Solo la pioggia
Tre fratelli, Carmine, Papele e Ivano, i fratelli Corona. Sono costruttori edili, temuti e rispettati nel paese per un passato inquietante ormai seppellito con il denaro e gli affari. Carmine è la mente; Papele è il braccio; poi c’è Ivano, il fratello piccolo, che ha studiato, non ha conosciuto la giungla della strada, e per hobby fa fotografie belle e malinconiche. Ogni anno, nell’anniversario della morte del padre, si danno appuntamento. Una visita al cimitero senza mogli, figli o parenti. E poi una cena, solo loro tre. Bere, mangiare, ridere, condividere tutto, come solo tra fratelli è possibile. Una consuetudine che dura da undici anni. La cena è prevista a casa di Ivano, che vive da solo e in cucina ci sa fare. Quella sera piove, una pioggia inarrestabile e forsennata, che con la complicità del vino induce i tre fratelli ad aprirsi più del solito. Potrebbe essere una serata catartica, in cui liberarsi di maschere troppo a lungo portate. Ma la verità fa più paura di una comoda menzogna. Solo la pioggia è un romanzo breve e furioso, che in movimenti precisi e in un solo spazio è capace di generare una deflagrazione, mettendo in scena il legame inscindibile che serra col nodo scorsoio chi è cresciuto assieme e solo nella famiglia ha riposto la fiducia. E mentre l’acqua scende incontenibile dal cielo, sgretolando i muri delle case costruiti con troppo poco cemento, alla stessa maniera vengono spazzate via le certezze dei tre fratelli. Con questo dramma feroce, impietoso, tesissimo, Andrej Longo si conferma una delle voci più forti della nostra letteratura di questi ultimi anni, capace di muoversi intorno ai confini dei generi letterari.
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mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

La pioggia furiosa fa da scenario a questo romanzo breve che parla di legami famigliari, di menzogne, di ipocrisia, di territorio. Tre fratelli legati da un rito, quello di una cena commemorativa nell’anniversario della morte del padre. Tre fratelli diversi uno dall’altro: Carmine, cinquantenne, chiamato Il Sultano dalla sorella, capo famiglia designato, che si è adeguato al mutare dei tempi, vuole scendere in politica perché capisce che potrà meglio tutelare gli affari di famiglia andando dove le decisioni si prendono. Papele, fratello di mezzo un anno meno di Carmine, testa rasata per fare più paura, quello al quale si possono affidare i “lavori sporchi” che non si tira indietro e che, nel racconto verrà spiegato, dimostra di sapere perfettamente quanto consolidare la paura serva per consolidare il potere. Ivano, fratello più giovane nato nove anni dopo Papele, tenuto lontano da certe cose, quello che ha potuto studiare, perfino fisicamente diverso dai fratelli. Complice il vino bevuto, Ivano si apre con i fratelli, contando sulla loro accettazione in nome dell’amore che li lega. Fintanto che la soluzione è quella di un allontanamento di Ivano, non ci sono problemi, la facciata è salva, ma quando Ivano cambia idea e decide che è meglio continuare a vivere nel luogo in cui è nato, e combattere per essere accettato, il legame fra fratelli non è più sufficiente per comprendere e supportare, le conseguenze per il potere tragiche, l’entrata in politica di Carmine sicuramente cancellata. Proprio Carmine proverà a convincere il fratello più giovane spiegandogli che proprio no, non è possibile, che troppi sono gli interessi in gioco, che solo andando via, allontanandosi le cose potranno continuare. Papele, meno diplomatico non capisce, non accetta che Ivano non sia come deve essere. In un susseguirsi di situazioni, ottimamente descritte da Andrej Longo, la tragedia troverà il suo compimento, lasciando in chi legge un retrogusto amaro, compensato in parte dalla conclusione che in qualche modo sancisce una sorta di “contrappasso”.  La scrittura è lucida, incisiva, il romanzo ha un ritmo placido, l’uso del dialetto calibrato e comprensibile. La capacità di descrivere i rapporti famigliari, le aspettative della società, magistrale. Un libro cupo e doloroso che accompagna le riflessioni su quanto una parte della società sia ancora fortemente ipocrita e incapace di accettare il diverso da sé. 

Consigliato a chi è in cerca di storie brevi con una forte componente sociale.

 

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