Il “Gorilla” e il Socio, vite (troppo) parallele

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Sandrone Dazieri giunge a Milano dalla provincia. Svolge numerosi e disparati mestieri, partecipa alle attività dei centri sociali, in particolare del Leoncavallo, guadagnandoci problemi e denunce ma anche una solida coscienza del vincolo di solidarietà fra militanti di una causa difficile. Poi giornalista free-lance, e infine scrittore di successo.

Sandrone Dazieri (Cremona) ha lavorato in agenzie di investigazione, dopo l’esperienza leoncavallina, con una specializzazione del tutto particolare: dar la caccia ai maniaci. Quando rischia di rimetterci la vita, per mano di un omicida paranoico, decide di cambiare mestiere, non senza provare una certa pena per il destino del suo (per poco) mancato assassino. Un personaggio controverso, a dir poco, questo Sandrone Dazieri che si ricicla come buttafuori prima e body-guard poi (da cui il soprannome di “Gorilla”) per finire come riluttante ma efficiente investigatore privato.

Quanti Sandrone Dazieri esistono? A prima vista, solo due. Cioè l’autore e il personaggio: poco male, non mancano i casi di immedesimazione quasi totale fra le due realtà, e in genere il meccanismo funziona. Qui però il rapporto è ancora più complicato dal terzo incomodo: il Socio.

Chi è il Socio? Sandrone (il personaggio, non lo scrittore), non ancora one, perché ha appena cinque-sei anni, scopre di avere un imbarazzante segreto, di cui scopre la realtà poco a poco: condivide il proprio corpo con un coinquilino. Detta così sembra una banale forma di schizofrenia o dissociazione psichica, ma è qualcosa di diverso: in pratica, coesistono due cervelli nella stessa testa, con caratteri anche piuttosto diversi, e l’uno assume il controllo del resto del corpo quando l’altro s’addormenta. Ingegnoso, vero? Dapprima, la madre di Sandro (sempre il personaggio) si preoccupa, e ci mancherebbe altro, per questo apparente sdoppiamento di personalità, ma la sua, tutto sommato giustificata, diffidenza verso l’ambiente medico (lei, che è infermiera, ha perso il marito perché al posto di un tumore è stata diagnosticata un’ulcera!) la spinge a rifiutare cure e terapie dall’esito incerto. Preferisce crescere a modo suo quello strano figliolo, o per meglio dire i suoi gemelli, cercando di limitare gli inevitabili disagi e le comprensibili difficoltà.

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Che non sono poche: come fa un corpo a non dormire mai? Mistero: un enigma medico che avrebbe incuriosito ed eccitato neurologi, strizzacervelli e dottori in genere, ma che è destinato a rimanere tale, e forse è meglio così. Perché il “gorilla” è il protagonista di romanzi gialli, e quello che conta alla fine è il fascino e la credibilità del personaggio, cui ha contribuito anche una godibilissima riduzione cinematografica, liberamente tratta da La cura del gorilla e prodotta con lo stesso titolo, con un Claudio Bisio straordinariamente in parte.

Comunque la coppia Sandrone (personaggio)-Socio ha uno scheletro nell’armadio niente male, quanto basta per sconcertare, nel migliore dei casi, o spaventare, come capita a qualche ragazza quando scopre di stare con Sandrone ma fare l’amore con il Socio, o viceversa, a seconda di quale parte del cervello stia facendo la pennichella in quel momento. Peggio ancora, può capitare che un vecchio ex-amico, molto ricco, abbastanza cinico e abbondantemente malato scovi chissà dove e come (e anche qui poco importa, si sa che è tutto più facile per chi ha tanti soldi) una cartella clinica che può rivelarsi molto imbarazzante per Socio e Sandrone, che sono (anzi, è) costretto ad assumere un incarico di cui farebbe volentieri a meno.

A questo punto Sandrone (lo scrittore, non il personaggio) ha capito di avere creato un detective davvero fuori dal comune e sforna quattro storie belle, avvincenti, tese e ritmate come un concerto “alternativo” al Leonka: Attenti al gorilla, La cura del gorilla, Gorilla blues, Il karma del gorilla. D’altra parte, come lo stesso Dazieri ha ammesso in un’intervista, gli interessava dimostrare come una singolare patologia dai contorni oscuri e inquietanti potesse affliggere anche un personaggio “buono” (sperando che l’autore ci passi un termine così convenzionale da non potergli risultare che sgradevole), anche troppo perché la patina di disincanto e cinismo che il gorilla si è spalmato addosso ha la consistenza di una crosta di pane e si sfarina davanti alla prima causa, a patto che sia, almeno in teoria, persa.

Come funziona, dal punto di vista investigativo, la strana coppia Sandrone (personaggio)-Socio? A meraviglia: il primo è quello che si sbatte, fa il lavoro sporco, in genere accetta suo malgrado un lavoro che finirà fatalmente per coinvolgerlo in qualche delitto, si assume l’onere di dimostrare l’innocenza di qualcuno che ha il physique du rôle (magari perché è un mezzo emarginato o un punkabbestia o semplicemente uno che sembra sospetto alla polizia) e spesso prende le botte; il secondo è la mente, verrebbe da dire se non rischiasse di sembrare una battuta politically uncorrect, quello che ci mette l’intuizione investigativa, la cura del dettaglio, lo spunto decisivo per dare una svolta alle indagini. Le due personalità comunicano attraverso rapporti scritti seminati qua e là, magari nelle tasche di un impermeabile, fissati con una calamita alla porta del frigorifero o scarabocchiati su un post-it appiccicato allo specchio. Comunque la naturale (si fa per dire) divisione dei ruoli è accettata da entrambi, tanto che spesso Sandrone s’addormenta a comando, o quasi (qualche volta impasticcandosi rischiosamente, come in Attenti al gorilla), per lasciare spazio al Socio, quando proprio non sa che fare. In realtà, lo sa benissimo, cede il passo a chi darà una svolta alle indagini.

Una coppia imbattibile, quella composta da Sandrone (il personaggio) e dal Socio, che scopre gli altarini di una borghesia milanese troppo corrotta e immorale per essere falsa, si precipita ad aiutare strani tipi di preti di periferia alle prese con emarginati di ogni genere, beve un po’ troppo e male (se no, che piacere è), girovaga fra una fauna alternativa con cui finisce immancabilmente per comprendersi, risolve casi talmente complicati da apparire, dopo la soluzione, quasi elementari. Una coppia imbattibile, soprattutto perché l’ha creata Sandrone Dazieri (l’autore).

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