SOUND CRIME- BRIAN JONES

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GIANLUCA MOROZZI

brian jones

Il 21 giugno, ancora una volta, si è ripetuto il miracolo del rock. I Rolling Stones hanno fatto ballare ed emozionare tutto San Siro: Mick Jagger, a quasi ottant’anni e reduce dal Covid, ha danzato e cantato e parlato in italiano col pubblico.

Keith Richards ha sferragliato i suoi riff come fa da sei decenni. Loro due, Mick e Keith, gli immortali del rock, sono gli unici fondatori rimasti della leggendaria band.

Non è un fondatore il terzo membro del gruppo, Ron Wood, che è arrivato nel 1974. E di certo non lo sono tutti i vari coristi e pianisti e tastieristi sul palco con loro, non lo è Darryl Jones, che ha rimpiazzato al basso Bill Wyman a inizio anni Novanta, e certo non lo è il batterista Steve Jordan, che aveva il compito più difficile: rimpiazzare l’illustre scomparso. Già, perché i Rolling Stones erano in quattro, fino a dieci mesi fa. Quando l’impeccabile Charlie Watts, il batterista con l’aria da jazzista, l’uomo dal tocco inconfondibile sui suoi tamburi, non è andato a suonare in un raffinato jazz club ultraterreno. L’illustre scomparso che è stato ricordato a inizio concerto con un commovente video.

Per essere una band in attività dal 1962, e con una vita decisamente sopra le righe, i Rolling Stones hanno avuto poche vittime. I Ramones originali sono tutti morti, per dire, e nemmeno nominiamo i Lynyrd Skynyrd. Gli Who sono rimasti in due (su quattro).  E invece gli Stones, prima della morte di Charlie nel 2021, avevano contato solo un altro caduto, peraltro giù uscito dalla band. Ma quell’altra vittima, quella croce sulla formazione originaria degli Stones, rappresenta qualcosa di importante. Perché prima di Ron Wood, prima di Mick Taylor, rimasto per cinque straordinari anni, con Keith e Mick c’era Brian Jones.    

Certo, tu puoi essere l’Angelo Biondo dei Rolling Stones, puoi aver trovato alla band quel fantastico nome, puoi essere un geniale polistrumentista. Ma se decidi di esserne il leader, se decidi che i Rolling Stones sono la TUA band, beh, questo può andare bene per Charlie Watts o Bill Wyman o Ian Stewart, il pianista invisibile e nascosto perché troppo brutto per il vostro manager. Solo che le ragazzine strillanti hanno occhi solo per un incredibile frontman come Mick Jagger. E quando c’è da lasciare le cover di Chuck Berry e gli standard del blues per mettersi a scrivere canzoni, ecco: a scriverle ci pensano Mick e Keith, e presto la firma Jagger / Richards diventa un marchio come Lennon /McCartney. E che tu, Brian, prenda cinque sterline in più degli altri dalla paga dei concerti, in quanto autoproclamato manager, diventa motivo di tensione. 

Chi è Brian Jones?

Intanto, è un musicista eccezionale. Uno dei primi chitarristi inglesi a suonare la slide guitar. Uno che insegna a Mick Jagger a suonare l’armonica. Uno che si destreggia senza problemi tra dulcimer, sitar, flauto, sax, marimba, e tutti questi suoi talenti si manifestano tra gli arrangiamenti di capolavori come Ruby Tuesday, Under my Thumb, Lady Jane, tanto per citarne solo tre. Suona anche il sax in un pezzo dei Beatles, You Know my Name (e a proposito: se nel 2022 credete ancora a quella stupidaggine della rivalità tra Beatles e Rolling Stones, una genialata messa in giro dal manager degli Stones, dovete farvi curare).

Poi, di sicuro, è un personaggio difficile, dalla vita personale complicata. L’asma che lo tormenta per tutta la vita, una sorellina morta di leucemia, essere padre di quattro figli già nel 1964, relazioni con donne come Nico o Anita Pallenberg…il tutto con la tensione crescente tra i due leader sul campo, il suo ruolo negli Stones sempre più ridotto e mal sopportato, compensato con una vita da vera rockstar, con l’inconfondibile caschetto biondo, la Rolls Royce con autista e ragazze sempre a bordo, l’amicizia con musicisti come Hendrix, Jim Morrison, John Lennon e Dylan, l’uso smodato di droghe e alcool. L’asma e le droghe non si sposano benissimo, com’è ovvio. Brian finisce spesso in ospedale, e mentre è ricoverato, nel marzo del ’67, Anita Pallenberg scappa con Keith Richards. Questo episodio è l’ennesima picconata alla carriera di Brian nei Rolling Stones. Keith dice: “Quella fu l’ultima goccia fra me e Brian. Lui non mi perdonò mai per quello che successe e non lo biasimo, ma, diavolo, così è la vita.”

Il primo arresto per possesso di stupefacenti è sempre del 1967. Il filmato promozionale di We Love You lo coglie strafatto di Mandrax Quaalude, praticamente assente nei confronti del resto della band, che ormai lo sopporta pochissimo. La sua performance al Rock’n’roll Circus del dicembre ’68 è assente, quasi inudibile e disarticolata, ma con un ultimo lampo: una splendida No Expectations impreziosita dalla sua chitarra slide.

A quel punto c’era già stato un secondo arresto per droga, e un’incapacità di contribuire alla registrazione dei dischi sempre più evidente. Famoso è lo scambio di battute con Mick Jagger durante l’incisione di You Can’t Always Get What You Want, con Brian che chiede “E qui cosa posso suonare?” con Mick che risponde; “Non lo so, dipende, cosa riesci a suonare?”. Seguono crisi di pianto in un angolo dello studio, e un’ostilità sempre più pronunciata a circondare Brian.

A novembre 1969 gli Stones sarebbero partiti per un tour nordamericano in occasione del lancio di Let it Bleed. Brian Jones però avrebbe avuto notevoli difficoltà a parteciparvi: i suoi guai legati alla droga gli avrebbero impedito di ottenere il permesso di lavoro negli Stati Uniti. Come fare?

Ci pensò – come spesso accadeva – il pianista invisibile Ian Stewart a risolvere il dilemma: “Semplice. Prendiamo un altro chitarrista.”

L’8 giugno del ’69 Mick, Keith e Charlie comunicano a Brian la sua estromissione e l’arrivo al suo posto di Mick Taylor. Il giorno dopo, Brian rilascia un’intervista annunciando l’uscita dal gruppo come se fosse una sua decisione.

L’ultima foto che gli viene scattata, sempre a giugno, lo vede in condizioni preoccupanti.

Il 3 luglio, Brian venne trovato sul fondo della sua piscina. Secondo la sua fidanzata Anna Wohlin, il polso batteva ancora quando venne tirato fuori dall’acqua. Ma i soccorsi arrivarono trovandolo già deceduto. Il coroner scrisse “morte per incidente”, e sottolineò come il suo fegato e il suo cuore fossero compromessi dall’uso di alcol e droghe. Secondo il referto del patologo, la morte di Jones avvenne tra le 22.30 e le 00.00 della notte tra il 2 e il 3 luglio

Brian fu seppellito in una bara spedita da Bob Dylan. Degli Stones si presentarono solo Charlie Watts e Bill Wyman. Sulla lapide furono incise queste parole: “Non giudicatemi troppo severamente”.

I Rolling Stones tennero un concerto gratuito a Hyde Park il 5 luglio, due giorni dopo la morte di Brian Jones. Il concerto era stato organizzato settimane prima come evento per presentare Mick Taylor. Prima che il concerto iniziasse, Mick Jagger lesse una poesia di Percy Bysshe Shelley. E poi, migliaia di farfalle bianche volarono sulla testa del pubblico.

Gli Stones aprirono con una delle canzoni preferite di Brian, I’m Yours and I’m Hers di Johnny Winter.

Ma cos’era successo in quella piscina?

Anna Wholin, nel 2000, dichiarò che Brian era stato assassinato da un costruttore che stava ristrutturando la sua casa in quei giorni. Lo stesso uomo, Frank Thorogood, sul letto di morte avrebbe confessato la sua responsabilità: mentre i due scherzavano in piscina, Thorogood gli aveva messo la testa sott’acqua per gioco. Ma l’asma di Brian, appesantito dalle droghe e dall’alcol, non gli aveva permesso di reggere l’apnea. Mentre moriva, anziché aiutarlo, il terrorizzato Frank si rifugiava in casa preso dal panico.

Credibile? Implausibile?

Nessuno aveva chiamato i soccorsi fino alle 00.30. Perché? Per costruirsi ognuno un alibi credibile?

In altre versioni della storia, Frank avrebbe tenuto la testa di Brian sott’acqua dopo un litigio; in altre ancora, il movente dell’omicidio fu il furto di alcuni beni preziosi contenuti in casa. O forse furono dei muratori pagati per restaurare la casa, i quali, avrebbero ucciso Brian alla fine di un party degenerato in rissa?

E ovviamente non manca chi attribuisce quella tragica morte a Mick e Keith-

Per occultismo?

Satanismo?

O…?

Dopo la confessione di Frank sul letto di morte di aver ucciso Jones, la figlia, Jan Bell, cambia del tutto versione. Il padre le avrebbe raccontato che in quei giorni Brian Jones aveva litigato furiosamente con Mick e Keith, in quanto non intendeva riconoscere loro legalmente il nome del gruppo da lui fondato. Non accettò neppure l’accordo economico che gli veniva proposto tanto che Keith avrebbe tirato fuori un coltello per minacciarlo. La lite finì – sempre secondo Jan Bell – solo per l’intervento di suo padre, che riuscì a calmare i contendenti.

Solo una cosa è certa: Brian Jones è entrato nel club dei 27, i musicisti morti a quell’età fatidica. Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Robert Johnson, Amy Winehouse…devo continuare? 

(55) Rolling Stones – Paint It Black (1965 with Brian Jones) – YouTube

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