L’arte di non scrivere… Alessandra Minervini – Scrittura autobiografica

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Rubrica a cura di Roberto Gassi.

Biglietto da visita

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Alessandra Minervini è nata a Bari, dove ora vive. Si è diplomata alla Scuola Holden nel 2005 e da allora collabora come consulente editoriale e docente nei corsi esterni. Lavora come editor freelance, occupandosi principalmente di esordienti e scouting. Sui racconti sono apparsi su riviste tra cui CollaEffeCadillac. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Overlove (LiberAria, 2016), riconosciuto come tra gli esordi più interessanti. Tiene laboratori di scrittura in tutta Italia, ma in particolare nella sua città. Nella primavera 2020 ha pubblicato Bari, una guida (Odos Edizioni). Scrive di libri e di scrittrici su riviste online e quotidiani.

Alessandra,

grazie di avere accettato il nostro invito e di averci concesso l’intervista che segue. L’intento di questa rubrica è scoraggiare chi ha un romanzo nel cassetto a tirarlo fuori per pubblicarlo, anzi, non solo consigliamo di tenerlo lì dov’è ma di chiudere a chiave il cassetto. Perché? Perché prima di pubblicare un proprio testo è importante conoscere cosa c’è dietro, i rischi nei quali si può incorrere, ma soprattutto perché quasi mai la scrittura viene associata alla parola lavoro. Ebbene sì, scrivere è un lavoro come tanti che comporta impegno, disciplina, sudore, concentrazione, passione e che coinvolge diverse figure professionali: case editrici, agenti letterari, editor, grafici, uffici stampa, blogger. Per questo quarto articolo abbiamo deciso di informare i possibili scrittori-avventori della bottega editoria sui corsi di scrittura, in particolare un corso di scrittura autobiografica.

Provieni dalla Scuola Holden, cosa ti ha dato? Cosa ti ha spinto a frequentarla?

L’ho frequentata, e finita, quasi vent’anni fa. Dunque stento a ricordare con nettezza cosa mi abbia spinto a iscrivermi, forse un istinto che muove spesso le mie scelte legate alla scrittura; c’era pure una buona dose di incoscienza. All’epoca nessuno, o pochissimi, sapevano cosa fosse e a cosa servisse frequentare una scuola di scrittura, per quanto importante, invece di un classico master post laurea. A me piaceva scrivere, e lì si scriveva. Perciò ci andai. Poi per fortuna, si leggeva  molto, e quindi posso dire che la Scuola Holden mi ha insegnato a leggere. Ha fatto bene alla mia crescita umana, prima che professionale.

Perché frequentare un corso di scrittura autobiografica?

Per conoscere e scoprire la propria storia che, nella maggior parte dei casi, non è mai la stessa che si crede di voler raccontare.

Ti cito: «Molte storie cominciano danzando…». Gli stati d’animo si mostrano non si descrivono. Ti riferisci alla regola dello show don’t tell? Ce la spieghi?

Sì, Flannery O’Connor ai suoi studenti di scrittura diceva, con una certa veemenza: mostra, non dire! Cioè se hai una storia da raccontare, non girarci intorno, mostrala scena per scena, soffermandoti molto sui dettagli. Per capirlo meglio ci sono due modi: leggere (attentamente) “Nel territorio del diavolo”, il suo saggio sulla scrittura e poi scegliere almeno un paio di racconti della scrittrice americana e impararli, quasi, a memoria.

«Solo osservando è possibile trovare risposte alla domanda: da dove vengono le (nostre) storie?». Da dove possono arrivare le idee per scrivere una storia?

Le idee arrivano, osservando. Chi scrive, guarda prima fuori per guardare dentro e poi dentro per raccontare ciò che sta fuori. Scrivere è un allenamento costante che parte prima di tutto dagli occhi. Se non sai cosa guardare, non sai cosa scrivere oppure scrivi cose banali e senza personalità.

Flannery O’Connor sostiene che scrivere costa fatica e salute («spesso cadono i capelli e i denti si guastano») e in molte occasioni sarebbe meglio farsi da parte. Ecco, come capiamo che è il caso di farsi da parte?

Onestamente, non credo che esista una persona che si sia mai veramente fatta da parte, arrendendosi al punto da appendere le storie al chiodo. Credo sia più facile che accada a una persona che lo fa di mestiere, la rinuncia alla scrittura, che a una persona che non è ancora stata pubblicata.

«Tutto ciò che si scrive accade» (L’ispirazione infinita di Gabrielle Sidonie Colette). Che significa?

In breve, per non rovinare il gusto della lettura del capitolo dedicato a Colette, vuol dire che spesso nei miei laboratori le persone raccontano ciò che è loro successo, per filo e per segno. Invece, la scrittura fa avvenire ciò che abbiamo immaginato, prima che avvenga. È un invito a osare.

Quanto la scrittura è una buona terapia? Quanto un duro lavoro?

La scrittura non è esattamente una terapia, non è una guarigione. Non è una forma di salvezza. È un modo di vivere e di stare al mondo, con le stesse difficoltà e gioie che riserva la vita. Bisogna rispettarla e dedicarle la maggior parte delle proprie energie.

Perché scrivere genera una distanza e contemporaneamente una vicinanza con se stessi?

Una volta che si scopre qual è la storia che ci appartiene non vediamo l’ora di raccontarla e proprio mentre lo facciamo non è più nostra.

La descrizione perfetta: di un personaggio o di un panorama o di un oggetto. Quali regole occorre seguire?

Leggere leggere leggere libri che possano ispirarci.

 Leggendo il tuo libro (o guida alla scrittura autobiografica): “Una storia tutta per sé”, ho trovato molto pragmatismo, esercizi pratici, “brevi e continuati”, “fondamentali”, “veloci”, “feroci”. Ce ne consigli uno?

Vi consiglio la minzione narrativa, scrivere senza pensare necessariamente a una forma ma prima di tutto buttare giù, in un flusso spontaneo, cosa raccontare.

Pensando a questa rubrica sono stato folgorato dal titolo del Capitolo 16: «Quando cominciare a (non) scrivere». Quando cominciare a non scrivere?

Ogni momento è buono per non scrivere, se non si ha niente da dire o se ciò che si ha da dire non è stimolante per chi scrive.

Che significa scrivere con gli occhi?

Come dicevo prima, significa imparare a osservare con lo sguardo, attraverso la memoria e la fantasia, e poi mettersi a scrivere.

Essendo anche una scrittrice, qual è la tua regola d’oro da non dimenticare quando si scrive?

Amare il gesto della scrittura, essere serena nel compierlo.

Invitaci a frequentare la tua Casa di scrittura: “Il luogo dove nascono le storie”.

Intanto, spero che dopo la lettura di “Una storia tutta per sé”, un po’ di curiosità si sia alimentata. Poi, a parte i canali social istituzionali, compresa la newsletter a cui consiglio di iscriversi sul mio sito, vi lancio una proposta. Andate a riprendere il file che avete abbandonato, il famoso manoscritto nel cassetto, e poi, se vi piace ancora, scrivetemi una mail e ditemi: perché lo avete abbandonato e perché ora lo vorreste riprendere?

Quando qualcuno mi comunica che ha deciso di pubblicare il proprio romanzo e mi chiede un parere, consiglio il Maalox. Hai consigli migliori?

Sì, mandarlo in lettura a professionisti, ed essere disposti a distruggere pur di costruire.

Il colpo di grazia

Utilizza un’unica frase per scoraggiare definitivamente chi ha deciso di pubblicare. Un montante che metta Knockout chi ha deciso di tirar fuori il romanzo nel cassetto.

«Non c’è un’idea dentro la tua storia».

Quindi, se avete proprio deciso di tirar fuori il romanzo nel cassetto, ascoltate il consiglio di Alessandra : «Mandate il vostro romanzo nel cassetto in lettura a professionisti, e siate disposti a distruggere pur di ricostruire».

Ringrazio Alessandra Minervini per la disponibilità, la professionalità, per avere giocato con noi.

Grazie a chi leggerà…

Come contattare Alessandra

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La mia casa di scrittura

via G. Murat, 51/A Bari

www.casadiscrittura.it

info@alessandraminervini.info

www.alessandraminervini.info 

@alessandraminervini

Corso online on demand 

Corso online in streaming bimestrale  

Corso dal vivo a Milano

https://materiatalk.it/collections/libri/products/una-storia-tutta-per-se

Pubblicazioni di Alessandra e link utili

Les Flaneurs Edizioni

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ODOS Libreria Turistica Editrice

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Overlove Liberaria

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