RUFUS KING

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Molto attivo dalla fine degli anni ’20 all’inizio degli anni ’60, ma oggi (immeritatamente) un po’ dimenticato, Rufus King nacque a New York il 3 gennaio 1893 e morì a Hollywood in Florida (non California) il 13 febbraio 1966. Autore dalla vita privata piuttosto ritirata, non dà molte notizie di sé al ricercatore contemporaneo: si sa che visse da single fra New York e una fattoria alla frontiera canadese, pur odiando la neve e il freddo, tanto da comprarsi da adulto un’abitazione nella più calda Miami (città in cui ambientò alcune delle sue storie in Giallo). Sappiamo inoltre che frequentò il liceo e l’università di Yale, laureandosi nel 1916; che prestò servizio militare nella cavalleria degli Stati Uniti ai confini col Messico; che partecipò alla Grande Guerra combattendo in artiglieria sul fronte francese e guadagnandosi una medaglia al valor militare; che dopo la guerra lavorò come radiotelegrafista nella marina mercantile, viaggiando a lungo nell’America del Sud.

Dato, quest’ultimo, non irrilevante per una valutazione della narrativa di King, definito da alcuni critici, non del tutto impropriamente, come uno “scrittore del mare”, con qualche somiglianza coi più celebri Conrad o Melville, in quanto “nei suoi romanzi si avverte la consapevolezza un po’ amara che esiste sempre un’ossessione alla base di ogni crimine. E il mare, spazio infinito e chiuso al tempo stesso, può essere un luogo privilegiato per la manifestazione di un delitto, allo stesso modo come alla fine può servire altrettanto bene come luogo di cancellamento” (Di Vanni.Fossati).

Pubblicato in Italia tra gli anni Trenta e Cinquanta soprattutto da Mondadori, e da pochissimi altri editori (Martello ne “I Gialli del Veliero”; Italedit di Cremona; Casini ne “I Gialli del Secolo”), e quasi dimenticato in seguito, King ebbe un rapporto non facile con la nostra editoria, come si ricava dal carteggio di Mario Benzing, noto traduttore dell’epoca, con la casa editrice Bemporad, cui propose King con lettera del 9 maggio 1933:

“Mi permetto d’informarvi che ho ottenuto l’esclusività per la traduzione delle opere di Rufus King, giovane scrittore americano veramente eccezionale. Non soltanto incuriosisce, come Wallace e Van Dine, ma anche interessa: i suoi personaggi sono vivi, studiati, e i suoi casi anche psicologici, profondamente umani. Tutti casi circoscritti, a campo chiuso: uno yacht, una famiglia, una casa; e sono i casi più efficaci del genere, e insieme anche i più difficile a congegnare con rispetto al buon senso, e a sostenere per trecento pagine. Si svolgono negli ambienti dell’aristocrazia americana, che il King conosce a fondo; e li risolve il detective Valcour, della polizia di New York, uno specialista di quegli ambienti, che sa cercare indizi anche nei meandri delle anime…”

Nonostante altri tentativi e argomentazioni,  Benzing non riuscì nel suo intento, e King uscì allora per Mondadori con la serie del tenente Valcour. Figlio d’Henri Jules de Valcour, poliziotto francese emigrato in Canada, da cui ha imparato la la maggior parte delle tecniche poliziesche tra cui quella, “tipicamente francese”, di giocare sulle reazioni emotive delle persone sospettate di reati, Valcour risulta protagonista di ben undici romanzi apparsi nel decennio 1929-1939 e tutti reperibili (qualcuno però a fatica) in italiano:

1) Murder by the Clock (1929): Notte d’orgasmo, Classici del Giallo Mondadori [CGM] n. 296, 1978; Il corpo nell’armadio, Polillo, I Bassotti n. 47, 2007;

2) A Woman is Dead (titolo alternativo Somewhere in this House, 1929): Il segreto di Vera Sturm, Capolavori del Giallo Mondadori [CapGM] n. 6, 1955;

3) Murder by Latitude (1931): Il dramma del Florida, I Libri Gialli Mondadori [LGM] n. 131, 1936; poi CGM n. 1297, 2012;

4) Murder in the Willett Family (1931): Delitto in casa Willett, Il Giallo Mondadori [GM] n. 1354, 1975;

5) Murder on the Yacht (1932): Crociera tragica, I Gialli economici Mondadori n. 81, 1936; poi CGM n. 899, 2001;

6) Valcour Meets Murder (1932): L’agguato, LGM n. 164, 1937; poi CGM, n. 190, 1974;

7) The Lesser Antilles Case (1934): La prova in fondo al mare, LGM n. 177, 1937; poi CapGM n. 51, 1956; infine CGM n. 1370, 2015;

8) Profile of a Murder (1935): Profilo di un delitto, GM n. 2242, 1992;

9) The Case of the Costant God (1936): Il colpevole, LGM n. 201, 1938;

10) Crime of Violence (1937): Il diamante perduto, CapGM n. 18, 1955;

11) Murder Masks Miami (1939): Le tre parrucche, GM n. 54, 1948; poi CGM n. 463, 1984.

Non mancano altre opere di King senza Valcour edite in Italia:

Holiday Homicide (1941): Omicidio a Capodanno, GM n. 88, 1950; poi CGM n. 754,

Design in Evil (1942): Il fantasma e Miriam Lake, GM n. 62, 1949;

The Deadly Dove (1945): Il colombo della morte, Ed. Martello, “I Gialli del Veliero” n. 6, 1950; poi La trappola di Apollo, GM n. 1910, 1985;

Museum Piece N. 13 (1946): Camera chiusa n. 13, Serie Gialla Garzanti n. 73, 1956: poi CGM n. 313, 1979.

Così come risultano altri gialli, sempre senza Valcour ma tuttora inediti da noi, che sottoponiamo all’attenzione di studiosi o editori interessati:

Murder De Luxe (o Mystery De Luxe, 1927); Diagnosis Murder (1942); A Variety of Weapons (1943); The Case of the Dowager’s  Etchings (1943); Lethal Lady (1947); The Case of the Redoubled Cross (1949); Duenna to a Murder (1951); Malice in Wonderland (1958); The Steps to Murder (1960); The Faces of Danger (1964).

 In particolare, Diagnosis consta di un’antologia di racconti il cui personaggio principale è un medico, Colin Starr, che sospetta che numerose morti naturali avvenute nella tranquilla cittadina di Lamell Falls, nell’Ohio, sano in realtà dei delitti. Mentre i tre volumi Malice in Wonderland, The Steps to Murder, The Faces of Danger raccolgono altri racconti, scritti in origine per la celebre Rivista di Ellery Queen, ambientati nella città di Halcyon sulla Costa d’Oro della Florida, paradiso dei miliardari, con protagonista il criminologo Stuff Driscoll.

Normalmente King viene incluso tra i seguaci di Van Dine, come Ellery Queen, Anthony Abbot, Daly King (su cui si veda, in questi nostri Maestri del Giallo, il ritratto del 04/10/2021), il primissimo Rex Stout, John Strange, Rufus Gillmore o Clyde Clason, ma secondo Pietro De Palma (Un born writer: Rufus King, Blog del Giallo Mondadori, 26/05/2010) “questa è una forzatura: innanzitutto perché il suo primo detective, Reginald De Puyster, ricercatissimo e ricchissimo dandy, pur essendo molto simile al Philo Vance di Van Dine, ebbe vita letteraria breve” (anche se la caratterizzazione di personaggi molto ricercati, esteti, venne spostata da King su figure secondarie, tra cui Dumarque ne Il dramma del Florida, Roy ne La prova in fondo al mare e altri ancora, che hanno indotto il critico americano Mike Grost a parlare di una caratterizzazione basata su personaggi gay). De Puyster infatti, al debutto in Mystery De Luxe del 1927, fu abbandonato presto per Valcour, ma fece in tempo a stabilire un primato, quello dell’investigatore di carta più ricco del mondo, avendo ricevuto in eredità più di venti milioni di dollari dell’epoca… “E in secondo luogo – continua De Palma – a differenza dei detectives tipicamente vandiniani (Ellery Queen, Philo Vance, Tatcher Colt, Michael Lord), il suo personaggio principale, il tenente Valcour, non è molto interessato all’indagine vera e propria”, dimostrandosi invece indagatore molto più umano e molto meno superuomo.

Primo romanzo della serie con Valcour (nel 1928 sotto forma di magazine e poi in volume – s’è detto – l’anno successivo), Murder by the Clock definisce già “alcuni caratteri identificativi di parecchi romanzi di King: un inizio spettacolare, e la detection classica che poi mano a mano tende a sconfinare nel thrilling” (De Palma). E ancora Mike Grost ritiene che il plot del cappello qui fondamentale sia stato ripreso in The Roman Hat Mystery, primo romanzo della coppia di cugini Dannay&Lee, la cui scelta del marchio di fabbrica Ellery Queen sarebbe stata ulteriormente influenzata dal successo del nostro King (=Re; Queen=Regina).

Più in generale, però, va detto che i gialli di King risultano caratterizzati da un senso di inquietudine e di sospensione psicologica fin dalle pagine iniziali che precedono il manifestarsi del crimine. Lo sviluppo drammatico (nel senso indicato da Edwin Muir, e cioè temporale) è spesso ridotto – diversamente, per esempio, da Agatha Christie, Patrick Quentin, Mignon G. Eberhart, nei quali si assiste a un incessante accumulo di elementi premonitori – perché in King il dramma è praticamente congenito e la sua inevitabilità emerge fin dal primo apparire dei personaggi. In ciò è stato rilevato un pregio e un limite dello scrittore, i cui romanzi possono sembrare da un lato magistrali nella loro misura e architettura, dall’altro oppressivamente piatti.

Quanto alla sospensione psicologica di King, è innegabile che risulti strettamente connessa all’ambientazione marinara di molti suoi gialli: in quanto scrittore di atmosfere, è naturale che concentrare l’azione in uno spazio chiuso (le navi come ampliamenti di una Camera Chiusa) gli desse la possibilità di enfatizzare il dramma e l’angoscia mutevole delle situazioni e dei personaggi dinanzi all’immobilità del mare, con un effetto di contrasto funzionale e intenso.

A partire dagli anni ’40, tuttavia, King cominciò a perdere progressivamente di originalità, denunciando l’influsso di altri giallisti. In Holiday Homicide del 1940 (Omicidio a Capodanno), per esempio, l’entrata in scena di un nuovo protagonista (che apparirà in questo solo romanzo), Cotton Moon, un ricco investigatore privato newyorkese che spende tutti i suoi soldi alla ricerca di noci rare, del suo assistente-segretario Bert Stanley e di un cuoco espertissimo, Walter, si rifà visibilmente a Nero Wolfe, al suo segretario assistente Archie Goodwim e al cuoco svizzero Fritz Brenner del celebre Rex Stout. Così come The Case of the Dowager’s Etchings (1943) rivela il pesante influsso di Mary Roberts Rinehart e del suo The Circular Staircase, La scala a chiocciola (la si veda nei nostri Maestri del Giallo, 22/04/2020). E The Deadly Dove (1945) mostra un forte influsso della riduzione teatrale di The Bat sempre della Rinehart. E altri esempi potrebbero continuare.

“Costruttore di trame efficaci, anche se mai votate in modo ostinato all’inesplicabilità” (Di Vanni-Fossati), il primo King, soprattutto, ha saputo creare personaggi umani e dotati di una fisionomia psicologica approfondita, senza mai essere morboso o eccessivo nel tratteggio delle loro tensioni e angosce, pur risultando comunque uno degli scrittori più scettici e pessimisti di tutta la letteratura poliziesca. Lo stesso Valcour, moderato nel carattere e nei comportamenti, qualificato già come “anonimo” dalla sua stessa origine (di franco-canadese naturalizzato negli Stati Uniti e presentato sempre col suo solo cognome), privo di statura carismatica, proprio per questo può risultare più affascinante nella sua sobrietà, che lo porta a confrontarsi con l’omicidio e col mistero con la sua intelligenza e deduzione, senza eccedere mai in atteggiamenti trionfalistici o pose egocentriche.

Il cinema, a suo tempo, s’è interessato molto ai gialli di Rufus King. Il film più importante ispirato alle sue opere resta indubbiamente lo straordinario Dietro la porta chiusa (Secret Beyond the Door) diretto da Fritz Lang nel 1948 e interpretato da Joan Bennet e Michael Redgrave: versione notevolmente manipolata di  Camera chiusa n. 13, in cui si disse giustamente che Lang fa la spola fra Hitchcock (la suspense psicologica) e Sternberg (la profusione barocca delle scenografie), e l’uso della voce off per esprimere i pensieri dei personaggi, la musica, le scene, la fotografia contribuiscono a creare un’atmosfera affascinante, confermando Lang come il regista più bravo in assoluto nello scoprire le possibilità poetiche e la forza evocatrice della psicoanalisi (e un lucido articolo sulla trasposizione dal romanzo al film si deve a Giuseppe Turroni, Il fuoco del Sagittario, introd. a Camera chiusa n. 13, cit., CGM, n. 313, 1979).

Precedentemente due romanzi della serie di Valcour erano stati tradotti in immagini: nel 1931 Edward Sloman diresse per la Paramount Murder by the Clock, con il protagonista interpretato da William Boyd, mentre cinque anni più tardi uscì Love Letters of a Star, diretto per la Universal da Lewis R. Foster e Milton Carruth e basato su Il colpevole, con C. Henry Gordon nella parte di Valcour. Nel 1934, inoltre, Mitchell Leisen diresse il film Murder at the Vanities, interpretato da Jack Oakie e Victor McLagen e  tratto dalla commedia musicale-poliziesca omonima scritta da King e dal produttore teatrale Earl Carrol, che l’anno prima – interpretata da Bela Lugosi – era andata in onda con grande successo sui palcoscenici di Broadway. Quanto al teatro, infine, va ricordato che King fu anche autore di commedie gialle, come I Want a Policeman, scritta con Milton Lazarus nel 1936, e Invitation to Murder, rappresentata a New York nel 1943 e interpretata da Humprey Bogart e Gale Sondergaard.

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