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I maestri del giallo

DOMINIC DEVINE
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David McDonald Devine – giallista un tempo noto con gli pseudonimi Dominic Devine o D.M. Devine, ma oggi (ingiustamente) quasi dimenticato – nacque a Greenock, in Scozia, il 31 maggio 1920. Studente alla Greenock Academy e poi presso le università di Glasgow e di Londra, dal 1946 lavorò come funzionario amministrativo all’università di St. Andrew in Scozia, dove rimase fino alla morte, avvenuta nell’agosto 1980. Nel 1946 sposò Betsy Findlay Munro, da cui ebbe una figlia e il cui cognome utilizzò per creare un ulteriore, più raro pseudonimo, David Munro.

 

Il suo primo romanzo del 1961, My Brother’s Killer, selezionato in un concorso per opere prime indetto dalla casa editrice Collins, nonostante un giudizio molto positivo di Agatha Christie, non vinse perché il concorso era riservato a docenti o assistenti universitari. L’opera fu comunque pubblicata l’anno dopo, fu tradotta subito da noi da Mondadori e avviò la carriera di giallista di Devine, inaugurando una serie di tredici mysteries tutti presenti – tranne uno, postumo – in edizione italiana, quasi sempre nelle collane Il Giallo Mondadori [GM] o i Classici del Giallo Mondadori [CGM], con qualche sporadica eccezione, come mostra questo elenco ragionato e aggiornato:

 

1) 1962, My Brother’s Killer (Lutto in famiglia, GM n. 737, 1963; CGM n. 1269, 2011);

2) 1962, Doctors Also Die (Morte di un dottore, CGM n. 1423, 2019):

3) 1964, The Royston Affair (Il segreto del padre, I Gialli Garzanti n. 34, 1964);

4) 1965, His Own Appointed Day (Non c’è ritorno, GM n. 929, 1966; poi in La morte fa l’appello, Gli Speciali del GM n. 106, giu. 2023);

5) 1966, Devil at Your Elbow (Indagine a ritroso, GM n. 995, 1968; CGM n. 1393, 2017);

6) 1967, The Fifth Cord (Il segno dell’assassino, GM n. 1023, 1968; CGM n. 1230, 2009);

7) 1968, The Sleeping Tiger (La  tigre dormiva, GM n. 1050, 1969);

8) 1969, Death is My Bridegroom (La morte è la mia sposa, GM n. 1110, 1970):

9) 1970, Illegal Tender (Prova e controprova, GM n. 1181, 1971);

10) 1971, Dead Trouble (Alma nel labirinto, GM n. 1206, 1972);

11) 1972, Three Green Bottles (La sorgente della paura, GM n. 1255, 1973);

12) 1978, Sunk Without Trace (Una talpa in comune, GM n. 1738, 1982, postumo);

13) 1981, This Is Your Death (postumo).

 

L’impegno produttivo di Devine e la sua fortuna in Italia si collocano quindi tra gli anni ‘60 e i primi anni ‘70 del secolo scorso, al ritmo di un giallo all’anno immediatamente recepito dal mercato italiano. E al 1971 si data anche l’unico film tratto da un romanzo di Devine, The Fifth Cord, diretto dal nostro Luigi Bazzoni col titolo Giornata nera per l’Ariete e interpretato da Franco Nero, Silvia Monti e Wolfgang Preiss.

 

Che i gialli di Devine – confortati da un viatico autorevole come quello della Christie – siano dei mysteries classici, l’ha confermato lo stesso autore in un’intervista in cui, dopo aver accennato al proprio impiego del tempo libero (leggere, ascoltare musica, giocare a bridge e guardare il cricket), si è definito con semplicità “uno scrittore di detective story che cerca di unire una buona caratterizzazione al tradizionale enigma.”

 

I personaggi dei tredici gialli di Devine, a ben guardare, risultano seguire uno schema di massima, seppur variato o ritoccato con abilità: madri egoiste o egocentriche, figli unici nevrotici, eroine un po’ superficiali, eroi di mezza tacca ma tenaci, assassini paranoici. L’ambiente che fa da sfondo è sempre una cittadina scozzese, e i protagonisti sono per lo più dei seri e austeri professionisti, avvocati, medici, insegnanti, docenti universitari, funzionari governativi. Mentre le donne sono casalinghe, studentesse, impiegate, segretarie, commesse.

 

Un tipico mondo di provincia, insomma, ritratto però con grande verosimiglianza e buon realismo, frutti di una conoscenza diretta di luoghi e psicologie, tanto da sfiorare spesso la dimensione autobiografica. “Io scrivo di ciò che conosco e di cui ho avuto esperienza. E’ questo che mi mantiene onesto”, ha scritto una volta il grande fumettista Will Eisner: parole che potrebbero in parte riferirsi anche al nostro Devine. Data infatti la sua familiarità con l’ambiente universitario, a molti critici i suoi gialli migliori sono apparsi quelli le cui azioni si svolgono in un campus, in virtù di un tocco di autenticità ritenuto più spiccato e coinvolgente.

 

Esemplare, al riguardo, la trama di Indagine a ritroso, in cui lo spettro di un cold case – l’omicidio, anni prima, di una studentessa all’università di Hardgate per colpa di un ignoto seduttore – minaccia di venir evocato ad opera di un docente, accusato di irregolarità amministrative. Mentre il corpo accademico si divide in due partiti avversi, un’ondata di terrore si abbatte su Hardgate, si ricrea la tensione drammatica di quel delitto mai scordato, e avviene un nuovo omicidio. E il colpevole non si fermerebbe, se una bella studentessa di economia non venisse soccorsa in tempo, dopo aver subito una violenta aggressione… Qui davvero il mystery – con lo svelamento finale dell’identità e del movente dell’assassino – risulta arricchito da una scenografia ritratta per cognizione diretta, col contrasto tra l’austero e freddo fondale dell’ateneo e il calore drammatico della storia.

 

Anche La morte è la mia sposa si allinea alla tradizione del giallo classico, pur confermando l’ambientazione accademica, con un protagonista, Michael Denton, docente all’università di Branchfield, e un’allieva, Barbara Letchworth, sua coinquilina e unica figlia di un ricchissimo lord, mecenate della stessa università. E quando una sciocca bravata studentesca viene usata per nascondere qualcosa di molto più sinistro, ne consegue un brutale assassinio che, dopo le prime indagini, svela a poco a poco i dettagli di un piano freddo e spietato, destinato a raggiungere un tragico scopo anche a costo di un massacro…

 

Altra location ben nota a Devine, oltre all’università, appare poi il municipio o il palazzo comunale. In Prova e controprova, per esempio, Devine, sempre fedele alla formula classica della sfida al lettore, ci presenta un’impiegata municipale che, commessa l’imprudenza di far sapere che ha scoperto qualcosa di losco, viene eliminata prima che possa “cantare” con la polizia. E non sarà la prima vittima, con buona pace dell’ispettore Hemmings, impegnato nell’indagine più difficile della sua carriera.

 

Anche Una talpa in comune – uscito da noi postumo – ripropone infine l’ambientazione ormai classica del Consiglio Comunale, con la storia di Ruth Kellaway, figlia illegittima di un importante uomo politico scozzese, che torna a Silbridge, sua città natale, per vendicarsi del padre che non s’è mai curato di lei. Vendetta che dovrà esser raffinata, perché Ruth non si limiterà a far sapere di essere la sua figlia bastarda, ma lo accuserà anche di corruzione, rovinando la sua carriera. Le elezioni per il Consiglio del Distretto, infatti, sono state truccate e Ruth vuole trovare le prove della frode; per questo si fa assumere come dattilografa al Palazzo Comunale, dove avrà facile accesso all’archivio municipale. Ma una serie di omicidi metterà a dura prova i suoi piani, la sua fermezza e la sua stessa vita…

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