JOHN P. MARQUAND

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Nato il 10 novembre 1893 a Wilmington, nel Delaware, l’americano John Phillips  Marquand, di famiglia alto borghese, studiò presso istituzioni private, poi al liceo di Newburyport, nel Massachusetts, e infine presso l’università di Harvard, dove si laureò nel 1915. Successivamente cominciò a lavorare come giornalista a Boston, poi prese parte come luogotenente al conflitto mondiale in Europa, combattendo nella battaglia della Marna nel luglio 1918, in quella di Saint-Mihiel nel settembre dello stesso anno e nell’ultima fase dell’offensiva Mosa-Argonne, dalla fine di ottobre all’11 novembre, che doveva suggellare la vittoria contro la Germania.

Smobilitato, continuò a lavorare come giornalista nel New York Herald Tribune, pubblicando intanto i suoi primi racconti anche su riviste prestigiose quali il Cosmopolitan e il  Saturday Evening Post, e il suo primo romanzo nel 1922, Lord Timothy Dexter, con cui iniziò di fatto una carriera di scrittore che raggiunse l’apice con l’assegnazione nel 1938 del Premio Pulitzer per il romanzo The Late George Apley, una satira dell’alta borghesia del New England che poneva le sue tradizioni al di sopra dei sentimenti e della libertà dell’individuo: un tema che lo stesso Marquand riprese in altri romanzi successivi, quali The Honorable Mr. Pulham (1941) e Life is Too Short (1943).

Prima però della sua consacrazione letteraria col prestigioso Pulitzer, Marquand era già famoso tra il grande pubblico per una serie di romanzi di spionaggio iniziati nel 1935 e incentrati su un personaggio molto particolare, l’agente segreto giapponese Mr. Moto. All’origine di questo progetto seriale c’era, in verità, una vera e propria commissione: il bimestrale Saturday Evening Post, di cui Marquand faceva già parte, stava cercando un eroe popolare per sostituire Charlie Chan, il detective orientale creato da Earl Derr Biggers, morto all’improvviso nel 1933 (su cui si rinvia ai nostri I MAESTRI DEL GIALLO, 26/11/2019). Marquand venne quindi inviato in Oriente a raccogliere materiale per sviluppare le sue storie con sufficiente credibilità, anche se alla fine modello e copia risulteranno molto diversi: astuto e un po’ diabolico, secondo gli stereotipi relativi agli orientali in genere e ai giapponesi in particolare, il nuovo Mr. Moto non avrà infatti, in sé, nulla della cordiale bonomia del più popolare Charlie Chan.

Comunque sia, il personaggio di Mr. Moto apparve in sei romanzi pubblicati tra il 1935 e il 1957, alcuni dei quali tradotti in Italia da Mondadori:  No Hero (1935), Thank You, Mr. Moto  (Tante grazie, Signor Moto, 1936), Think Fast, Mr. Moto (Che dite, Signor Moto?, 1937), Mr. Moto is so Sorry (I dispiaceri del Signor Moto, 1938), Last Laugh, Mr. Moto (1942) e Stopover: Tokyo (1957). I primi di questi gialli risultano ambientati in Paesi del Pacifico negli anni ’30 e hanno come protagonista un occidentale che viene coinvolto nell’azione e incontra Moto, senza rendersi conto all’inizio che è un agente giapponese. In seguito, attraverso una serie di avventure, scopre sì l’importanza e le capacità di Moto ma non i suoi segreti, in quanto Marquand tiene Moto sullo sfondo anziché al centro dell’azione e tende a mantenere un’aria di mistero intorno a lui. Nei primi cinque romanzi, ambientati all’epoca del Giappone imperiale, Moto è appunto un agente dell’Impero; nell’ultimo, ambientato negli anni ’50, è invece un ufficiale dei servizi segreti del governo giapponese filo-occidentale. Moto afferma d’avere studiato in due università straniere, di cui una americana; fisicamente è basso, nero di capelli, elegantemente vestito all’occidentale e sorride spesso, mostrando una fila di denti d’oro. Nell’ultimo romanzo, ambientato vent’anni più tardi, è presentato come un uomo di mezza età, i cui capelli sono diventati grigi.

Le avventure di Mr. Moto ebbero da subito un tale successo che Hollywood dedicò al personaggio – interpretato dal noto attore Peter Lorre, doppiato in Italia da Gianni Giuliano – non meno di otto film, usciti tra il 1937 e il 1939. Sei furono diretti da Norman Foster (La tigre verde, 1937; Il tesoro di Gengis Khan, 1938; Mr. Moto coglie l’occasione, 1938; Il misterioso Mr. Moto, 1938; L’ultimo avvertimento di Mr. Moto, 1939; Mr. Moto va in vacanza, 1939), uno da James Tinling (Il mistero del guanto avvelenato, 1938) e uno da Herbert I. Leeds (Mr. Moto nell’isola del pericolo, 1939). Nel 1965, infine, fu girato un ulteriore e sfortunato film, The Return of Mr. Moto, diretto da Howard Morris e interpretato dall’attore Henry Silva.

A differenza dei romanzi, nelle pellicole Mr. Moto è sempre il protagonista, e da agente segreto diventa un detective. Ma non è la sola diversità del personaggio cinematografico impersonato da Lorre: ha un’età compresa tra i 30 e i 35 anni; è di bassa statura; porta occhiali da vista; non ha i denti d’oro;è molto agile e sa camminare con passo felpato; è dotato di eccezionali doti acrobatiche; veste all’occidentale, ma a casa indossa una veste tradizionale giapponese, la yukata; è molto bravo a comporre  haiku, suonare lo shamisen e disegnare caricature; è esperto in judo e jujutsu; parla fluentemente quattro lingue (giapponese, inglese, tedesco e mandarino); usa vari travestimenti ed è un abile prestigiatore e ventriloquo.

La popolarità di Mr. Moto fu corroborata più tardi anche dalla radio americana, con ben 23 episodi radiofonici trasmessi nel 1951, in cui il personaggio esibì ulteriori differenze rispetto ai romanzi e ai film: è un americano di origine giapponese e un agente segreto internazionale, che combatte contro gli agenti del comunismo, ma si trova occasionalmente coinvolto in episodi criminali come omicidi o estorsioni.

Nella vita privata, infine, Marquand sposò nel 1922 Christina Sedgwick, da cui ebbe un figlio e una figlia e dalla quale divorziò nel 1935. Nel 1936 si risposò con Adelaide Ferry Hooker, con cui ebbe altri tre figli e dalla  quale divorziò nel 1958, per poi risposarsi per l’ultima volta due anni prima della sua morte, avvenuta nel sonno a causa di un infarto nella sua casa di Newburyport il 16 luglio 1960, all’età di 66 anni.

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