Elvis Presley

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Chi ha ucciso Elvis Presley?

“Nessuno” risponderà qualcuno, “il suo cuore non ha retto agli abusi a cui ha sottoposto il proprio corpo per anni.”

“Il colonnello Parker!”, affermeranno altri.

“Non è morto affatto”, vi diranno altri ancora. “Lo sanno tutti.”

Cos’è successo a questo bianco con la voce da nero, cos’è successo al ragazzo che sconvolgeva l’America e faceva impazzire le teenager ancheggiando in diretta televisiva?

La conoscete tutti la storia, a grandi linee: il suo manager, il colonnello Parker, uomo dal passato torbido e misterioso, aveva spremuto la sua star in ogni modo possibile. Musicarelli orribili, canzoni natalizie, tour oltreoceano promessi e mai concessi, e infine, come in una tragica prigione, il contratto d’esclusiva con l’hotel International di Las Vegas, la gabbia dorata, il cimitero degli elefanti che aveva seppellito il ragazzo, pallida ombra di quel magnifico rocker del Comeback Special del ‘68.

Quel ragazzo bellissimo che notte dopo notte saliva sul palco di quell’hotel sempre più gonfio, sempre più grasso, sempre più stanco. Solo la voce, quella splendida voce non si incrinava mai, non decadeva mai.

E allora cos’è successo il 16 agosto 1977?

 

Dopo l’ultimo concerto alla Market Square Arena di Indianapolis, il 26 giugno 1977, il quarantaduenne Elvis era tornato a Memphis per riposarsi in attesa di un nuovo tour in partenza a metà agosto da Portland.

Il 15 agosto, dopo una visita dentistica, Elvis era tornato a Graceland a tarda sera. Aveva già assunto un’elevata dose di barbiturici, in seguito all’otturazione di un molare. Era rimasto sveglio fin quasi all’alba, parlando con la famiglia e il proprio staff del tour imminente. Alle 4 e 30 del mattino si era seduto al pianoforte e aveva cantato l’ultima canzone della sua vita, Blue Eyes Crying in the Rain.

Poi era rientrato in camera per cercare inutilmente di dormire. Aveva assunto altri barbiturici, si era messo a leggere un libro, e alle nove e mezza del mattino era andato in bagno.

Quattro ore dopo, la sua compagna Ginger Alden lo aveva trovato sul pavimento del bagno stesso. Sarebbe stato dichiarato morto in ospedale alle 15 di quel drammatico giorno.

Il decesso era stato attribuito a un arresto cardiaco, ancor prima dei riscontri medico-legali. L’autopsia avrebbe riportato un tasso altissimo di intossicazione da farmaci e quattordici sostanze medicinali diverse, prescritte regolarmente dal medico curante.

Altra possibilità: lo shock anafilattico provocato da allergia alla codeina, che stava assumendo in quel periodo per via del dolore ai denti.

Quindi: nessuno ha ucciso Elvis, giusto? Sono stati i farmaci, lo stile di vita, le sostanze di cui aveva abusato per anni.

Ma se aveva abusato per anni di sostanze, appunto, non era stato forse per la depressione dovuta all’abbandono della moglie Priscilla, sì, ma anche della frustrazione per quelle interminabili notti a Las Vegas, per le briglie del colonnello Parker?

Ma altri dicono cose ancora diverse.

Dicono che la morte sia stata simulata, che uscire da quella gabbia fosse l’unico modo per continuare a sopravvivere.

Dicono che sia stata l’FBI a mettere Elvis in un programma di Protezione Testimoni.

E la foto nella bara scattata dal cugino? Semplice: un sosia. Perché l’Elvis degli ultimi anni, quello che cantava Unchained Melody obeso in una delle ultime apparizioni, era così diverso dal precedente? Semplice: era un’altra persona. E la voce così perfetta nonostante le condizioni fisiche? Facile: playback.

Quel che è certo è che i risultati dell’autopsia sono stati secretati per cinquant’anni su richiesta del padre di Elvis.

Il 2027 non è poi così lontano.

Avremo sorprese?

youtube.com/watch?v=T1g5tVGZhfk

 

 

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gmorozzi
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