Elliott Smith

Facebook
Twitter
Pinterest
WhatsApp

La gabbia toracica, nella sua parte anteriore, è formata da dodici paia di costole.

Le costole proteggono organi vitali, quali polmoni e cuore.

Ci vuole una certa forza per fare qualcosa come – ad esempio – accoltellare una persona al cuore. Bisogna superare quella gabbia, o sapere esattamente dove colpire, là, dietro lo sterno.

Che dolore può procurarti una lama che penetra nel cuore? Quale lancinante sofferenza deve devastarti, se quel muscolo cavo che ti tiene in vita fin dalla tua nascita si lacera?

Com’è possibile accoltellarsi al cuore da soli?

Com’è possibile?

 

Il 21 ottobre del 2003, all’una e trentasei, al Medical Centre della Los Angeles County University, il cantautore Elliott Smith lascia questo mondo.

I suoi trentaquattro anni da essere umano non sono stati semplici. Quando ancora si chiamava Steven Paul Smith, sua madre e suo padre avevano divorziato. Niente di originale, niente di mai visto nella storia dell’umanità, ma la madre aveva avuto la discutibile idea di trasferirsi a Dallas col figlio e, soprattutto, di sposare un certo Charlie Welch. Condannando entrambi ad anni di violenze fisiche e psicologiche a opera di questo bel tomo.

A quattordici anni, stufo di subire angherie dal patrigno, Steven va a vivere col padre a Portland. Di lì a poco fonda la prima band, inizia a farsi chiamare Elliott, e dalle iniziali influenze punk o grunge – è pur sempre il 1991 – passa a uno stile più acustico e cantautorale.

Avete visto Will Hunting- Genio ribelle? Ricordate la canzone Miss Misery? Ebbene: è sua. Ha avuto anche una nomina all’Oscar.

Avete visto quel bellissimo film che è I Tenenbaum? Ecco: Needle in the Hay è sua.

Forse avete anche visto il non indimenticabile Tentazioni d’amore, con Edward Norton. Se lo avete fatto, sappiate che la canzone Pitseleh è sua.

Il suo terzo album Either/Or del 1997.

Il suo quarto album XO del 1998.

Il suo quinto album Figure 8 del 2000.

Li avete mai ascoltati? No? Vi siete persi qualcosa. Fatelo adesso. Guardate, è facile: non è come in quegli ultimi anni dei musicalmente splendidi anni Novanta, non dovete per forza aspettare che apra il negozio di dischi per andare a comprarli, anche se sarebbe una soluzione auspicabile. Cercateli sul vostro iPhone o sul pc, e poi, fidateli, vorrete possederli. Quindi andateci, dopo, al negozio di dischi.

Dietro quei bellissimi album, però, dietro quelle magnifiche canzoni, c’è un animo tormentato. Niente di nuovo, no? Kurt Cobain o Nick Drake non scrivevano certo le loro canzoni spronati da una straziante forma di felicità e di amore per il mondo.

E ci sono anche in questo caso le dipendenze: da alcool, da eroina, da crack…

Ma nel 2003, a quanto pare, Elliott è pulito. A livello di droghe, quantomeno: ha smesso da un anno. Ci sono le crisi depressive, certo. Ma c’è anche una nuova fidanzata, dopo che la precedente, Joanna Bolme, gli ha ispirato le grandi canzoni di Either/Or.

Lei si chiama Jennifer Chiba. Hanno appena litigato, lei si è chiusa in bagno.

Da lì dentro, dichiara lei, sente un urlo straziante.

Apre la porta.

Elliott è in piedi, girato di spalle.

(In un’altra versione si dice che sia in ginocchio. Ha importanza se Elliott fosse in piedi oppure in ginocchio?)

Quando si volta, Jennifer vede che ha un coltello piantato nel petto.

Glielo sfila.

Lui fa pochi passi, poi stramazza al suolo.

Jennifer chiama il 911, il Pronto Soccorso.

Vede un post-it. Sopra c’è scritto “Che dio mi perdoni. Mi dispiace. Con amore, Elliott.”

Sarebbe suicidio, dunque.

Eppure, eppure.

Eppure ci sono dei tagli sulle mani e sulle braccia di Elliott. Come se avesse cercato di difendersi.

Eppure ha la maglietta addosso. Se doveste accoltellarvi al petto, va bene, vi trovereste in uno stato mentale poco lucido e su questo siamo d’accordo, ma lo fareste con uno strato di stoffa in più da superare?

La prima coltellata ha perforato la cavità del petto, la seconda il cuore.

Può un essere umano togliersi la vita così? Può una creatura vivente superare il dolore della prima lacerazione per farsi del male di nuovo, volutamente, con mano ferma e con la forza necessaria a superare le protezioni naturali del corpo?

Forse non lo sapremo mai.

Sappiamo che aveva dichiarato, anni prima, in un’intervista “se riuscissi a scrivere una canzone perfetta come Thirteen dei Big Star, potrei morire felice”. 

Non credo proprio che sia morto felice.

Ma di canzoni perfette ne ha scritte. Ne ha scritte eccome, come dimostra anche il suo album postumo del 2004. E quelle, per nostra fortuna, rimarranno per sempre.

hw_prstoryrpg10b_h_en_142 (youtube.com)

 

Dalla stessa Rubrica...
SOUND CRIME- BRIAN JONES

GIANLUCA MOROZZI Il 21 giugno, ancora una volta, si è ripetuto il miracolo del rock. I Rolling Stones hanno fatto ballare ed emozionare tutto San

Leggi Tutto »
gmorozzi
JEFF BUCKLEY

In teoria non è un omicidio, questo. Nessun padre armato di pistola, nessun criminale comune, nessun fan impazzito ha ucciso Jeff Buckley. Questo è un

Leggi Tutto »
gmorozzi
SOUND CRIME – Dimebag Darrell

Capita ogni anno, in tutto il mondo, nell’universo condiviso dei social, sui giornali, nelle trasmissioni radio. Arriva l’8 dicembre, ed è un florilegio di celebrazioni,

Leggi Tutto »

Lascia un commento