#6 – I MISTERI DEL CHRISTMAS PUDDING Al pranzo di Natale con Agatha Christie e Dorothy Sayers

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Al pranzo di Natale con Agatha Christie e Dorothy Sayers

 

Stelle indiscusse, con Margery Allingham e Ngaio Marsh, del poker d’assi al femminile che più brillò nella Golden Age del mistery classico, Agatha Christie e Dorothy Sayers condivisero molto.

Nate entrambe nell’ultima decade del XIX secolo da famiglie della middle class britannica, furono istruite a casa, anche se la prospettiva di un buon matrimonio guidò l’educazione di Agatha, mentre la lungimiranza dei genitori di Dorothy le consentì di frequentare l’università, conseguendo la prima laurea concessa dall’università di Oxford a una donna.

Co-fondatrici di quel Detection Club, nato nei primi anni Trenta con piglio goliardico ma con il nobile intento di favorire un proficuo scambio tra gli autori per mantenerne alta la qualità narrativa, ne divennero entrambe presidenti.

1.agatha poirot dolce di natale
Fig.1 – Agatha Christie con Hercules Poirot
2.dorothy sayers lord peter la collana di perle
Fig.2 – Dorothy Sayers con Lord Peter Wempsey

I loro protagonisti furono ancora detective onniscienti – professionista ed ex funzionario della polizia belga Hercules Poirot  (Fig.1 – Agatha Christie con Hercules Poirot), dilettante e cadetto di famiglia ducale Lord Peter Wemsey (Fig.2 – Dorothy Sayers con Lord Peter Wempsey), entrambi accompagnati da una “spalla” per fare ancora più brillare la loro sagacia e il fine intelletto: l’atletico capitano Hastings per il piccolo belga, la scrittrice Harriet Vane per il bell’aristocratico.

Va detto però che le due “regine” mostrarono diversa prolificità – 65 romanzi per Agatha, 14 per Dorothy – e che la luce della loro stella non brillò in pari misura: Christie, a cinquant’anni dalla sua morte, resta l’autrice più letta al mondo dopo Skakespeare, tradotta in 103 lingue, 14 in più del Bardo, con il record di 4 miliardi di copie vendute. E anche se alla Sayers viene riconosciuta una qualità narrativa più alta, la solidità dell’intreccio e l’ingegnosità della trama vanno tutti a vanto di Dame Agatha.

Medesimo però è il palcoscenico calcato dai loro detective, quell’Inghilterra a cavallo tra le due guerre di sfarzose dimore nobiliari, cottage pittoreschi, alberghi esclusivi, treni e piroscafi riservati ai viaggi dell’upper class, dove anche i delitti non possono che essere garbati e dove l’ossequio alla tradizione è un comandamento non scritto ma non per questo derogabile.

E, dato che nulla è più tradizionale delle usanze natalizie, entrambe si sono cimentate in deliziosi racconti che ne ripropongono il fascino inossidabile: L’avventura del dolce di Natale per la Christie, edito nel 1923 in forma ridotta dal titolo The theft of the royal ruby e nel 1960 in forma ampliata come The adventure of the Christmas pudding, e La collana di perle per la Sayer, pubblicato per la prima volta nel 1933 sotto il titolo The necklace of pearls.

Due antiche dimore di campagna, nobili anfitrioni che desiderano offrire ai loro selezionati ospiti un Natale all’insegna della più genuina tradizione britannica e, perché no, ricreare quell’atmosfera di gioiosa meraviglia custodita nei ricordi d’infanzia, due detective infiltrati tra le fila degli ospiti di riguardo per indagare sul furto di gioielli sensazionali: i racconti delle due regine del mistery, a distanza di una decina d’anni, partono da premesse del tutto simili.

Ne L’avventura del dolce di Natale, Hercule Poirot viene convinto dal Foreign Office a indagare sul furto di un inestimabile rubino sottratto al principe ereditario d’Egitto durante la sua visita in Inghilterra. Il giovane, che deve donare alla futura sposa la gemma appena rimontata da Cartier, è troppo in vista per permettersi lo scandalo che di certo scoppierebbe se si sapesse che ha perduto il gioiello per averlo “prestato” a un’amichetta occasionale, poi fuggita con la gemma. Poirot deve recuperare il rubino nella massima discrezione e, a tal fine, sacrifica gli agi del suo modernissimo appartamento londinese per trascorrere il Natale nell’antica dimora del colonello Lacey, che egli immagina sinistra e piena di spifferi gelidi. Troverà invece ogni comfort e un vero Natale all’antica, oltre a un rubino nel Christmas pudding, a un cadavere nella neve e a molti ospiti che non sono quello che dicono.

Delizioso il colloquio d’apertura tra la padrona di casa e Poirot: “Spero che vi piacerà la nostra festa di Natale qui a Kings Lacey, signor Poirot. Siamo soltanto noi di famiglia, sapete? […] Ma Edwina Morecombe ci ha detto che era proprio questo che volevate vedere. Un Natale all’antica. Niente potrebbe essere più all’antica di noi! Mio marito, sapete, vive completamente nel passato. Gli piace che tutto sia esattamente com’era quando lui aveva dodici anni, e veniva sempre qui per le vacanze. […] Le stesse vecchie cose, l’albero di Natale e le calze appese al camino e la zuppa d’ostriche e il dolce con l’anello e il bottone dello scapolo, e via dicendo. Oggigiorno non mettiamo più le monetine da sei pence perché non sono più d’argento”. A dire il vero, nelle ultime battute, la padrona di casa mostra di fondere diverse tradizioni. Più che al Natale infatti, sembra riferirsi a una usanza di Halloween, quel pane leggermente dolce, o barmbrack, nel cui impasto si possono infatti trovare vari oggetti in grado, si dice, di svelare il futuro: un anello (matrimonio entro un anno); un bastoncino (futuri viaggi); un ditale (zitella per sempre) o un bottone (scapolo per tutta la vita); una moneta (prospettiva di ricchezza) o, ahimè, un pezzo di stoffa (un destino di povertà).

Più deliziosa ancora la prefazione della stessa Christie al racconto: “Il caso del dolce di Natale è un regalo che faccio a me stessa, poiché mi riporta alla mente la mia adolescenza. […] Il pranzo di Natale era di proporzioni pantagrueliche. […] La zuppa di ostriche e rombo andava giù che era un piacere e spariva in un batter d’occhio. Non mancavamo poi di far onore al tacchino arrosto, a quello bollito e all’enorme bistecca, servendoci una seconda e anche una terza volta. Infine veniva il momento del dolce di Natale, dei pasticcini di frutta candita, della zuppa inglese e di altre leccornie. […] un giorno davvero allegro quello di Natale … svegliarsi e trovare accanto al letto calze imbottite di mandorle, uva passa e frutta secca, andare a messa, cantare, sedersi a tavola, ricevere regali e infine accendere le luci dell’albero. E quanto sono grata a quella padrona di casa che ha reso quei giorni di Natale così luminosi da essere ricordati ancora alla mia età”.

E chi di noi non custodisce in cuor suo ricordi altrettanto vividi? Cambiano le latitudini, cambiano le portate al tavolo di Natale, ma la meraviglia di quei giorni impressa nei nostri occhi di bambini non passa mai.

Anche ne La collana di perle di Dorothy Sayers amici e parenti sono radunati in una grande villa di campagna, quella di sir Septimus Shale, per festeggiare il Natale e il dono, come da tradizione, di una  perla alla figlia Margarita per il suo compleanno che coincide con la Vigilia. Quell’anno, una ventunesima sfera, perfetta e madreperlacea, si aggiungerà alle altre. Tra gli ospiti però si nasconde un ladro di gioielli e, durante uno dei tanti giochi di società che l’anfitrione impone agli altri, la collana sparisce. Tutti i presenti concordano nell’affidare a uno degli invitati, Lord Peter Wimsey, l’indagine del caso. Inutile dire che con grande astuzia e spirito d osservazione, l’investigatore riuscirà a smascherare il colpevole.

L’anfitrione del racconto tollera qualunque stravaganza, perfino l’inclinazione modernista della moglie per l’arredamento, ma non transige sulla cele

3.cracker ostriche pudding tacchino mince pie
Fig.3 – Christmas Crackers, zuppa di ostriche, tacchino arrosto, mince pies, Christmas pudding

brazione tradizionale del Natale: “Su una cosa però [Septimus Shale] era inflessibile: il Natale doveva essere all’antica. Era un uomo dal cuore semplice cui piaceva tanto il Christmas pudding e le massime nei Christmas cracker e non poteva fare a meno di pensare che anche agli altri, in fondo, piacesse questo genere di cose. Per le festività natalizie quindi, si ritirava irremovibilmente nella sua casa di campagna nell’Essex, ordinava ai domestici di appendere rami di agrifoglio e vischio a lampade e lampadari cubisti, di riempire l’ultramoderna credenza di prelibatezze di Fortnum & Mason e di appendere calze di Natale alle raffinate testiere in noce dei letti; e addirittura, ma solo per quell’occasione, faceva sostituire i radiatori elettrici del caminetto in stile modernista con la legna e il ceppo natalizio. Poi raccoglieva attorno a sé amici e parenti e li riempiva fino alla sazietà di ottimi piatti dickensiani”. Nessun dubbio che tra questi (Fig.3 – Christmas Crackers, zuppa di ostriche, tacchino arrosto, mince pies, Christmas pudding) troneggiasse il tacchino arrosto con salsa di mirtilli e pastinache e le mince pie, deliziose tortine di pasta frolla farcite con marmellata o frutta secca.

4.pranzo natale dickens
Fig.4 – Il pranzo di Natale di Charles Dickens) ha saputo evocare nelle pagine del suo Canto di Natale (1843

È ancora il rito del Natale in puro stile britannico al quale la Sayers aggiunge, rispetto al resoconto di Agatha Christie, la citazione dei Christmas craker, pacchetti a forma di caramella che contengono piccoli doni e vengono usati come segnaposti. All’inizio della cena di Natale il padrone di casa, o Landlord, invita tutti i partecipanti a fare esplodere i cracker tirandoli alle estremità come se si dovesse spacchettare una caramella. Si avvertirà allora un rumore allegro e scoppiettante, dato da striscioline di carta, chiamate snap, che contengono un piccolo petardo. Può avere così inizio la cena della vigilia di Natale.

Siamo negli anni Venti e Trenta del Novecento, ma nel Natale all’inglese si respira ancora tutta l’atmosfera che Charles Dickens (Fig.4 – Il pranzo di Natale di Charles Dickens) ha saputo evocare nelle pagine del suo Canto di Natale (1843). Una notazione curiosa riguarda proprio il Christmas pudding, che in seguito al successo di quell’opera diventò dall’oggi al domani il principale dolce natalizio, come per noi il panettone.

La ricetta per la sua preparazione è piuttosto complessa ma non scoraggiatevi. Il suo gusto ricco e inebriante vi ricompenserà della fatica e dopo, semmai, potrete riposarvi davanti al camino leggendo i deliziosi racconti delle due regine del mistery classico.

 

 Le autrici

AGATHA CHRISTIE, pseudonimo di Agatha Miller (Torquay, 1890 – Wallingford, 1976), è la più famosa giallista al mondo e una delle più prolifiche scrittrici di ogni tempo: ha al suo attivo circa ottanta opere, tradotte in più di cento lingue e vendute in oltre due miliardi di copie. Oltre ai gialli e alle opere teatrali, ha scritto sei romanzi d’amore, un’autobiografia e un libro di viaggio. Nel 1971 ha ricevuto il più alto riconoscimento britannico, divenendo Dama dell’Impero.

DOROTHY LEIGH SAYERS (1893-1957), fu una delle prime donne inglesi a conseguire una laurea e per tutta la vita coltivò molteplici interessi intellettuali: dalla poesia alla religione, dalla filosofia alla letteratura medievale. Ancora oggi la sua traduzione della Divina Commedia di Dante è considerata fondamentale per l’accuratezza del testo e la chiarezza del commento. L’esordio nella narrativa poliziesca, alla quale si dedicò per motivi strettamente economici, avvenne nel 1923 con Whose Body? (Peter Wimsey e il cadavere sconosciuto). A questo fecero seguito altri dodici romanzi, tutti con il suo investigatore per eccellenza all’infuori di uno, e cinque raccolte di racconti.

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