Smettetela di farci la festa – Di discriminazioni in genere
“Smettetela di farci la festa” racconta di donne per parlare di società e della cultura in cui ognun* di noi cresce, ingabbiat* in ruoli stereotipati funzionali a quel sistema di potere alla base delle relazioni umane che alimenta discriminazioni, disparità e violenza. Maschilismo, sessismo, molestie sono riflesso di uno stesso squilibrio che pone gli uomini in posizione di privilegio e le donne in condizione di perenne affanno nella lotta per la parità. Uno squilibrio che è manifesto nell’educazione che riceviamo, nelle discriminazioni sul lavoro e negli studi, nella differenza di retribuzione, nel linguaggio, nelle violenze di genere, nei femminicidi. “Smettetela di farci la festa” approfondisce quindi il tema della violenza e del linguaggio che usiamo nel raccontarla. Linguaggio che si fa complice perché veicola e rafforza una narrazione sbagliata della sopraffazione, che abbiamo tutt* interiorizzato. Un linguaggio assolutorio, che nell’assolvere il criminale minimizza il crimine, nel relegare alla follia individuale deresponsabilizza una comunità che non fa i conti con la propria identità e i propri valori, con il proprio sistema di significati.
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mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Recensione a cura di Manuela Baldi

Credo di aver già detto che amo i fumetti, le graphic novel come le chiamano adesso, le vignette. Quindi questa non può essere una classica recensione, non ho competenze per dirvi se i disegni sono fatti bene o male, a me piacciono, ma mi fa piacere condividere con chi legge le mie impressioni.

Inizio dicendo che Anarkikka è Stefania Spanò, autrice, vignettista, illustratrice, femminista. È una delle persone che seguo più assiduamente. Ho visto qualche sua mostra, la trovate sulle pagine social, collabora con alcuni giornali e alcune delle sue vignette sono molto conosciute e vengono riproposte (8 marzo p.es. “OGGI, L’OTTO. ANCHE DOMANI.”)

Il tema trattato è quello della (delle) condizione(i) femminile(i), le immagini raccolte nel volume sono tratte da altre raccolte: Non chiamatelo raptus; In che Stato siamo; maDonna; Mamma non mamma…(Anarkikka for FISAC CGIL); Io non tratto; Anarkikka e le altre; Il viaggio in Rojava di 13 donne; Exit; uscita dalla violenza (Anarkikka for COSPE e CAmst).

“Smettetela di farci la festa” mette in evidenza il linguaggio usato per raccontare la violenza, rafforzando una narrazione complice, minimizzando la violenza e assolvendo il criminale che la usa. Fateci caso, quando è difficile spiegare quanto è successo si usano i termini di pazzia, follia dovuti dal troppo amore.  Ecco il libro ci aiuta a dare ai fatti il giusto valore, invitandoci a farci delle domande scomode.

E siccome qui non posso usare le immagini vi propongo qualche slogan che accompagna i disegni:

Il sessismo non ha colore, basta un cervello senza spessore!

Il giudice dice che il mio capo è solo un gran burlone. Per questo mi prende sempre per il culo”.

“La più grave violenza sulle donne è considerarle un argomento di nicchia.”

E una delle più famose:

SMETTETELA DI FARCI LA FESTA

“Di violenza non vogliamo morire. Ma nemmeno vivere.”

Alcune delle vignette sono accompagnate da brevi didascalie ma sono le immagini e gli slogan che catturano l’attenzione.

Se vi capita leggetelo, compratelo, regalatelo, non si parla mai abbastanza della condizione femminile nel nostro Paese e nel Mondo. Passa anche da noi, da tutte e tutti cambiare le cose.

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