Genere:
Vieni Come sei
La mattina del 23 dicembre, all’interno di un piccolo parco di una Milano innevata, viene trovato il cadavere di una bellissima diciannovenne. Disteso, a un metro da lei, giace Ibrahim Taïa, clochard di origini marocchine, avvezzo a trascorrere le notti nel medesimo parco. Sono anni che la gente del quartiere non vuole accattoni al parco e questa brutale aggressione ha dato il pretesto per farli allontanare e mettere in stato di fermo Taïa. Marina Novembre viene convinta a investigare sulla faccenda dall’amica Flavia, certa dell’innocenza del magrebino, un senzatetto colto e gentile al quale lei portava tè caldo prima della sua corsa mattutina. Così, in una Milano sferzata da una bufera di neve, fra ville signorili e mura del carcere di San Vittore, fra rider della food delivery, vagabondi spaesati e arrivisti rampolli, Marina si troverà a sbrogliare i fili di una matassa molto più contorta del previsto.
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Vieni come sei è il titolo dell’ultimo romanzo scritto da Claudia Maria Bertola e pubblicato da Morellini editore. Si tratta di un giallo, ma non solo. Anzi, per me rappresenta molto di più che un semplice giallo. Siamo al cospetto di un altro splendido esempio di giallo “sociale”, come avevo già definito l’ultima fatica di Mario Mazzanti (Mistero a Chinatown). La Bertola lo dice chiaramente nelle note conclusive del romanzo. Questo libro è un omaggio a tutti i clochard che vivono con grande dignità la loro condizione, e soprattutto ad Ibrahim ed Aurelio, senzatetto anche loro, conosciuti dall’autrice in un piccolo parco di Milano. Li ha fatti diventare protagonisti di questo giallo, con un’ottima trama ed un ottimo intreccio narrativo, che restituisce attenzione ai più sfortunati ed emarginati, ai cosiddetti barboni, che il più delle volte sono persone miti, “solo” con una storia particolare (spesso drammatica) alle spalle. La protagonista principale è la stessa del precedente romanzo della Bertola, Vernice nera, Marina Novembre. Marina non è un’agente di polizia, tanto meno un commissario, ma nella vita si occupa di comunicazione, anche se ora ha ereditato e gestisce un rifugio in alta montagna sulle dolomiti. Adesso si trova Milano per le feste di natale, in attesa di riprendere la sua attività al rifugio. Una Milano gelida, che diventa presto anche lei protagonista del romanzo, con le descrizioni puntuali ed approfondite che ne fa la Bertola, in particolare dei suoi parchi cittadini delle sue strade e dei suoi luoghi di ritrovo. Città costantemente sotto una abbondante e fitta nevicata che ne confonde i contorni e la rende ancora più misteriosa ed enigmatica. Marina riceve una richiesta di aiuto dalla sua amica Flavia. Vuole che Marina trovi il modo di scagionare Ibrahim Taia, un senzatetto, al quale portava spesso té caldo e coperte, dall’accusa di omicidio. Un brutale omicidio, perpetrato su una diciannovenne, al parco Marinai d’Italia, dove lui ed i suoi fratelli di sventura avevano trovato rifugio in questo rigidissimo inverno. Flavia non può credere che una persona gentile e colta come Ibrahim possa aver compiuto un atto del genere, anche se le prove a suo carico sembrano schiaccianti. Marina inizia ad indagare…Marina è un personaggio che io ho amato da subito e va dato grande merito alla Bertola per averlo creato. Non è una wonder woman, non è una donna tutta d’un pezzo. Marina è una “ragazza” di 47 anni con una dolorosa forma di artrite reumatoide alle mani che le deformano, le arrossano. Non si arrende dinanzi alla malattia ed agli ostacoli che la vita le presenta, anzi la motivano ancor di più, sempre ostinata e determinata a conoscere la verità delle cose. In amore non tutto va per il verso giusto, anzi. E non potrebbe essere altrimenti se a 47 anni si ritrova sola a gestire un rifugio di alta montagna. La Bertola, con questo lungo e particolareggiato romanzo, mette in campo una ottima trama gialla, con tante sorprese ed imprevedibili colpi di scena. Il suo stile invoglia la lettura, regala ritmo e interesse. L’autrice riesce sapientemente nell’intento di abbinare una vicenda con protagonista la suspense con un racconto che getta uno sguardo dolce e amorevole a tutte quelle persone sfortunate che per qualche triste ragione si son ritrovate a vivere di espedienti, o che, come i rider che consegnano cibo a domicilio, si ritrovano a dover sbarcare il lunario con stipendi da fame, correndo rischi gravissimi, percorrendo le strade della città in sella alle loro bici. Persone che il più delle volte vivono sommessamente e con grande dignità la loro condizione. Un romanzo assolutamente da leggere. Complimenti all’autrice.

 

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