MAURICE LEBLANC

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E’ stato notato da più parti come la letteratura popolare abbia conosciuto un periodo di grande fertilità nei primi due decenni del Novecento, con il diffondersi di quella singolare variante del mystery novel che è il romanzo d’avventure basato sulle imprese di un eroe-criminale. Largamente debitore anch’esso degli stereotipi del feuilleton ottocentesco francese, questo genere di romanzo – che per lo più si sviluppa in una serie di episodi concatenati – ha i suoi progenitori riconosciuti in Vidocq e poi nel Rocambole di Ponson du Terrail, oltre che in alcuni libri di Paul Féval. E gli epigoni sono il Fantomas di Allain e Souvestre, il Bulldog Drummond di McNeile, il Lupo Solitario di Vance, il Raffles di Hornung (su cui il nostro ritratto del mese scorso nei Maestri del Giallo), Godahl l’Infallibile di Irving Anderson, il Chéri-Bibi di Leroux e l’Arsène Lupin di Maurice Leblanc. E se s’è detto che Lupin fu la risposta francese all’inglese Raffles, il Lupo Solitario fu la risposta americana all’eroe di Leblanc, dando vita a quella che Francis Lacassin chiamò “l’intesa cordiale” fra la letteratura angloamericana e quella francese.

“I personaggi di Raffles e del Lupo Solitario rimangono probabilmente i più riusciti, e i loro autori i più fantasiosi e maturi, di quella confraternita di scrittori legati ancora a un gusto per l’avventura sensazionale dove sopravvive, nobilitata, la nostalgia per quanto di romantico e di anticonformista è presente nell’ideologia e nel costume di un’età ormai definitivamente trascorsa”: così l’esperto duo Di Vanni-Fossati nella loro Guida al “Giallo” (1980). Ma il personaggio tuttora più celebre resta quello di Arsène Lupin, creato dallo scrittore francese Maurice Leblanc nel 1905.

Nato a Rouen, in Normandia, l’11 novembre 1864, Leblanc, dopo un breve soggiorno in Scozia tra il 1870 e il ’71, studiò giurisprudenza nella sua città natale, ma poi abbandonò l’università e si spostò a Parigi, dove cominciò a collaborare a vari periodici dell’epoca scrivendo novelle influenzate da scrittori quali Gustave Flaubert e Guy de Maupassant, che vennero apprezzate, sì, dalla critica, ma inizialmente non ebbero un grande successo commerciale.

Finché, nel 1905, l’editore Pierre Lafitte gli chiese un personaggio “tipicamente francese” da contrapporre all’inglese Sherlock Holmes, e così Leblanc pubblicò sul numero 6 del giornale Je sais tout il breve racconto L’arrestation d’Arsène Lupin. Era il 15 luglio del 1905, e fu la prima di oltre sessanta avventure del ladro in guanti gialli, destinate a concludersi nel 1939 con Les milliards d’Arsène Lupin.

Il successo crescente del ladro gentiluomo portò all’autore buoni profitti e buone critiche, tanto da indurlo a dedicare la sua intera carriera esclusivamente a questo personaggio. A differenza infatti di Conan Doyle, che a volte tentò opere di maggiori ambizioni letterarie, Leblanc non sembrò mai stancarsi del suo protagonista e continuò a scriverne fin quasi alla morte. Premiato nel 1921 con la Legion d’Onore per la sua opera, morì a Perpignan nel 1941 e nell’ottobre del 1947 fu traslato nel cimitero di Montparnasse a Parigi.

Lupin, s’è detto, resta il più celebre di quella schiera di grandi ladri di cui è ricco il romanzo popolare, da Rocambole a Diabolik. “Diversi e simili, la parentela che li lega indissolubilmente sta nell’individualismo e nel trasformismo. Questa pittoresca famiglia prospera tra Max Stirner e Leopoldo Fregoli, tra  teoria e teatro” (Oreste Del Buono). Ispirato forse dalla vita di Alexandre Marius Jacob, storico anarchico francese e ladro geniale, Arsène Raoul Lupin, secondo lo stato civile romanzesco, nasce nel 1874, figlio di Théophraste Lupin, insegnante di pugilato e di savate, e della nobile signora d’Andrésy. Ladro gentiluomo e galante, protettore di orfani, vedove e ingenui o umili indifesi, è pronto a tutto per le donne, anche a lasciarsi arrestare, sebbene una volta uccida una bella traditrice che pure ama. Intelligente, audace, caratterizzato da un notevole senso dello humour, Arsène è inoltre descritto come abile negli sport, soprattutto nelle arti marziali, possiede doti di prestigiatore ed è anche un ottimo intenditore d’arte. Trasformista provetto, assume varie identità: visconte d’Andrésy, principe Sermine, Horace Valmont, colonnello Sparmiento, detective nordamericano Jim Barnett, don Luis Perenna, persino Victor Hautin, ispettore della Buon Costume, e addirittura Vidocq, il capo della Sûreté Lenormand. Non ruba per denaro, ma per il piacere del furto fatto con intelligenza (l’arte per l’arte, insomma).

Uno studio critico, infatti, condotto su 27 furti di Lupin ha dimostrato come Arsène riuscisse appena a coprire le spese di gestione della sua attività ladresca: salari per il personale, ammortamenti del materiale, spese di rappresentanza, di affitto o acquisto di appartamenti, uso di automobili. “In Lupin, contrariamente a quanto accade in Fantomas, la sfida non si accompagna ad alcuna dimostrazione sanguinosa: Fantomas fa paura, Lupin sorridere” (Lacassin). Oltre a essere intelligente, beffardo ed esibizionista, infine, Lupin è pure un fervente patriota,assillato dal dovere di vendicare l’onore francese “tradito” nel 1870.

Il ciclo delle opere di Leblanc dedicato a Lupin costa di 39 racconti:

1907, Arsène Lupin gentleman cambrioleur (che ne raccoglie 9: L’arrestation d’Arsène Lupin; Arsène Lupin en prison; L’évasion d’Arsène Lupin; Le mystérieux voyageur; Le collier de la reine; Le coffre-fort de madame Imbert; Herlock Sholmes arrive trop tard; La Perle Noire; Le Sept de Coeur); 1908, La lampe juive (nel volume Arsène Lupin contre Herlock Sholmes); 1911-1913, Les confidences d’Arsène Lupin (raccolta di 9 novelle); 1923, Les huit coups de l’horloge (8 novelle); 1926, Le pardessus d’Arsène Lupin (racconto); 1927, L’homme à la peau de bique (racconto); 1928, L’agence Barnett et Cie (8 novelle); 1929, Le pont qui s’effondre (racconto); 1930, Le cabochon d’émeraude (racconto)

cui vanno aggiunti 17 romanzi:

1908, La dame blonde (nel volume Arsène Lupin contre Herlock Sholmes); 1909, L’aiguille creuse; 1910, 813 (riedito in due volumi nel 1917, La double vie d’Arsène Lupin e Les trois crimes d’Arsène Lupin); 1912, Le bouchon de cristal; 1915, L’éclat d’obus; 1917, Le triangle d’or; 1919, L’Ile aux Trente Cercueils; 1920, Les dents du Tigre; 1924, La comtesse de Cagliostro; 1927, La demoiselle aux yeux verts; 1928, La demeure mystérieuse; 1930, La Barre-Y-Va; 1932, La femme aux deux sourires; 1934, Victor, de la Brigade Mondaine; 1935, La Cagliostro se venge; 1939, Les milliards d’Arsène Lupin (uscito postumo nel 1941); Le dernier amour d’Arsène Lupin (scritto intorno al 1936, ma pubblicato postumo nel 2012)

e 5 pièce teatrali:

1908, Arsène Lupin (scritta con Francis De Croisset); 1911, Une aventure d’Arsène Lupin; 1920, Le retour d’Arsène Lupin (ancora con Francis De Croisset); 1930, Cette femme est à moi; 1932, Un quart d’heure avec Arsène Lupin.

E a proposito di romanzi, non vanno scordati en passant – a testimoniare la popolarità del personaggio – alcuni apocrifi di rilievo come Le secret des rois de France ou la véritable identité d’Arsène Lupin, del 1955, di Valère Catogan (pseudonimo di Raymond Lindon), o alcuni romanzi firmati, tra il 1973 e il 1979, dalla famosa coppia di giallisti Pierre Boileau-Thomas Narcejac – gli autori de La donna che visse due volte e I diabolici – come Le secret d’Eunerville, La Poudrière, Le second visage d’Arsène Lupin , La justice d’Arsène Lupin, Le serment d’Arsène Lupin, cui va aggiunto il racconto L’affaire Oliveira (1946) del solo Narcejac.

Le peculiarità dei romanzi di Leblanc (che Del Monte, nella sua Breve storia del romanzo poliziesco, definì come”anticonformista e ribelle, dreyfusiano, frondista e anarchico”) e della figura di Lupin appaiono oggi basate su una serie di stereotipi che rientrano in un repertorio ben definito, talvolta variato (come nel caso del personaggio di Godahl, forse il più originale), più spesso fatto proprio integralmente:

– le origini aristocratiche o misteriose dell’eroe-fuorilegge

– il suo approccio, per lo più intellettuale se non addirittura “sportivo”, all’ambito criminale

– il fascino di irresistibile avventuriero, l’eleganza  mondana, la fantasia esotica e lussuriosa

– la molteplice identità

– la lotta – in genere incruenta e spesso venata da un benevolo umorismo – con un rappresentante della legge sistematicamente beffato (l’ispettore Garimard della polizia francese e il detective inglese Herlock Sholmes, trasparente deformazione parodistica di Sherlock Holmes)

– il carattere generalmente amorale del personaggio, pur con la sua fondamentale disponibilità a schierarsi dalla parte di un ideale

– il progressivo concedersi al servizio della legge ufficiale.

Nell’ambito dell’editoria italiana, alcune avventure di Arsenio Lupin sono state pubblicate da noi da Sonzogno, Bompiani, Einaudi e dalle Edizioni Excelsior di Milano, ma già negli anni Venti e Trenta i romanzi di Leblanc erano usciti in collane periodiche, tuttora oggetto di ricerca da parte dei collezionisti.

Quanto ai media, fin dal periodo muto il cinema s’è interessato alle imprese di Lupin: nel 1917 si ha il primo film di P. Scardon, cui seguono a breve The Teeth of the Tiger (I denti della tigre) del 1919, di Chester Withey, con David Powell, e 813 del 1920 (dal romanzo omonimo del 1910), con Wedgwood Newell. Ma è negli anni Trenta e Quaranta, con l’avvento del sonoro, che Hollywood sforna le pellicole migliori: Arsène Lupin (1932) di Jack Conway, prodotto dalla MGM e interpretato da John Barrymore; Dopo Arsenio Lupin (Arsene Lupin Returns, 1938) di George Fitzmaurice, con Melvyn Douglas; Enter Arsène Lupin (1944) di Ford Beebe, con Charles Korvin. I film francesi del ciclo sono, nell’ordine, Arsène Lupin détective (Ladro gentiluomo, 1936) di Henri Diamant-Berger, con Jules Berry; Le avventure di Arsenio Lupin (1957) di Jacques Becker, e Signé Arsène Lupin (1959) di Yves Robert, con Robert Lamoreaux. Fino all’ottimo Arsenio Lupin contro Arsenio Lupin (1962) di Édouard Molinaro, con due protagonisti di tutto rispetto (Jean-Claude Brialy e Jean-Pierre Cassel) e una trama che è un divertente e agile pastiche dei racconti di Leblanc: dopo la morte di Lupin seppellito negli anni ’30 col nome di André Laroche, due suoi figli naturali, ignari l’uno dell’esistenza dell’altro, ne assumono il nome e ne continuano le imprese ladresche, anche in concorrenza fra loro, finché si alleano per sconfiggere la banda di un corrotto barone che traffica in stupefacenti… Irrilevante, invece appare l’ultimo Arsenio Lupin, diretto nel 2001 da Jean-Paul Salomé.

Dal 1971 al 1974 la televisione francese ha coprodotto su Lupin una serie di 26 telefilm di 55 minuti l’uno, trasmessi in due stagioni (anche in Italia, sul secondo canale), affidandone la regia a Jean-Pierre Desognat e il ruolo di protagonista all’eccellente Georges Descrières (che batté la concorrenza, per la parte, di colleghi come Belmondo, Rochefort e Piat). Senza Descrières, l’enorme successo di pubblico non fu però ripetuto con le serie successive Arsène Lupin joue et perd (1980), Le retour d’Arsène Lupin (1989-1990) e Les noveaux exploits d’Arsène Lupin (1995-1996).

Persino i cartoni animati si sono occupati di questo celebre personaggio. Ci limitiamo a ricordare, almeno, Les exploits d’Arsène Lupin, una serie TV d’animazione di 26 episodi di 26 minuti ciascuno, realizzata nel 1994 da Cinar/France-Animation, e l’opera del mangaka (fumettista) giapponese Monkey Punch, che s’è liberamente ispirato alla figura del ladro gentiluomo di Leblanc per creare il personaggio di Arsenio Lupin III, nipote ed emulo moderno di Arsenio, divenuto protagonista di manga, serie a cartoni animati e lungometraggi molto popolari tra i giovanissimi.

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