Recensione a cura di Dario Brunetti
Più nero dell’anima è il nuovo romanzo storico scritto a quattro mani da Alessandro Noseda e Lucio Sandon uscito per Bertoni editore.
L’opera è ambientata a Trieste durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, la città è sotto l’occupazione nazi-fascista e vive in continuo stato di allerta e tensione in particolare nella Risiera di San Sabba destinato a diventare un campo di concentramento. Nel marzo del 1944 entrerà in funzione un forno crematorio per eliminare le persone catturate dai nazisti nella zona del Litorale adriatico. Verranno deportate e uccisi oppositori politici, partigiani italiani e croati ed ebrei.
Gli autori ripercorrono la vita di Leone Polo, la sua ascesa nell’OVRA, (la polizia segreta del regime fascista). L’uomo rappresenta il funzionario ideale nell’eseguire gli ordini che vengono tramandati restando un fedele servitore del Duce. Valori in cui credono con fermezza i suoi genitori al quale hanno imposto al giovane, un forte senso del dovere e della disciplina plasmandone al meglio la sua figura.
Gli sviluppi accaduti nella Risiera di San Sabba metteranno a dura prova il protagonista della storia che vivrà il suo conflitto interiore facendo i conti con la propria coscienza.
Ma non solo, a Trieste, Leone scopre l’amore per Chiara, una ragazza antifascista che avrà un ruolo chiave nel cambiamento proprio del suo uomo che vedrà incrinare le sue certezze.
Chiara rispecchia quella purezza d’animo che permetterà al lettore di vedere in Leone, non solo il poliziotto dell’OVRA, ma anche una persona capace di amare e di nutrire dei sentimenti genuini.
I legami privati che si instaureranno tra i due avranno un effetto catalizzatore sulla figura di Leone che metteranno in crisi quegli ideali per i quali ha creduto e combattuto per tanto tempo.
La coppia Noseda-Sandon ha svolto un lavoro di ricerca minuzioso e dettagliato da costruire un romanzo storico che si fonde con il noir psicologico.
Due stili narrativi che si intrecciano alla perfezione e che consentono di unire l’oggettività degli eventi con l’intensità emotiva dei soggetti protagonisti. Una tecnica che favorisce la narrazione cronologica dei fatti e al tempo stesso di focalizzare l’attenzione sulla profondità psicologica dei personaggi a vantaggio di una trama ben strutturata.
Il nero non rappresenterà solo il colore, ma con lo scorrere delle pagine assume una presenza ingombrante e ossessiva, se all’inizio acquisisce un valore ideologico dato dal potere e dalla fede, man mano muterà nel tempo trasformandosi in polvere che esce da quei forni crematori che si disperde per le strade di Trieste seminando terrore e morte.
Alla fine se lo ritroverà quel Leone Polo trovando dimora nella sua anima con quei rimorsi della coscienza che indeboliranno la sua prestigiosa figura di valoroso funzionario dell’OVRA.
Il nero prende forma e consistenza nella storia e viene inquadrato in chiave metaforica, questa sua progressione trasforma il testo in un noir dell’anima dove l’oscurità del male si materializza nel suo protagonista.
Più nero dell’anima è il risultato convincente di una collaborazione letteraria di due autori che consiste nella capacità di fondere la rigorosa ricerca storica con una narrazione psicologica e introspettiva trovandone sinergia ed equilibrio.
Un lavoro a quattro mani magistrale che ha dato vita a una voce letteraria unica e potente.


