Questo romanzo è una lunga riflessione sulla relatività dei concetti.
Cosa vuol dire essere una brava persona? Qual è il confine tra bene e male?
Per trovare, se non proprio una risposta, almeno una chiave di lettura, Costa ci trasporta nel mondo buio e greve del male di vivere, nella desolazione dell’emarginazione.
L’autore analizza il dramma interiore di un uomo che, all’improvviso, viene messo ai margini della realtà produttiva, e precipita in una voragine di recriminazioni, sensi di colpa e rancori. Il protagonista, che non a caso non ha nome, narra in prima persona, con pochi dialoghi e una prosa semplice e priva di ricerca stilistica. Un lungo monologo con se stesso.
Considerato troppo vecchio per trovare un nuovo lavoro, ma troppo giovane per essere un pensionato, scivola in uno stato confusionale che lo allontana dalla vita stessa. Una realtà, purtroppo, fin troppo comune, che è di fatto la vera protagonista di questo romanzo di denuncia sociale.
I personaggi sono pochi e poco caratterizzati, uno sfondo sbiadito che il protagonista osserva a distanza, senza un particolare coinvolgimento emotivo. Solo gli incontri estemporanei paiono assorbire la sua attenzione, come a sottolineare la perdita di aderenza ai valori fondamentali nella quale è precipitato
Persino nella descrizione di se stesso, delle proprie emozioni, si sofferma solo su piccoli gesti, quale il recuperare un mozzicone dalla pozzanghera per non inquinare, piuttosto che concentrarsi sulle interazioni famigliari, come se l’apparente indifferenza della moglie e della figlia alla sua situazione non lo interessassero.
La continua descrizione di piccole attività costantemente ripetute, quali la battutina al bar, il caffè, le sigarette, contrastano con la carenza di riferimenti al passato e l’assenza di desideri e prospettive per il futuro, come se il cortocircuito in cui è caduto avesse annullato il senso della vita, ridotta ad azioni meccaniche.
Ed è da questa confusione che trae logica l’idea di compiere un gesto estremo, un’azione dimostrativa che possa placare questo senso di ingiustizia. E l’acquisto della pistola traccia la cesura tra la sua vita di persona perbene e l’inizio di un’esistenza parallela, un vortice che lo attirerà in un mondo estraneo, popolato da gente poco raccomandabile e attività illecite.
L’intreccio in realtà non è il massimo dell’originalità, è qualcosa di già letto e visto, ma la modalità con cui Costa descrive tutto questo restituisce al racconto una credibilità quasi biografica. Proprio per questo, forse, sarebbe stato opportuno approfondire un po’ di più l’interazione con la moglie e la figlia, permettendo al lettore di conoscere meglio questi due personaggi, onnipresenti ma passivi.
Ma questo è un romanzo di esordio, e in quanto tale vale la pena di essere letto, malgrado le semplificazioni letterarie e le carenze strutturali. Emerge tra le pagine la sincerità dell’autore, che descrive un mondo che conosce bene per vita vissuta.
Attendiamo con curiosità la sua seconda opera, che sicuramente beneficerà di una maggior maturità letteraria.