?
GL Giulio Beranek è vicinissimo al personaggio di Gerri. Quando ho visto la scelta della Produzione, del casting di Cattleya, sono rimasta impressionata da questa scelta perché è come loro sapessero come immaginavo Gerri. E’ chiaro che lo avevo loro raccontato, come lo volevo anche dall’aspetto fisico e sono stati bravissimi nel trovare un  attore davvero molto vicino al personaggio che è nato nella mia mente. L’ esperienza che ho vissuto sul set è stata molto forte e anche sullo schermo, c’erano dei momenti in cui ero in uno stato di ipnosi e mi sembrava così incredibile l’aderenza alla mia fantasia. Un sogno che diventa in carne ed ossa. E’ stata così l’esperienza con il personaggio di Gerri interpretato da Giulio così come in tutta la produzione della fiction.
Giorgia Lepore
RC Questo romanzo ha vinto il Premio Scerbanenco 2025, ci racconta il momento in cui ha scoperto di aver vinto?
GL La vittoria dello Scerbanenco è stato un momento di gioia incredibile e l’ho scoperto in finale ed è stato molto bello condividerlo con lo scrittore Davide Longo così come con gli altri finalisti. Non me l’aspettavo assolutamente perché ero forse l’outsider della cinquina e quindi è stato bello anche condividerlo con delle persone a me molto care che erano venute a Milano. Brindare e festeggiare nella casa di Manzoni è stata un’esperienza indescrivibile.
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