Tre
Mi chiamo Virginie. Di Nina, Adrien ed Étienne, oggi Adrien è l’unico che ancora mi rivolge la parola. Nina mi disprezza. Quanto a Étienne, sono io che non voglio più saperne di lui. Eppure fin dall’infanzia mi affascinano. Sono sempre stata legata soltanto a loro tre». 1986. Adrien, Étienne e Nina si conoscono in quinta elementare. Molto rapidamente diventano inseparabili e uniti da una promessa: lasciare la provincia in cui vivono, trasferirsi a Parigi e non separarsi mai. 2017. Un’automobile viene ripescata dal fondo di un lago nel piccolo paese in cui sono cresciuti. Il caso viene seguito da Virginie, giornalista dal passato enigmatico. Poco a poco Virginie rivela gli straordinari legami che uniscono quei tre amici d’infanzia. Che ne è stato di loro? Che rapporto c’è tra la carcassa di macchina e la loro storia di amicizia? Valérie Perrin ha il dono di cogliere la profondità insospettata delle cose della vita. Seguendo il filo di una vicenda struggente e implacabile, l’autrice ci trascina al cuore dell’adolescenza, del tempo che passa e separa.
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mcampeti
Penna Esordiente
Marika Campeti
Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio. Attualmente è caporedattrice per la rivista letteraria Writers Magazine Italia diretta da Franco Forte. Insegna danza orientale dal 2005. Ha pubblicato quattro romanzi , un romanzo breve e curato due antologie: Il segreto di vicolo delle Belle (Apollo Edizioni 2018), Lo scorpione dorato (Augh edizioni 2020) Neravorio (Augh edizioni 2022) L’ultimo respiro di Mara (Bertoni editore 2023), Giochi di coppia (Delos Digital 2024), 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital 2024), La notte della menta (Settechiavi, novembre 2024).

Recensione a cura di Marika Campeti

Tre è un romanzo che mi ha fatto compagnia nel mese di febbraio e che ho fatto fatica a lasciare andare.

Bisogna dire innanzitutto che a differenza di “Cambiare l’acqua ai fori” , i personaggi non entrano subito in sintonia con chi legge come per il precedente romanzo. Nina, Adrien ed Etienne mi sono apparsi come tre sconosciuti di cui non comprendevo il legame. Perché la loro amicizia perdura negli anni, nonostante gli ostacoli e la distanza fisica? Perché l’autrice ce li presenta prima bambini e poi adulti, separati ma legati da un cordone invisibile?

Poi, durante la lettura succede che ti accorgi di non poter fare a meno di loro. Della profondità di Nina, del suo essere sempre fuori contesto, della sua sincerità, del modo in cui subisce sul corpo e nell’anima gli effetti di un amore malato. Della bellezza dura di Etienne, del suo modo diretto di parlare, delle sue paure, della sua finta indifferenza. E della fragilità di Adrien, il personaggio che ho faticato a far mio, ma che poi è rimasto attaccato al cuore, come un fratello, come un’anima da proteggere e amare.

E Virginie? La sua voce che vive tra le pagine, la sua identità che si rivela verso la fine. Per far capire a chi legge, che sì, in fondo tre, è il numero perfetto.

Belle le ambientazioni di provincia che rendono tutto più concreto, il lago, il rifugio degli animali, la reggia dove il marito di Nina la rinchiude. Belli i dialoghi, diretti, veri, senza fronzoli.

Necessarie le parole forti che ci sono (senza mezzi termini), che rendono più reali i dialoghi tra i ragazzi, ma anche tra gli adulti.

Forse TRE può risultare uno di quei romanzi che vanno letti un po’ prima di essere amati, quindi non demordete se all’inizio vi sentite smarriti e confusi. Lasciatevi prendere per mano dai TRE e andate fino in fondo.

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