COME E DOVE NACQUE MAIGRET

Facebook
Twitter
Pinterest
WhatsApp
maigret

Questa è una storia di caratteri forti, di personalità singolari e di carriere fuori dall’ordinario.

Eppure comincia nel modo più semplice, quasi banale: con un signore di mezza età dall’apparenza borghese che esce di casa come ogni mattina per recarsi al lavoro. Ha salutato sua moglie con affetto sobrio, ma non meno profondo, perché hanno il pudore dei sentimenti delle coppie di qualche generazione fa.

Adesso l’uomo di mezza età è sulla soglia del palazzo. Indossa un cappotto perché fuori l’aria è fresca e frizzante anche se è quasi primavera. Sfila di tasca una pipa, la infila in bocca e l’accende, aggiustando il tiraggio un paio di volte, quindi s’incammina sul viale alberato lasciandosi dietro una sottile scia di fumo aromatico. Il signore dal fisico massiccio deve fare una lunga camminata per recarsi in ufficio, che si trova distante, dove il fiume attraversa la città ma a lui piace passeggiare sui marciapiedi costeggiati di platani e guardare distrattamente le locandine dei quotidiani appese alle edicole dei giornali o il traffico sulla strada.

Strada, ma avremmo dovuto dire rue, perché siamo a Parigi, nell’XI arrondissement, e precisamente in Boulevard Richard-Lenoir 132, dove abita quell’uomo dall’aspetto borghese, che è diretto all’Île de la Cité, sulla Senna. I suoi collaboratori lo aspettano al Quai des Orfèvres, nel palazzo dove ha sede la Police judiciaire. Il signore di mezza età che fuma tranquillamente la pipa è un poliziotto, anzi un commissario. Di più: è una leggenda, protagonista di 75 romanzi, 28 racconti, una serie di film, telefilm e sceneggiati di cui si può perdere il conto, prodotti dalle televisioni di nazioni diverse. Perché lui, il poliziotto, è popolare in tutto il mondo, sulla sua vita e le sue inchieste esiste una saggistica vastissima e ha avuto perfino una versione a fumetti. Un successo che da quasi ottant’anni non conosce flessione, tanto che un paesino olandese gli ha dedicato una statua, inaugurata nel 1966. Perché una statua e perché proprio a Delfzjil, accanto alla foce del fiume Eems, sul Mare del Nord?

Per scoprirlo andiamoci, a Delfzjil, ma facendo un salto indietro nel tempo, molto prima che fosse inaugurata la statua dell’uomo con la pipa. Primavera del 1929: c’è un uomo che batte febbrilmente sui tasti di una macchina da scrivere e ogni tanto getta un’occhiata fuori dall’oblò. Osserva gli operai che lavorano a un’altra barca, la sua, che hanno tirato in secco per calafatarla, cioè per fare in modo che sullo scafo non ci siano fessure che lascino infiltrare l’acqua. Fanno rumore, questi operai, non possono farne a meno, così il proprietario della barca ha preso la sua macchina da scrivere sottobraccio e si è rifugiato all’interno di un altro battello, anch’esso tirato in secca poco distante.

Una macchina da scrivere e il silenzio, la calma e la concentrazione necessarie per riempire di lettere il foglio che scorre rapido sotto il rullo, quasi scivolando: quell’uomo è uno scrittore, giovane, perché ha appena 26 anni, ma molto prolifico (ha già pubblicato oltre 750 racconti e 170 romanzi!) e anche affermato, tanto da aver acquistato quella barca, il cui nome è Ostrogoth. Il giovane scrittore invece si chiama Georges Simenon, è nato nella città belga di Liegi, e la pila di fogli battuti a macchina che si ammucchiano sul tavolino diventeranno un romanzo dal titolo “Piotr il Lettone”.

Chissà se Simenon intuisce che questo romanzo sarà diverso dai precedenti. Forse sì. Forse lo sente, e questa consapevolezza cresce man mano che batte sui tasti della macchina da scrivere, perché in quei fogli c’è qualcosa, anzi qualcuno, un personaggio, con cui l’autore è destinato a restare legato tutta la vita, un vincolo indissolubile che finirà per diventare quasi una simbiosi. Il personaggio è un poliziotto, un investigatore francese, di quella che un tempo si chiamava la Sûreté e poi diventerà Police judiciaire: Jules Maigret. Il commissario Maigret. Il protagonista di 75 romanzi, 28 racconti, film e sceneggiati e perfino di un fumetto, così popolare che oltre trent’anni dopo proprio Delfzjil, il paesino olandese accanto alla foce del fiume Eems, gli dedicherà una statua, come avviene per gli eroi nazionali o per i figli prediletti di una terra.

Si può infatti affermare che Maigret, sebbene francese e creato da un belga, nasca proprio lì, fra la barca tirata in secca e il cafè Le Pavillon dove Simenon lo concepisce continuando instancabile a prendere appunti o a scrivere a macchina, e non a Saint-Fiacre, come recitano le sue biografie, apocrife o meno. Ovvio, perché un personaggio nasce dove lo partorisce la fantasia del proprio autore, che in questo caso si chiama Georges Simenon, ha appena 26 anni, è già uno scrittore affermato e forse neanche immagina il successo che lo attende. Una fama e una popolarità destinate a sopravvivergli, quando nel 1989 morirà a Losanna, in Svizzera, dopo una lunga vita densa di successo e gioie, ma anche di dolori e delusioni.

Mentre il commissario Maigret ci piace immaginarlo ancora lì, sul boulevard Richard-Lenoir, mentre s’incammina verso il Quai des Orfèvres fumando la pipa. O alla brasserie Dauphine, a bere un boccale di birra, meglio ancora in un bistrot, a sorseggiare un bicchierino di Armagnac o Calvados.

Ecco, un cafè, un ritrovo così familiare che per tanti parigini, e non solo loro, entrarvi, consumare qualcosa e scambiare una parola con i camerieri come fossero vecchi amici è molto più di una piacevole abitudine: è un rito quotidiano, da assaporare con calma, magari con una Gitanes o una Gauloises appesa a un angolo della bocca, perché questa è una storia di qualche anno fa, quando non esistevano i divieti di fumo nei locali pubblici.

Il commissario Maigret riprende la sua passeggiata eterna lungo i boulevard, lasciando dietro di sé un filo di fumo, si stringe nel cappotto perché è autunno inoltrato e l’aria è tornata frizzante (nella nostra immaginazione non ci sono pendole o rintocchi e il tempo trascorre come i foglietti che un alito di vento debole come un sospiro stacca dal calendario appeso al muro). Cerca con lo sguardo un bistrot per sorseggiare un Calvados.

Certo, di lui, di Maigret, hanno bisogno sia chi lo ha creato che chi lo ha interpretato, per vivere la vita della memoria, ma anche noi lettori e spettatori: perché di un marito così, che accarezza quasi con impaccio la signora Maigret, che ha pudore dei sentimenti, come un tempo, abbiamo bisogno. Perché di un poliziotto così, che alle fulminanti intuizioni investigative unisce un’esperienza piena di umanità e disincanto, abbiamo bisogno.

Perché in tempi così grami e privi di certezze, di un uomo così, della sua ferma bonarietà e dei suoi valori abbiamo bisogno.

Dalla stessa Rubrica...
eluceri
La ditta F&L

La nostra storia inizia all’alba degli anni ’70 del secolo scorso. La storia del sodalizio, della ditta, come la chiamavano loro, fra Carlo Fruttero e

Leggi Tutto »
eluceri
IL COMMISSARIO DE VINCENZI

Pubblicato nella collana I Libri Gialli di Mondadori nel 1936, L’albergo delle tre rose è uno dei romanzi più belli dello scrittore romano Augusto De

Leggi Tutto »

Lascia un commento