Domenica Lupia – Lacryma

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Questa nuova rubrica guarderà al mondo della autopubblicazione nel campo dei libri. Non verrà previlegiato un genere piuttosto che un altro ma ovviamente si avrà un occhio di riguardo per il giallo, il noir e tutte le loro sfumature. Sarà per forza di cose una visione molto parziale del mondo variegatissimo degli autori che si auto pubblicano. Io sono un grande estimatore e fruitore di romanzi self publishing ed in base alla mia esperienza (ed ahimé ai miei gusti) presenterò quelli che in un dato momento e per un particolare motivo meritano di essere analizzati. E’ una visione parziale certo ma è un modo a mio parere più che valido per far conoscere ai lettori anche questo genere di scrittori che cercano di emergere senza avvalersi dell’appoggio di una casa editrice. Tra di loro si “annidano” davvero ottimi scrittori, che meritano di essere conosciuti e promossi. Nella prima parte della rubrica darò tre ottimi motivi per leggere il romanzo preso in esame, argomentandoli brevemente. Nella seconda ci sarà una rapida intervista all’autore che parlerà del suo ultimo romanzo pubblicato e della sua produzione in generale. Per il secondo appuntamento di Spazio self publishing ho il piacere di illustrare le opere di un’autrice che io ho letto la prima volta quasi per caso ma che mi ha immediatamente conquistato. Il libro che voglio consigliare oggi si intitola Lacryma è stato scritto da Domenica Lupia.

Tre motivi per leggerlo:

E’ un libro coraggioso e scomodo, per le tematiche che affronta, per la storia che racconta.

Un racconto estremo, un romanzo di certo non per tutti ma che racconta ciò che le nostre città nascondono, nel loro ventre malato, più spesso di quanto crediamo. Queste vicende se non sfociano in tragedia (spesso anche se avviene la tragedia) vengono velocemente affrontate dai telegiornali che li relegano nelle notizie di cronaca, senza approfondimenti. Un libro come questo, per quanto scomodo, ti permette di riflettere e dare importanza anche a un tipo di disagio che si sottovaluta.

Mette nero su bianco sotto i nostri occhi (diventando un monito silenzioso) ciò che la dipendenza patologica verso un altro individuo può portare a fare a sé stessi ed agli altri. Non si è più padroni della propria vita ma si diventa succubi della volontà altrui. Spesso questi comportamenti portano a delitti quasi inconsapevoli.

domenica lupia

Intervista a Domenica Lupia:

Ciao Domenica come va? Innanzitutto grazie per aver accettato l’invito, sono contento di incontrarti. E’ la prima volta che ho la possibilità di farti qualche domanda sui tuoi libri e sulla tua attività di scrittrice (e non solo). L’attesa è stata lunga ma se le notizie che ho sono corrette credo che questa intervista capiti nel momento più opportuno, ma andiamo con ordine. Tu scrivi romanzi ma sei anche una ottima illustratrice avendo disegnato molte copertine di altrettanti libri. Cos’è che viene prima la scrittrice o l’illustratrice?

Ciao Gino. Grazie a te! Precisazione: sono un grafico. Ho realizzato anche delle illustrazioni ma per lo più mi occupo di grafica e di arte. Cosa viene prima? Questa domanda è davvero tosta e credo che la risposta sia “nessuna delle due”. Si tratta di due forme d’arte diverse ma con un simile scopo: raccontare una storia. Con un determinato linguaggio, una certa leggerezza o crudeltà. Ma l’obiettivo finale è lo stesso. Camminano di pari passo soprattutto perché ciò che scrivo è già “disegnato” nella mia mente.

 

Lacryma è il tuo secondo romanzo ma il primo edito attraverso il self publishing. Prima di questo c’era stato Pelle-oltre il limite che però era stato pubblicato da una casa editrice. Curo con molto piacere questa rubrica che promuove gli scrittori che pubblicano in self publishing. Lo sai, io ne sono da sempre un sostenitore. Per la tua esperienza si possono fare buoni “prodotti” anche senza l’ausilio di una casa editrice? Come te la cavi con editing, illustrazione, impaginazione ecc.? Per te l’autopubblicazione è stata una scelta voluta o “necessaria”? Sei una convinta self publisher o cederesti volentieri alle lusinghe di una casa editrice?

Direi di cavarmela alquanto bene, sai? Lacryma è stato curato nel dettaglio. Editing, correzione di bozze, non manca nulla. Tutto eseguito da professionisti. Persino la grafica ma quella l’ho curata io… Al momento l’autopubblicazione è una scelta. Lacryma era sotto contratto con una casa editrice ma ho richiesto indietro i diritti prima della pubblicazione per pubblicare in self. Al momento mi trovo molto bene così ma non disdegno assolutamente la strada della pubblicazione tramite CE, certo, ne deve valere la pena. Parlavi di lusinghe, ecco, quali e quanto realistiche e oneste? Ti ho risposto con una domanda, lo so, non si fa, ma che ci vuoi fare…

 

Parliamo del romanzo. Lacryma racconta una storia disturbante, estrema ma anche più comune di quanto si possa pensare. Cosa ti ha indotto a scrivere un libro come questo? A me è piaciuto moltissimo (eufemismo), ho cercato qualcosa di simile nelle mie letture successive (Lacryma è del 2021) ma non ho trovato nulla di avvicinabile. Un altro libro che adoro, è arcinoto, è Il kamikaze di cellophane di F. Salamino. Sono libri con tematiche difficili da raccontare e difficili da digerire per il lettore. Ma molto più “normali” e frequenti di quanto si pensi. Qual è la causa per cui ci sono cosi pochi i libri con questo “taglio” narrativo? Sono bloccati dalle case editrici? Chi scrive non è abbastanza coraggioso?

Innanzitutto, grazie. Non so se l’ho già detto ma le tue parole mi riempiono sempre di orgoglio. Direi che le cause per cui storie come Lacryma, che sono più reali di quanto si pensa, siano così poco raccontate dipenda da tantissimi fattori. Da un lato ci sono scrittori che puntano esclusivamente alla vendita, Lacryma non è un libro che acchiappa le masse (per ora :p). Dall’altro forse non rientra fra i generi più in voga o “preferiti” e spesso gli autori scrivono ciò che vorrebbero leggere. In ultimo credo che molte persone vogliano distaccarsi, far finta che certe realtà non esistano, fingere che sia tutto okay. Della serie, sai, “se non ne parlo non è successo”. Il coraggio non credo faccia differenze in questo caso, penso che ci siano gusti preponderanti. Voglio dire, ho notato tantissimo coraggio in determinati generi da impressionarmi un po’.

 

Vik Michele e Bea sono solo frutto della tua fantasia o sei stata ispirata da persone e fatti reali?

Allora, qui si mette male. Ma ecco la risposta onesta e priva di orpelli. In realtà Vik, Bea e Michele sono un’unica medaglia a tre facce. Tre aspetti di un unico essere. Partiamo da due soltanto, di cui uno si divide: Vik è il carnefice, Bea e Michele le vittime, sono due perché anche se entrambi vittime, lo sono in modo diverso per motivi diversi: una è mossa dalla paura, uno dall’amore cieco per Vik. E non siamo forse tutti noi vittime e carnefici di noi stessi? A conti fatti ti direi che loro tre sono io, per certi versi. Lacryma c’est moi.

 

Lacryma non ha un finale accomodante (ma anche durante il racconto i pugni allo stomaco sono parecchi) e non lasciava aperte molte porte per un eventuale seguito. Tuttavia a Lacryma hai fatto seguire la recentemente pubblicazione di Cicatrici (sempre in self publishing) dove ritroviamo un Michele frastornato ed ancora fortemente provato dalle avventure passate con Vik. Possiamo accennare la trama anche di questo breve romanzo?

Certo che sì. L’idea era di tirar fuori Michele dal baratro, di fargli concepire che c’è ancora vita anche senza “il suo amore”. Ma Michele cade, inciampa nuovamente e, come si confà a una mania del genere, la sua vita appena ricostruita fuori dalla clinica si sgretola poco a poco. Incontra una ragazza dal viso stranamente familiare che però non riesce a riconoscere, fa parte del suo passato, c’era quando c’era anche Vik, quando c’era Bea. Ma in che modo? E c’è una bambina che cammina fra le pagine, una bambina che porta in se qualcosa di importantissimo: un segreto. Michele si lascia tentare da tutto questo e al contempo da un personaggio nascosto dietro lo schermo di un computer che lo tenta. Ma chi è mai? Michele si lascia cadere e appartenere nuovamente senza remore fino allo stordimento totale, fin quasi all’insania data dalla necessità di essere di nuovo parte di quel qualcuno. Ma il velo può sollevarsi, la catena può spezzarsi, perché la catena, non è sui polsi, è nella mente.

 

Adesso veniamo alla domanda che scaturisce dalla “soffiata” che ho ricevuto. Hai praticamente finito un nuovo romanzo la cui pubblicazione potrebbe essere molto vicina. Ho informazioni corrette? Ci puoi anticipare qualcosa? Sarà ancora in self publishing?

Sei in possesso di informazioni corrette. Esatto. C’è una nuova storia in arrivo. Non ho ancora date certe. Le certezze riguardano senza dubbio la “pesantezza” della storia, e come potevo fare altrimenti? Anche in questo caso il centro focale è nella mente dei personaggi. Ci sono antieroi, falliti, umiliati e combattenti del bene ma il male si muove come un virus…

 

Se vuoi aggiungi pure altre informazioni. Tutto ciò che ritieni importante per affrontare al meglio i tuoi romanzi…

Per affrontare meglio i miei romanzi? Ti dirò, ho ricevuto bellissime parole da lettori che hanno espressamente detto che non rileggerebbero mai Lacryma perché troppo doloroso. Credo quindi che per affrontare queste pagine sia necessario fare un patto col dolore, dar lui un nome, ricordarsi che sono pagine ma è realtà, che tutto accade intorno a noi e molto più vicino di quanto pensiamo.

 

Ti ringrazio per la disponibilità, a presto.

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