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Stasera al cinema

Le città di pianura
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Film Regia: Francesco Sossai Anno: 2025 Genere: Commedia, Drammatico Cast: Filippo Scotti (Giulio), Sergio Romano (Carlobianchi), Pierpaolo Capovilla (Doriano), Roberto Citran, Andrea Pennacchi Durata: 98-100 minuti Produzione: Vivo Film, Rai Cinema, Maze Pictures Distribuzione: Lucky Red

Articolo di Antonio Falleti

Le città di pianura è un film  del regista Francesco Sossai .È un film on the road solo in apparenza .

L’ebbrezza che attraversa i personaggi non è tanto etilica quanto esistenziale: una sbronza di vita, di strade secondarie, di pianure che sembrano tutte uguali e invece cambiano a ogni curva, a ogni sosta improvvisata.

Il filo conduttore della trama non è – come si potrebbe credere – l’alcol che stordisce i protagonisti nel loro divagare in un  nord est abbandonato , ma l’amicizia. Un’amicizia impalpabile e resistente, che sopravvive a screzi, tradimenti, fughe all’estero e ritorni mancati. Un legame che non si spiega, ma resta.

I due protagonisti sembrano una versione moderna del Gatto e la Volpe: non più truffatori da fiaba nera, ma iniziatori. Stavolta non cercano di fregare il Pinocchio di turno – lo studente imbranato e spaesato – bensì lo accompagnano, lo spingono, lo espongono al rischio della vita vera.

La posta in gioco non sono le monete, ma il senso della vita ma la fragilità condivisa. Qui la vita è un gioco senza vincitori né perdenti, senza personaggi perfetti, solo esseri umani che tentano di bere l’ultimo bicchiere.

Il giovane studente scopre il sesso, il valore dello smarrirsi. Perdersi non è fallire, ma attraversare. Le strade diventano un alfabeto emotivo:  villette anonime, bar di provincia, sculture funerarie che- improvvisamente si fanno poetiche, fino a una tomba che pare sorridere, come se la morte stessa avesse voglia di brindare.

Il regista non cerca il manierismo, ma evita anche i sentieri più battuti della commedia agrodolce nazionale. Non imita, non strizza l’occhio: cammina.

E camminando ringrazia Dioniso più che Dio, l’ebbrezza più che la morale, il viaggio più della meta.

Un film che non insegna, ma inizia.

Unica pecca i personaggi che parlano un dialetto veneto troppo italianizzato .

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