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Stasera al cinema

Norimberga
“L’unico indizio su ciò che l’uomo può fare è ciò che l’uomo ha fatto” citazione del filosofo storico Robin George Collingwood, usata spesso in riferimento alla Memoria Storica e responsabilità umana, frase che conclude il film Norimberga

Data di uscita: 18 dicembre 2025

Genere: Drammatico, Storico, Thriller

Anno: 2025

Paese: USA

Durata: 148 min

Distribuzione: Eagle Pictures

Regia: James Vanderbilit

Attori: Russel Crowe, Rami Malek, Leo Woodall, John Slattery, Mark O’Brien, Richard E. Grant, Michael Shannon, Colin Hanks, Wrenn Schmidt, Lotte Verbeek, Andreas Pietschmann, Steven Paacey, Lydia Peckman, Dan Cade, Roderick Hill, Paul Antony Barber, Donald Sage Mackay, Wolfgang Cerny, Jeremy Wheeler, Tom Keune, Bill Rayner, Ralph Berkin, Alex Diehl, Gyula Mesterhazy, Dieter Riesle, Andras Korcsmaros, Carl Achleitner, Wayne Brett, Michael Sheldon

Sceneggiatura: James Vanderbilt

Fotografia: Dariusz Wolski

Montaggio: Tom Eagles

Musiche: Brian Tyler

All’indomani della Seconda guerra mondiale, mentre il mondo è ancora sconvolto dagli orrori dell’Olocausto, al tenente colonnello Douglas Kelley, psichiatra dell’esercito americano, viene affidato un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann Göring, il famigerato ex braccio destro di Hitler, e di altri alti gerarchi nazisti. Allo stesso tempo, gli Alleati – guidati dal giudice Robert H. Jackson, affrontano l’impresa titanica di istituire un tribunale internazionale, per far sì che il regime nazista risponda dei propri crimini di fronte alla storia. Nel silenzio delle celle, Kelley ingaggia un intenso duello psicologico con Göring, uomo carismatico e manipolatore. Da quello scontro emerge una domanda che ancora oggi tormenta la coscienza del mondo: stavano eseguendo ordini, erano pazzi o semplicemente malvagi? Sul palcoscenico della storia si apre così il processo di Norimberga, un evento che ha cambiato per sempre la storia e l’umanità.

Il secondo film da regista di James Vanderbilt, (il primo fu Truth: il prezzo della verità del 2015) mette sotto i riflettori il primo di una serie di processi che mette sul banco degli imputati diversi comandanti tedeschi, che ricoprirono le più alte cariche dello stato nazista. Per celebrare il processo, unico nel suo genere in quanto si andava a processare i crimini di guerra, venne scelta Norimberga, città nel nord della Baviera.

La scelta non fu casuale, proprio qui nel 1935 vennero promulgate le  “Leggi di Norimberga”, le leggi razziali naziste con le quali si privarono gli ebrei della cittadinanza tedesca, si vietarono i matrimoni misti, definendo chi era “tedesco” e chi “ebreo “su base genealogica. Fu proprio Hermann Göring a leggere il preambolo di queste leggi durante il congresso.

Il soggetto è basato sul libro di Jack El-Hai (giornalista e divulgatore scientifico, che scrive sull’Atlantic e sul Washington Post,  insegnante di scrittura creativa e vive a Minneapolis) edito da Rizzoli nel gennaio 2014 e ripubblicato da Solferino il 25 novembre 2025 a scopo promozionale per l’uscita del film sul grande schermo.

Nel 1945 lo psichiatra Douglas Kelley ( interpretato da un bravissimo Rami Malek) venne incaricato di valutare la salute mentale dei detenuti per accompagnarli al processo che si sarebbe svolto nei mesi successivi. Lo scopo primario era quello di evitarne i suicidi e di scoprire quanto più possibile, acquisendo  prove schiaccianti per ottenere una condanna esemplare di fronte agli occhi del mondo. La pena capitale prevista fu quella dell’impiccagione di fronte a una platea scelta di governanti e giornalisti.

Kelley accetta di buon grado l’incarico, potrà sottoporre ai peggiori criminale del pianeta tutti i test conosciuti all’epoca con un obiettivo ambizioso: individuare come si diventa il Male assoluto. Si tratta di una deviazione della mente che avviene a un certo punto della vita? In questo caso quali sono le condizioni necessarie per cui si palesa, quali sono le motivazioni e le spinte emozionali? O si tratta di esseri umani che di umano hanno davvero poco visto come hanno messo in campo le peggiori atrocità, convincendo le masse a seguirli, una malattia mentale che deve essere definita per poterla studiare, inquadrare dal punto di vista scientifico, e curare.

Kelley raccolse quaderni di appunti preziosi dei suoi incontri, come la falsa amnesia di Rudolph Hess, le farneticazioni di Alfred Rosenberg, anche se il vero protagonista fu senza ombra di dubbio il magnetico e narcisista  Hermann Göring (interpretato in modo maestoso da Russel Crowe), il maresciallo del Reich, ex-comandante in capo della Luftwaffe, nonché braccio destro di Adolf Hitler.

Kelley definì Göring la personalità più interessante del carcere, il film ricostruisce con particolare cura il rapporto medico-paziente tra i due, che alla fine ne travalicherà il confine, costando il ruolo allo psichiatra. Kelley pubblicò (non con poche difficoltà) il suo libro che intitolò “22 Celle di Norimberga” dedicato appunto ai suoi incontri con i detenuti e dove esprimeva a gran voce le sue convinzioni.

Le conclusioni dello specialista però non furono molto gradite, egli infatti ritenne che i nazisti non erano semplici fantocci che obbedivano meramente a degli ordini come automi programmati allo scopo, ma si trattava di persone ambiziose, aggressive, intelligenti e spietate come uomini d’affari. Il “germe nazista” che aveva sperato di trovare nella realtà non esisteva, tutti i vari i test sottoposti ai prigionieri ( come quello di Rorschach) aveva messo in luce che non vi era alla base una patologia mentale comune. Anzi, il test di Wechsler-Bellevue, somministrato al fine di determinare il quoziente intellettivo misero in luce dei risultati sorprendenti. Non si trattava di di una banda di fanatici, ma di un’élite intellettualmente superdotata, il QI medio del gruppo si attestava intorno a 128, un punteggio all’interno della fascia di eccellenza e nettamente superiore alla media della popolazione, fissata a livello 100.

“Sono certo che anche in America ci siano persone disposte a scavalcare i cadaveri di metà popolazione americana pur di ottenere il controllo dell’altra metà”, questa conclusione non lo rese molto amato in patria, e lo destinò a una fine piuttosto ingloriosa, tanto che lo portò al suicidio, come fece il suo paziente Göring. Il film ci parla di un rapporto medico-paziente che è metafora della guerra tra il bene e il male, e di come questo sappia infiltrarsi, lusingando l’essere umano con promesse di posizioni di potere e ricchezza. Il regista ci mostra come i nazisti avessero delle famiglie, moglie e figli con cui intrattenevamo rapporti veri, con sentimenti di amore e protezione, ma anche come al di fuori di questa cerchia, senza il minimo rimpianto potessero dare ordini per portare alla soluzione finale di popolazioni scomode.

Cosa ha potuto permettere il sorgere di una tale catastrofe umana? La conclusione della Prima Guerra Mondiale si concluse definitivamente con il trattato di  Versailles del 28 giugno 1919 che imponeva pesanti risarcimenti di guerra alla Germania. La neo-nata repubblica di Weimar sorta sulle ceneri dell’impero germanico non era amata da nessuno e veniva vissuta come un intollerabile umiliazione per il popolo tedesco che non riuscì a risollevare le sorti economiche di un paese allo stremo. Il terreno era quindi più che fertile per la nascita di partiti che di democratico non avevano nulla, ma che si inquadravano in ideali di rinascita di una nuova nazione forte e militarizzata, che avrebbe riconquistato i territori persi. Lo stesso Reichsmarchall lo illustra allo psichiatra durante i colloqui.

Tutti gli storici concordano sul fatto  che Göring fosse un uomo incredibilmente carismatico e magnetico; qualcuno una volta si è spinto ad affermare che fosse l’ospite ideale per una cena, e dirlo di un nazista è davvero tutto dire” sono parole del regista durante l’incontro con i giornalisti al Festival di San Sebastian dove il film è stato presentato in anteprima europea. “Avevo bisogno di un attore in grado di incarnare quel fascino e quella capacità seduttiva, e non mi è venuto in mente nessuno migliore di Russell per farlo”. E credo che abbia centrato in pieno il bersaglio. L’attore è assolutamente convincente nella parte, come anche il suo diretto rivale il giudice della Corte suprema americana Robert H. Jackson (interpretato dall’attore Michael Shannon), personalità carismatica, che credeva nell’importanza di un processo regolare e solenne.

Vanderbilt è riuscito senz’altro nell’intento che si era proposto, ovvero quello di confezionare un film che sa trasmettere serietà, ma anche emozionare, riuscendo a comunicare la gravità delle atrocità commesse durante la guerra senza però risultare un film pesante, didascalico  “come spettatore, l’ultima cosa che vorrei è sentire che un film mi sta facendo la predica.

Nella pellicola sono incluse le terribili immagini d’archivio girate nei campi di concentramento, piene di corpi mutilati e in decomposizione, che videro la luce per la prima volta durante i processi. Queste scene ributtanti devono servire da potente promemoria dell’Olocausto, e credo che quando al termine della proiezione una platea silenziosa e sgomenta lascia la sala, il messaggio sia arrivato nelle nostre menti e nei nostri cuori.

Curiosità: nel 1961 esce al cinema Vincitori e Vinti che ha affrontato il processo contro i nazisti di Norimberga. Il film della durata di tre ore diretto e prodotto da Stanley Kramer è stato candidato a 11 premi Oscar, con Maximilian Schell e Abby Mann che vinsero rispettivamente l’Oscar come Miglior Attore e Miglior sceneggiatura non originale.

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