Genere:
Per un’ora d’amore
Il legame tra un padre e una figlia è qualcosa di sacro che niente e nessuno dovrebbe spezzare. Maria Donata aveva promesso al suo, Italo, che, per quanto fosse andata lontano da casa, avrebbe sempre trovato un modo di ritornare. Quando però viene uccisa, con indosso un abito da sposa che non le apparteneva, è Italo ad abbandonare la pace delle sue vigne nel sud della Sardegna e volare a Milano, dove la vita aveva portato Maria Donata, per prendersi cura del nipotino Filippo “Pippo” di due anni e scoprire cosa possa essere accaduto alla figlia. Dopo otto mesi di indagini infruttuose, l’omicidio però rischia di essere archiviato e Italo ha un’unica speranza: il criminologo Vito Strega. Già dai primi accertamenti, la sua squadra ha il sospetto che questa morte sia collegata a una serie di femminicidi che stanno scuotendo la città: un disegno criminale più ampio e oscuro, nel quale nessuna donna sembra essere al sicuro. Sullo sfondo di una Milano crepuscolare, violenta e indifferente, spazzata dalla pioggia e dal vento, Pulixi tratteggia un noir denso di umanità, pathos e dolcezza: un dramma famigliare che si riflette sulle vite dei singoli poliziotti, risvegliando in loro fantasmi che avevano sperato di essersi lasciati alle spalle.
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Ormai “ recensire “ rispetto a quanto Piergiorgio Pulixi scrive, potrebbe sembrare qualcosa di facile e per certi versi scontato tenendo in considerazione l’essere ormai divenuto uno dei riferimenti per quanto riguarda il noir italiano. Detto questo, prendiamo in considerazione “ PER UN’ORA D’AMORE “ l’ultimo lavoro che Pulixi ha dato ai lettori. Certo non siamo più agli albori del suo scrivere, non è più il tempo ne de ” L’ Appuntamento “ né di “ Donne a perdere “ o di “ Padre nostro “ . Ormai possiamo dire che Pulixi, è a pieno titolo all’interno di un filone di estremo interesse: quello del noir. Sarebbe sufficiente il riferimento a Dard, o lo scrivere che: “ l’amore è l’altra faccia dell’odio “ per addentrarci in un clima adatto al noir. Un noir che trova nella psicoterapia il proprio svilupparsi, un’indagine introspettiva. Vito Strega della sezione omicidi e reati contro la persona, un criminologo che indaga nei confronti di crimini violenti di matrice seriale. Vito Strega a cui Pulixi si è già dedicato in precedenza, uno Strega, amant di Simenon, che nonostante i propri sforzi, non è guarito per niente dalle proprie turbe esistenziali, dalle voci che lo assillano nel proprio esistere, e che per cercare una via di uscita dal proprio malessere diviene un volontario nelle operazioni umanitarie in mare, sempre in cura dal neuropsichiatra di fiducia, Bernardo Borgogna. I giovani salvati in mare sono in tutto e per tutto come i giovani delle periferie. Strega che deve indagare su di un delitto che non è nè passionale, nè tanto meno a scopo di rapina, con un mistero da dipanare, tra Milano, con le sue diseguaglianze economiche, e la Sardegna. Un Pulixi che mette sotto accusa certe politiche che non sono certamente a sostegno delle fasce economicamente più deboli, bensì della sicurezza dei capitali e degli investimenti, del centro e non delle periferie, una povertà che alimenta l’odio. Potremmo soffermarci su quelle figure incontrate nei noir già usciti in precedenza, ad esempio Mara Rais, ma ciò che emerge a mio avviso è l’aspetto sociale messo da Pulixi in discussione attraverso Strega e non solo.

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