SOUND CRIME – PETER TOSH

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A cura di Gianluca Morozzi

Cosa vi fa venire in mente l’11 settembre? Suppongo che risponderete che vi fa venire in mente due grattacieli che crollano in una grande metropoli, degli aerei, un uomo che si lancia nel vuoto per sfuggire alle fiamme, le edizioni straordinarie dei Telegiornali.

Se siete Ken Loach, magari vi fa venire in mente anche Pinochet, Salvador Allende, il Cile.

Oppure Peter Tosh.

Sono strane le domande che vengono fatte talvolta agli artisti. Chissà chi è stato a chiedere a Peter Tosh, stella giamaicana del reggae, chi fosse il più grande vampiro in patria. Riferendosi, suppongo, alla canzone Vampire dell’album del 1987 No Nuclear War.

Tosh diede una risposta profetica: “Lucifero ha più potere rispetto a qualsiasi mortale ed è inviato a diffondere cattiveria. Io temo Lucifero più di ogni altro. Si manifesta in varie forme. Sappiate che bisogna stare attenti soprattutto agli amici, perché un amico vi può ingannare facilmente, ha in mano la vostra fiducia”.

Queste ultime parole, per chi sa com’è finita la storia, mettono i brividi.

Get up, Stand Up. Una canzone che conoscono anche i muri, anche quelli che detestano la musica in levare. Una canzone che tutti associano a Bob Marley.

E pochi collegano a Peter Tosh, che di quella canzone è coautore, Peter Tosh, che nei Wailers era chitarrista, tastierista, voce.  Canzone del 1973. Dell’album Burnin’.

Winston Hubert McIntosh, alias Peter Tosh, cresciuto nel ghetto di Kingston, nei Wailers era rimasto dal 1965 al 1973. E dopo aver lasciato il gruppo per contrasti con Bob Marley, aveva condotto una gloriosissima carriera solista. 

Il tutto senza rinunciare a combattere l’apartheid, il pericolo nucleare, e sostenendo la causa della legalizzazione delle droghe leggere. Il titolo del suo primo disco solista (1976) non a caso è Legalize it.

Queste battaglie non gli donarono grande simpatia da parte del regime giamaicano: boicottato da tutti, radio, media, fu più volte incarcerato e picchiato in prigione.

Senza che quei pestaggi interrompessero le sue lotte e la sua carriera artistica.

Chi non conosce i Rolling Stones difficilmente li collegherebbe a Peter Tosh. Chi invece conosce i legami tra l’immortale band e la Giamaica, saprà la storia di quello strano legame.

“Una volta Mick Jagger e Keith Richards mi apparvero in sogno e io spiegai loro cos’era la mia musica e cosa significava per il mio popolo”.

Ancora una volta Tosh fu profetico: il giorno dopo il sogno Jagger e Richards lo chiamarono per farlo entrare nella loro etichetta. E così nacquero i dischi

Bush Doctor, contenente un duetto con Mick Jagger in (You Gotta Walk) Don’t Look Back, cover dei Temptations, seguito da Mystic Man e Wanted Dread and Alive.

E poi arrivò un tour italiano con apparizioni al programma C’era due volte, dove Tosh si trovò ad avere a che fare con Cicciolina, non apprezzando troppo il suo succinto abbigliamento.

E poi una telenovela brasiliana da interpretare. E un Grammy per No Nuclear War.
Prima dell’avvento dell’amico dal quale stare attenti.

L’11 settembre del 1987, il vecchio amico irruppe in casa sua per rapinarlo. Si chiamava Dennis ‘Leppo’ Lobban.

Esperto di karate, Tosh si ribellò e in cambio fu ucciso con due colpi di pistola, mentre la moglie si salvava fingendosi morta.

Ucciso a nemmeno 43 anni.  

Ma è andata davvero così? C’è chi non crede alla versione della rapina. Tosh è stato ucciso per le sue idee scomode e rivoluzionarie, forse?

Idee che si sono propagate sinistramente lungo una linea di sangue maledetta: per possesso di droghe leggere, quelle che Peter avrebbe voluto liberalizzare, suo figlio
Jawara McIntosh è stato massacrato di botte in carcere pochi mesi fa.

“Ascolta, sono figlio di mio padre” ripeteva Jawara, che stava incidendo un disco di canzoni del padre.

La maledizione a volte è nel DNA.

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