La caratteristica del male – Roberto Graniglia

Facebook
Twitter
Pinterest
WhatsApp

Questa nuova rubrica guarderà al mondo della autopubblicazione nel campo dei libri. Non verrà previlegiato un genere piuttosto che un altro ma ovviamente si avrà un occhio di riguardo per il giallo, il noir e tutte le loro sfumature. Sarà per forza di cose una visione molto parziale del mondo variegatissimo degli autori che si auto pubblicano. Io sono un grande estimatore e fruitore di romanzi self publishing ed in base alla mia esperienza (ed ahimé ai miei gusti) presenterò quelli che in un dato momento e per un particolare motivo meritano di essere analizzati. E’ una visione parziale certo ma è un modo a mio parere più che valido per far conoscere ai lettori anche questo genere di scrittori che cercano di emergere senza avvalersi dell’appoggio di una casa editrice. Tra di loro si “annidano” davvero ottimi scrittori, che meritano di essere conosciuti e promossi. Nella prima parte della rubrica darò tre ottimi motivi per leggere il romanzo preso in esame, argomentandoli brevemente. Nella seconda ci sarà una rapida intervista all’autore che parlerà del suo ultimo romanzo pubblicato e della sua produzione in generale. Per il terzo appuntamento di Spazio self publishing ho il piacere di illustrare le opere di un autore, Roberto Graniglia, che quando lo lessi per la prima volta (Il cuore di Marta) mi aprii un mondo. Basta dire che le mie attuali scelte di lettura dipendono in buona parte da quel romanzo. Il libro che voglio consigliare oggi però si intitola La caratteristica del male ed è l’ultimo da lui pubblicato.

Tre motivi per leggerlo:

Questo romanzo va a completare una ideale trilogia iniziata con il romanzo Il lungo Semhain e proseguita con L’oscuro incantatore. Deve essere assolutamente letto per conoscere finalmente il destino che l’autore a riservato al capitano Crane, a Frank, al tenente Dillinger ed a Malanthan.

Percepire, leggendo La caratteristica del male, cosa vuol dire scrivere un “buon” romanzo. Al di là della trama e della storia in sé il romanzo è scritto proprio bene. La cura e l’attenzione ai dettagli e un editing scrupoloso fanno si che anche la lettura scorra rapida e piacevole. Non venendo distratti da nulla e potendosi immergere completamente nella vicenda raccontata.

Come nelle migliori tradizioni dell’autore, rispettate in pieno anche in questo romanzo, le pagine finali, di per sé adrenaliniche e piene di suspence, non chiudono nulla in maniera definitiva. Tutto o quasi rimane in discussione trasmettendo un senso di inquietudine, con la voglia di sapere quanto prima come finiranno le questioni sospese. Il finale poi non è certo rassicurante ma qui mi fermo, ho già detto troppo.

immagine roberto graniglia

Intervista a Roberto Graniglia

Ciao Roberto come stai? Bentrovato innanzitutto. Anche con te vale lo stesso discorso fatto con Elena Carletti, avevo perso le speranze di leggere un tuo nuovo romanzo. Era passato qualche anno dalla seconda parte della trilogia (L’oscuro incantatore è del 2019) ed oramai temevo che il terzo e conclusivo volume non sarebbe mai uscito. Invece hai fatto una piacevolissima sorpresa ai tuoi lettori. Certo tu stavi alacremente lavorando nell’ombra per riuscire a pubblicarlo ma noi non lo potevamo sapere. Ci racconti la travagliata uscita di questo romanzo.

Ciao Gino! Ti ringrazio dell’invito e sono contento di sapere che aspettavi il mio ritorno. È un piacere risentirti e sono felice di rispondere alle tue domande. Be’, il percorso di pubblicazione dell’ultimo romanzo è stato abbastanza travagliato e il periodo di Covid non ha certo aiutato.

La caratteristica del male, come hai giustamente detto, è il seguito de L’oscuro incantatore e chiude una trilogia che parte da lontano, dal mio primo romanzo: Il lungo Samhain.

Il racconto era già praticamente pronto alla fine del 2020, ma non l’ho messo subito su Amazon anche perché, da illustre sconosciuto, avevo bisogno delle presentazioni nelle librerie per essere più visibile e per raggiungere un pubblico più vasto, ma nel periodo della pandemia le presentazioni dal vivo erano tutte bloccate, quindi nel frattempo ho deciso di rileggerlo, modificarlo, scombinarlo, rieditarlo e migliorarlo in alcuni punti. Ne ho approfittato anche per farlo partecipare a diversi concorsi letterari importanti (e quindi nel frattempo non avrei potuto pubblicarlo, pena l’esclusione dal concorso) e per inviarlo ad alcune case editrici. Mi hanno risposto in pochi, ma qualcuno ha risposto positivamente.

Ti confesso che con questo romanzo sono arrivato vicino alla pubblicazione con due grossi nomi dell’editoria, ma poi, non so bene perché (o meglio, credo di saperlo, ma spero che non sia davvero così), dopo una mia lunga fase di editing (richiesta da loro) sono scomparsi… Hanno semplicemente smesso di rispondere alle mail. Comunicazioni interrotte. Dileguati. Addio.

Evidentemente nel frattempo le loro scelte editoriali devono essere cambiate. Mettiamola così. Forse non hanno sciolto del tutto i dubbi che avevano fin dall’inizio sull’ambientazione americana. Dicevano che un esordiente italiano (Sono ancora esordiente? Davvero?) che racconta di un’indagine in America avrebbe potuto far storcere il naso al pubblico; peccato che essendo la chiusura di una trilogia che partiva da New York (Il lungo Samhain è ambientato lì, durante una festa di Halloween) non avrei certo potuto ambientare La caratteristica del male a Firenze o a Roma…

Puoi immaginare come ci sia rimasto, dopo tutto il tempo che avevo impiegato nell’editing e nella modifica di alcuni capitoli. Allora ho deciso di non buttare via tutto il lavoro fatto e di pubblicarlo comunque su Amazon, come avevo fatto con gli altri romanzi.

Era troppo tempo che non pubblicavo e non volevo più aspettare. Lo dovevo ai miei personaggi (che erano intrappolati lì dentro da due anni) e lo dovevo anche ai miei lettori che reclamavano una mia nuova storia. Ti sembrerà strano, ma periodicamente qualcuno mi contattava sui social per chiedermi che fine avessi fatto e per avere novità sui miei progetti e questa cosa mi ha fatto estremo piacere e mi ha spinto ad andare avanti con la scrittura.

 

Anche questo romanzo quindi è stato pubblicato in proprio. Certo per te vederlo preso in carico da una casa editrice sarebbe stata una grande soddisfazione, sarebbe stato il chiaro riconoscimento del buon lavoro svolto fino a quel momento. Ma non credo che in questo caso (come nei romanzi precedenti d’altronde) tu ti possa rimproverare nulla. Ho ripetuto a più riprese come questo romanzo, al di là di tutto, appaia solido, ben costruito, curato e attento nella scrittura e nell’editing.  Tu come giudichi il risultato di tanta fatica?

Ti ringrazio per i complimenti. Dietro c’è tanto lavoro (mi fa piacere che tu l’abbia notato) visto che faccio praticamente tutto da solo. La cosa più complessa, a parte l’editing, è stata quella di far combaciare tutti i pezzi del puzzle che si trovavano sparsi anche nei precedenti romanzi.

Come ho già scritto – e come si può immaginare – mi avrebbe fatto piacere pubblicare con una grande casa editrice perché finalmente, dopo 9 romanzi e 13 anni di pubblicazioni, avrei potuto davvero vedere la risposta del grande pubblico di fronte a un libro presente sugli scaffali delle librerie. Amazon è una piattaforma che per gli autori ha tanti pregi, ma ha il difetto di non renderti “visibile” e reperibile in una libreria o tra gli scaffali di un grande supermercato, dove hai davvero la possibilità di vendere tanto e di essere quotidianamente alla portata di tutti. Da autore posso dirti che questo è il romanzo più lungo e quello per il quale ho speso più tempo. Complessivamente sono contento del risultato, ma soprattutto sono soddisfatto di aver portato a compimento un lungo lavoro che avevo iniziato nel 2010 con il primo romanzo e che mi ha portato via tante energie, ma mi ha anche dato tante soddisfazioni. Spero che anche i lettori notino e apprezzino il lavoro che c’è dietro e soprattutto spero che si appassionino alle vicende dei personaggi della mia ultima storia.

 

Iniziamo a parlare più nel dettaglio del romanzo. A che punto eravamo rimasti? Ci racconti a che punto eravamo quando è terminato L’oscuro incantatore e la trama di La caratteristica del male?

L’oscuro incantatore riprendeva la storia di Frank Williams, ormai diventato un professore universitario, che ha avuto un’adolescenza molto complessa (e raccontata nel Lungo Samhain), dalla quale tenta di scappare, trasferendosi con la sua compagna in Vermont, in una città chiamata Antonsville.

Joe Malanthan (il killer che ha tentato di uccidere Frank durante la notte di Halloween di tanti anni prima) lo segue fino in Vermont per terminare finalmente il suo folle piano ed è il leader occulto della setta coinvolta negli avvenimenti che iniziano a sconvolgere la piccola città; il capitano Crane – che conosce il modus operandi dell’assassino – andrà fin lì per dare una mano agli agenti di Antonsville, ma Joe pare essere inafferrabile e ha la capacità di scomparire nel nulla un attimo prima di essere acciuffato, lasciando terra bruciata dietro di sé. Non posso aggiungere altro per non svelare troppi particolari.

Da questi presupposti partono le vicende dell’ultimo libro, La caratteristica del male.

Anche qui ritroveremo il capitano Crane (che intanto si è preso una pausa dalla polizia ed è caduto in una profonda depressione), il fedele tenente Dillinger (che chiederà aiuto a suo fratello Luke e a Crane per risolvere il caso fin troppo ingarbugliato che sta seguendo) e il nostro “caro” Joe Malanthan, che non ha nessuna voglia di mollare l’osso, che tornerà a minacciare Frank Williams e sua figlia Vera e che ha ancora tutta l’intenzione di portare avanti i suoi folli e raccapriccianti progetti.

 

È un romanzo che non fa sconti. Non tutto va per il verso giusto anzi anche questa volta ci saranno momenti molto drammatici e impensabili all’inizio del romanzo. Dei fulmini improvvisi a ciel sereno che faranno perdere un battito. Ami spiazzare il lettore. Lo continuerai a fare? La caratteristica del male chiude idealmente la trilogia dell’oscuro incantatore. Ritroveremo ancora il capitano Crane e il tenente Dillinger o ci sono altri personaggi che chiedono di entrare in scena?

Sì, credo sia un romanzo bello tosto, con diversi momenti drammatici e scoperte inquietanti che svelano il vero volto di alcuni personaggi che comparivano nei precedenti romanzi.

Hai detto bene: mi piace spiazzare il lettore. Forse perché amo essere spiazzato, quando sono io a leggere un romanzo.

Non mi piacciono le storie lineari, senza imprevisti. Mi piace scombinare le carte in tavola e far credere qualcosa che poi alla fine si rileva completamente diversa da ciò che si pensava. Non amo i racconti o i film in cui tutto va magicamente al suo posto. Nei miei racconti c’è sempre una variabile che sfugge. Ecco, è di quella variabile che spesso i miei lettori si ricordano ed è grazie a questa che si appassionano al racconto.

Forse ritroveremo ancora Crane e Dillinger, ma ci sono altri personaggi che spingono per entrare in scena. Durante le presentazioni dico spesso che altri mostri graffiano sulla porta del mio scantinato, chiedendomi di raccontare le loro storie macabre e so che prima o poi troveranno il modo di uscire da lì sotto…Quello che è sicuro è che il male ritornerà: quello ritorna sempre.

 

Hai scritto tanti romanzi ed anche pregevoli racconti. Dei romanzi mi fa piacere citare (oltre al già richiamato Il cuore di Marta) Il pupazzo di Dylan con le sue atmosfere Chinghiane (neologismo?) o La casa diroccata e fra le raccolte di racconti Cinque passi nell’incubo. Ma sullo sfondo di tutto è sempre rimasto Malanthan, l’oscuro incantatore, il creatore della setta che con i suoi adepti ricopre di terrore intere cittadine. Corruzione, degrado morale, avidità, sadismo, ossessione, l’impossibilità di liberarsi dal male. Ci sarà sempre qualcuno disposto a prenderne l’eredità. C’è tutto in questa trilogia pubblicata in un lasso di tempo piuttosto lungo che racchiude fino ad ora tutte le tue opere. Cosa rappresenta per te Malanthan? Che riflessioni ci deve portare a fare?

Ti ringrazio per aver ricordato anche i miei precedenti romanzi. So che hai amato tantissimo Il cuore di Marta e devo dirti che anch’io ci sono molto affezionato. È con Il cuore di Marta e La casa diroccata che sono diventato “famoso”, perché è con quei due racconti che sono rimasto primo in classifica per diverso tempo tra i romanzi thriller-horror in Amazon Prime Reading. E poi da quei due racconti il pubblico si è avvicinato anche agli altri, spesso andando a ritroso nel tempo.

A Frank Williams, Joe Malanthan e Robert Crane sono chiaramente molto legato perché è grazie a loro se ho iniziato a scrivere Il lungo Samhain e da lì è partito il mio lungo e tortuoso viaggio nel mondo del thriller, del mistero e dell’horror.

Devi sapere che dopo Il lungo Samhain per anni diverse persone mi hanno contattato per chiedermi di scriverne un seguito perché nel suo piccolo – e nonostante fosse un breve racconto d’esordio – la storia di Frank era piaciuta tanto e volevano conoscere qualcosa di più su Joe Malanthan, che nel primo romanzo restava quasi nascosto, in disparte. È così che nel 2019 è nato L’oscuro incantatore ed è per questo che ho sentito anche la necessità di chiudere questa trilogia con La caratteristica del male. Dovevo in qualche modo presentare meglio il vecchio Joe: voleva anche lui un posto di rilievo e finalmente l’ha avuto.

Se mi chiedi chi è davvero Malanthan e cosa rappresenta per me, la risposta è semplice: Malanthan è il male che c’è in tutti noi. In tutti, nessuno escluso.

Qualcuno riesce a resistere ai propri istinti primordiali, a tenerli sopiti e nascosti, mentre altri ne vengono sopraffatti. Quando vince il male, ecco che arriva Joe. Lo dichiara apertamente lui stesso nell’ultimo libro. Malanthan è la morte, è una specie di pestilenza che dilaga, è il degrado morale, è l’aberrazione mentale e la cosa ancora più brutta è che, come sa bene anche il capitano Crane, di pazzi come Malanthan è pieno il mondo! Basta accendere la TV per rendersene conto. E purtroppo il male ha una caratteristica molto fastidiosa: genera sempre altro male, passando di persona in persona. Non c’è speranza. Se cresci con cattivi esempi, non potrai che fare peggio di quello che hai visto. Se vivi esperienze traumatiche, queste saranno per sempre parte di te e la cosa tremenda è che non sai mai come o quando verranno a presentarti il conto, né tantomeno sai cosa sarai capace di fare e come ti lasceranno quando il male che è in te prenderà il sopravvento.

 

Abbiamo detto molto sui tuoi libri e su La caratteristica del male. Ci sarebbe ancora molto da aggiungere, lascio a te questa facoltà. Siamo al termine della nostra breve chiacchierata. Aggiungi tu qualche particolare, qualche cosa che non abbiamo detto ma che ritieni importante far sapere ai lettori.

Be’, per me da autore è difficile parlare dei miei romanzi, preferirei far parlare i commenti dei miei lettori. In questi anni ne ho ricevuti tanti e spesso sono anche troppo lusinghieri.

Certamente posso dirti che ognuna delle mie storie mi ha lasciato qualcosa, che dopo la loro stesura mi sono ritrovato diverso e in ognuna ho riversato e tentato di esorcizzare le mie stesse paure; in ogni storia ho messo qualcosa di mio, qualcosa di segreto, qualcosa che mi appartiene.

In questi anni ho avuto tante soddisfazioni grazie a quello che scrivo, nonostante nessuna “grande” casa editrice si sia mai interessata a un mio romanzo. Come ho detto, ci sono andato vicino, ma poi è sfumato tutto e per questo, spesso, mi sono abbattuto.

Nel bilancio complessivo comunque non posso che ricordare tante cose belle: sono arrivato in finale in diversi concorsi letterari, con il mio libro d’esordio sono riuscito a scrivere un treatment cinematografico (depositato presso la SIAE) con il mitico Giovanni Lombardo Radice (uomo generoso e cordiale, che in una delle nostre chiacchierate dal vivo mi disse che avevo talento e che sarebbe stato un peccato sprecarlo, smettendo di scrivere), durante le presentazioni dei miei libri ho conosciuto tanta gente fantastica, ma soprattutto ho ricevuto l’affetto di molti lettori sconosciuti che mi hanno spinto ad andare avanti, anche quando il tempo (sempre troppo poco) e la sorte sembravano essere contro di me. Tra questi lettori ci sei anche tu, Gino, e ti ringrazio per le belle parole che hai sempre speso nei miei confronti.

Scrivendo possono esserci dei periodi in cui non trovi l’ispirazione o in cui vorresti mollare tutto, magari perché non hai tempo o perché ti accorgi che le case editrici non ti considerano, mentre noti che sempre più spesso pubblicano (e pubblicizzano) romanzi che mi lasciano abbastanza perplesso, ma poi la passione riprende il sopravvento e ti ritrovi proiettato in una nuova storia che vuoi fare conoscere a tutti e che senti di dover scrivere a ogni costo.

Insomma, il riassunto è che, nonostante le diverse delusioni e nonostante io resti sempre un eterno emergente semi-sconosciuto, in questi anni mi sono preso anche tante soddisfazioni e spero di tornare al più presto a parlare dei miei mostri con un nuovo racconto, perché il mio scantinato si sta riempiendo di personaggi malefici e loro reclamano sempre più spesso la mia attenzione.

 

Ti ringrazio per la disponibilità, a presto.

Grazie a te per la fiducia che hai sempre mostrato nei miei confronti e per la bella intervista. A presto!

Dalla stessa Rubrica...
gcampaner
Domenica Lupia – Lacryma

Questa nuova rubrica guarderà al mondo della autopubblicazione nel campo dei libri. Non verrà previlegiato un genere piuttosto che un altro ma ovviamente si avrà

Leggi Tutto »

Lascia un commento