URSULA CURTISS

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Ursula Reilly Curtis nacque a Yonkers, comune di New York, l’8 aprile 1923 e morì prematuramente di cancro ad Albuquerque, nel New Mexico, il 10 ottobre 1984, all’età di 61 anni. Figlia di Helen Reilly, nota autrice di romanzi polizieschi (su cui rinviamo al nostro profilo in questi MAESTRI DEL GIALLO, 10/07/2022) e dell’artista Paul Reilly, nonché sorella di Mary MacMullen, anch’essa affermata giallista, Ursula, in seguito alla morte del padre, si trasferì nel 1944 con la famiglia a New York, dove lavorò in un’agenzia pubblicitaria e sposò, nel 1947, John Curtiss, con cui ebbe cinque figli.

 

Al 1948 risale il suo primo romanzo, Voice Out of Darkness, inedito in Italia. Il successo che seguì la indusse ad abbracciare a tempo pieno l’attività di scrittrice, che continuò fino alla morte e produsse 23 romanzi gialli, di cui 11 tradotti in italiano, quasi sempre nelle collane Il Giallo Mondadori [GM] e I Classici del Giallo Mondadori [CGM], con una benemerita eccezione rappresentata da La Tartaruga di Milano. Diamo quindi l’elenco dettagliato di tutte queste edizioni, a beneficio dei lettori appassionati e dei collezionisti, frequentatori come noi dei mercatini.

 

– 1948, Voice Out of Darkness;

1950, The Second Sickle (La seconda falce, GM n. 399, 1956);

– 1951, The Noonday Devil (Uno di noi deve morire, I Libri Neri Mondadori, n. 13, 1962);

– 1953, The Iron Cobweb;

1954, The Deadly Climate;

– 1956, Widow’s Web (Ombre di cera, GM n. 483, 1958; CGM n. 319, 1979);

– 1957, The Stairway;

– 1958, The Face of the Tiger (L’artiglio nella carne, GM n. 653, 1961);

– 1960, So Dies the Dreamer;

– 1961, Hours to Kill;

– 1961, Tiger by the Tail (La tigre per la coda, collana “La Tartaruga Nera”, n. 17, La Tartaruga Edizioni, Milano, 1989);

– 1962, The Forbidden Garden (I fantasmi della signora Marrable, GM n. 770, 1963);

– 1963, The Wasp (Orrore, GM n. 837, 1965; CGM n. 856, 1999);

– 1964, Out of the Dark (Gli occhi degli altri, GM n. 866, 1965);

– 1966, Danger: Hospital Zone;

– 1968, Don’t Open the Door (Non aprire la porta!, GM n. 1288, 1973);

– 1971, Letter of Intent;

– 1976, Dig a Little Deeper (Scava ancora più a fondo, GM n. 1518, 1978);

– 1977, In Cold Pursuit (Il volto della vendetta, GM n. 1561, 1978);

– 1979, The Menace Within;

– 1980, The Poisoned Orchard (Chiedetelo a Geoffrey, GM n. 1852, 1984);

– 1982, Dog in the Manger;

– 1983, Death of a Crow (Morte di un corvo, GM n. 1880, 1985).

 

Nel romanzo d’esordio, e in altri successivi, i critici hanno sottolineato una combinazione originale di elementi di suspense da mystery e di gotico moderno, con parziale riduzione dello spazio dedicato all’indagine, a volte quasi in sottofondo. Altra peculiarità dei plot della Curtiss è la scelta, quali protagonisti, di giovani donne o di bambini in pericolo (del resto, nella vita, fu madre di cinque figli), come per esempio ne La seconda falce o in Orrore. Va rilevato infine – sempre nelle sue trame – che la maggior parte dei suoi romanzi pubblicati dopo il 1960 (tra cui Hours to Kill, The Forbidden Garden e Don’t Open the Door) risultano ambientati vicino ad Albuquerque, nel New Mexico, dove dal ’60 la scrittrice s’era trasferita e dove rimase fino alla morte.

 

Da uno sguardo panoramico sulla produzione della Curtiss, emerge subito, fin dagli anni ’50-’60, la sua grande capacità di ricavare suspense da situazioni di vita assolutamente normali e quotidiane, senza impiego di “effetti speciali” sensazionali e mirabolanti, e con i colpevoli scelti tra i vicini di casa o tra persone comuni (e tanto più insospettabili). Si pensi all’esemplare I fantasmi della signora Marrable, del 1962, dove una garbata vedova assume governanti prive di parenti, le uccide e le deruba (ma l’ultima è venuta a indagare sulla sparizione delle altre…). Oppure ricordiamo Gli occhi degli altri, di due anni dopo, in cui, sole in casa, delle ragazzine fanno scherzi telefonici dichiarando “so chi sei e cosa hai fatto”, ma trovano un vero uxoricida che ci crede. E non si dimentichi Orrore del 1963, con una giovane vedova sistematicamente terrorizzata da qualcuno che la sa allergica alla puntura delle api e gliene fa trovare nell’auto o in camera. Qui il lettore smaliziato capisce presto che un aspirante assassino così informato non può che essere una persona a lei molto vicina, ma proprio in ciò consiste la maestria della scrittrice, capace di tenerci sulla corda fino alla fine, e confermando così che il lettore classico del mystery è sempre contento di essere lealmente spiazzato (ma mai imbrogliato).

 

Anche la Curtiss ribadisce poi quella costante del giallo classico, di matrice soprattutto “christiana”, secondo cui “i delitti del presente hanno le ombre lunghe”, affondando cioè le loro radici nel passato. Si pensi a Uno di noi deve morire, del 1951, avente per protagonista Andrew Sentry, che nella guerra di Corea ha perso il fratello Nick, fucilato per aver tentato di evadere da un campo di prigionia. Ormai sono passati anni, ma la ferita di quella scomparsa non si è mai cicatrizzata. E  Andrew non può immaginare quali conseguenze avrà per lui il solo fatto di entrare in un bar a bere un bourbon e ritrovarsi a scambiare due chiacchiere con uno sconosciuto. Una somiglianza, una domanda casuale, e poi la sconvolgente rivelazione: suo fratello era stato tradito da un commilitone, i nordcoreani lo stavano aspettando al varco. Non un tentativo di fuga andato male, dunque, ma un omicidio premeditato in piena regola. Altre dita avevano premuto il grilletto, non quelle del vero colpevole. Ora Andrew ha finalmente qualcosa a cui aggrapparsi per far luce su quella morte. Sempre che l’ombra lunga di un delitto perfetto non arrivi a ghermire anche lui…

 

Inferiore a Margaret Millar, tra i maestri al femminile della tensione (su cui si veda il nostro profilo, qui, 08/04/2023), ma “meno prolissa e zuccherosa della madre Helen Reilly e meno superficiale della sorella Mary McMullen, la Curtiss si distingue per una scrittura secca e senza fronzoli, molto americana in tal senso; nelle sue storie si narra l’essenziale, gli orpelli sono inesistenti, e proprio per questo i suoi thriller sono tuttora godibilissimi.”

 

Così Omar Lastrucci, bloggista competente, dieci anni fa. Giudizio che condividiamo, e a cui aggiungiamo solo che alla maggior notorietà di due romanzi della Curtiss – su tutti gli altri suoi – ha contribuito certamente il cinema. Da Out of the Dark (1964), infatti, il regista William Castle ricavò l’anno dopo il film I Saw What You Did (da noi Gli occhi degli altri, col medesimo titolo dell’edizione Mondadori), con Joan Crawford, John Ireland, Andi Garrett, e Sara Lane. E nel 1969 Lee H. Katzin diresse What Ever Happened to Aunt Alice? (in Italia La terza fossa), tratto da The Forbidden Garden del 1962 (I fantasmi della signora Marrable, da Mondadori): “un grand-guignol sulla scia del famoso Che fine ha fatto Baby Jane? del 1962”- per il Morandini – “piuttosto rozzo nella stesura, ma da godere come serata d’onore per le tre superlative vecchie glorie” Geraldine Page, Ruth Gordon e Rosemary Forsyth.

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