#9 – NE UCCIDE PIÙ LA GOLA

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Achille van Golk è l’eccentrico, esigente, infallibile editore e direttore della rivista londinese di alta arte culinaria Lucullus. Un uomo di gusti raffinati, che ha appena avuto l’onore di organizzare un pranzo di gala nientemeno che a Buckingham Palace. Un privilegio che ha dimostrato di meritare reclutando i quattro chef internazionali in grado di cucinare per la corte inglese un menù all’altezza della situazione: il piccione in crosta del tedesco Ludwig Kohner, l’aragosta dell’italiano Antonio “Nutti” Fenegretti, l’anatra pressata del francese Jean-Claude Moulineax, e come dessert la rinomata Bombe Richelieu della canadese Natascha O’Brien.

Appare stravagante e quasi improbabile che un simile gourmet sia proprio britannico, visto che la sua terra non possiede la tradizione gastronomica, per dire, di Italia e Francia, ma tant’è. Può accadere più facilmente se si tratta di un romanzo, anzi di una ricca e godibile pietanza narrativa scritta dalla coppia di autori americani Nan e Ivan Lyons, moglie e marito nella vita, e servita sulla tavola apparecchiata dei lettori con ineccepibile garbo.

Pubblicato in Italia da Sonzogno nel 1978 con il titolo Cadaveri su piatti di classe (in originale, Someone is killing the great chefs of Europe), il romanzo è una divertente variazione del classico giallo rosa, con una singolare ambientazione in altolocati ristoranti dove si pratica l’alta cucina. Una trama ispirata forse involontariamente a un modello autorevole come l’indagine dell’ineffabile detective privato Nero Wolfe per risolvere il delitto commesso alla riunione annuale dei Quinze Maitres (Alta cucina, di Rex Stout), ma coniugandola con un brio, una verve, una girandola di allusioni e calembour talmente frizzanti da somigliare al delicato perlage di uno champagne millesimato. La suspense di conoscere la verità e l’identità dell’assassino è invece solo un pizzico, perché i lettori la apprendono fin dai primi capitoli.

La legittima soddisfazione di van Golk per l’esito del pranzo alla corte reale è vanificata dalla diagnosi del suo medico, inesorabile come un verdetto di condanna. Achille van Golk è terribilmente obeso, afflitto da una caterva di malanni provocati dalla sua ingordigia di succulenti manicaretti. Una situazione sanitaria patologica che esige una dieta rigorosa e immediata tanto da dimezzare sia il suo peso sia la percentuale di un infarto.cadaveri su piatti di classe copertina

Lo stretto regime alimentare o la certezza di affrettare la propria morte.

Un dilemma lacerante, che van Golk risolve in combutta con la moglie, reale proprietaria della rivista, anch’ella una personalità di rara classe, e purtroppo affetta da una patologia, seppure diversa da quella del marito. Si tratta infatti di una psicopatica altezzosa, autoritaria e cinica, ricoverata in una clinica svizzera degna di un hotel di lusso. Dalla quale esamina e giudica le pubblicazioni di Lucullus, con tale severità da decretare l’esecuzione di coloro che sbagliano un titolo o la dose dell’ingrediente di una ricetta.

Sentenze capitali eseguite da van Golk, strumento docile e rassegnato nelle mani dell’allucinata e gelida consorte.

Niente da stupirsi, dunque, se la donna decide di risolvere a modo suo l’angoscioso dubbio del marito: dimagrire o morire? La soluzione è semplice e in certo senso lineare. Ridurre a proporzioni accettabili la bulimica voracità del paziente eliminando fisicamente gli chef che cucinano le pietanze di cui egli è più goloso. Ovvero, eliminare la tentazione alla quale non si può resistere.

Così la diabolica donna elabora piani complicati e abili, e van Golk li esegue alla lettera con una messa in scena barocca che rappresenta una sorta di bizzarro contrappasso dantesco.

Kohner finisce arrostito nello stesso forno dei suoi piccioni, Fenegretti a mollo nella vasca delle aragoste, e la testa di Moulineax schiacciata nella pressa per anatre.

E Natascha? Lei nel frattempo se la passa male, perché ci sono almeno tre polizie che la sospettano di aver ucciso i suoi colleghi chef. L’inglese di aver fatto la festa a Kohner a Londra, quella italiana per l’omicidio di Fenegretti a Roma e la francese per lo scempio del povero Moulineax. Certo, la bella pasticciera i guai se li va a cercare. Si trova sempre a poca distanza dalla scena del crimine, ovvero i ristoranti dei rinomati cuochi, priva di uno straccio di alibi, e non disdegna di diventare amante dell’uno o dell’altro, perfino del patrigno Kohner.

Per sua fortuna, l’ex-marito Max (detto Millie!) Ogden giunge in soccorso, ben deciso a riconquistarne il cuore, il resto del corpo avendolo già riguadagnato a tempo di record. Max è lo spregiudicato emissario di una catena americana di ristorazione a buon mercato che ha deciso di aprire in Europa una catena di locali dove si spacciano omelette cucinate, si fa per dire, nelle maniere più ardite. Malgrado questa missione del tutto esecrabile, egli appare comunque il più lucido della compagnia, essendo il cotè dei geniali cuochi null’altro che un’accolita di personalità egocentriche, capricciose, gelose, infantili e dedite esclusivamente a una devota celebrazione del proprio ego ipertrofico. Un campionario di caratteri bizzosi e imprevedibili in confronto ai quali persino gli attuali divi di trasmissioni come Masterchef appaiono tranquilli e riservati cultori di piatti alla buona.

Insomma, la malcapitata Natascha è finbisset casselita fra due fuochi, e non si tratta di quelli dei fornelli della sua cucina. Da una parte rischia di essere accusata di omicidio plurimo, dall’altra di finire sfracellata nell’esplosione in diretta televisiva della sua famosa Bombe Richelieu. Provocata dal sabotaggio dell’elettrodomestico con cui dovrà sbattere le uova per l’impasto. Buon per lei che il maggior esperto di uova sia proprio Max-Millie, il quale le salverà la vita all’ultimo secondo, come da manuale.

Smascherato ma protetto dal suo status sociale di fornitore ufficiale della corte reale, van Golk finirà anch’egli in una specie di manicomio e la punizione più severa non sarà la reclusione ma l’inevitabile e stavolta definitivo regime alimentare dietetico.

La piacevole trama del romanzo non poteva che ispirare un altrettanto gradevole film. Diretto dal canadese Ted Kotcheff , Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa (Who is killing the great chefs of Europe?), è interpretato da un cast di attori di fama internazionale: gli inglesi Jacqueline Bisset (una deliziosa Natascha) e Robert Morley (un soffio di humour britannico custodito all’interno di un fisico corpulento), l’americano George Segal, i francesi Philippe Noiret, Jean-Pierre Cassel e Jean Rochefort, gli italianissimi Stefano Satta Flores e Gigi Proietti.

Oltre a modificare i nomi di alcuni personaggi letterari in altri più cinematografici, la pellicola ha il pregio non banale di introdurre una sola ma significativa variante alla trama originale. Stavolta van Golk e signora (presenza quasi inesistente nel film) non tramano un bel nulla, e l’eccentrico gourmet preferisce andare incontro al suo destino fatale pur di assecondare un’ingordigia irresistibile, mentre acquista spessore il personaggio di miss Beecham, la devota, riservata, anonima ed efficiente segretaria, innamorata segretamente e invano del suo principale, dal quale è trattata con soave e sarcastico distacco.

Pare un espediente narrativo, in realtà ha un significato ben più profondo. Fra tanti chef geniali e allo stesso tempo privi di qualsiasi sentimento che non sia rivolto a se stessi, l’unica a provare qualcosa di simile all’amore è un’anonima donna di mezza età, precocemente sfiorita, e trasformata in imprevedibile dark lady da un’esigenza antica come il mondo che coinvolge il cuore, e non lo stomaco.

Dimostrando per l’ennesima volta la validità del proverbio secondo cui la gola è arma più letale di una lama affilata.

 

 

 

 

 

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