Oscuri resti
Glasgow, 1972. L’avvocato Bobby Carter ha lavorato troppo a lungo per le persone sbagliate. Adesso è morto, e non per un incidente. Chi è il colpevole tra i suoi molti nemici? La reputazione del detective Jack Laidlaw lo precede. In commissariato tutti sanno che è un battitore libero, con un pessimo carattere. Non fa gioco di squadra, è taciturno e inadatto a qualsiasi convenevole, ma ha un sesto senso infallibile: intuisce subito cosa succede in strada. Il suo capo imputa la morte di Carter ai soliti regolamenti di conti tra bande rivali, ma è davvero così semplice? Mentre i due principali gangster di Glasgow si preparano a una guerra, Laidlaw dovrà scoprire chi ha ucciso Carter prima che la città si trasformi in una polveriera. Con l’invenzione del detective-filosofo Jack Laidlaw, William McIlvanney ha cambiato il genere giallo, dando vita al tartan noir. Il testimone passa ora al suo principale erede, Ian Rankin, in un incontro di fuoriclasse, un noir fulminante che scava nei bassifondi dell’anima fin dentro ai recessi più oscuri.
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mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Prima di raccontarvi le mie impressioni sul libro voglio darvi qualche informazione sulla sua genesi.

William McIlvanney, autore e poeta scozzese è considerato il padre del Tartan Noir. Nel 1977 diede vita al detective-filosofo Jack Laidlaw scrivendo in 14 anni 3 libri con questo particolare protagonista. Nel 2015, McIlvanney, morì e fra le sue carte, la moglie trovò un manoscritto con una storia di Laidlaw, un prequel. Si trattava di appunti senza il finale. La casa editrice chiese a Ian Rankin, esponente di spicco del Tartan Noir, autore del seriale di grande successo con protagonista John Rebus e la città di Edimburgo, di completare il giallo. Con grande trepidazione, secondo le sue dichiarazioni, Rankin si avvicinò al manoscritto e lo completò, sentendo forte il peso di mettere mano a uno scritto di un autore che ammirava molto. Il risultato finale è “Oscuri resti – Le indagini di Laidlaw”.

Fatta questa doverosa introduzione, dirò subito che il libro mi è molto piaciuto perché le atmosfere descritte sono quelle di una città, in questo caso Glasgow, che fanno parte integrante del libro. Laidlaw è un agente investigativo che troviamo in una nuova unità, la sua reputazione lo precede e questo fa sì che il suo capo lo “affidi” al sergente Lilley perché lo tenga d’occhio. Jack Laidlow è un cane sciolto, poco incline al lavoro di squadra, si trova meglio in strada che in centrale, non ama e non è amato dai suoi colleghi. Molto bravo nel suo lavoro e anche nel far arrabbiare la gente, ha però la capacità di cogliere gli stati d’animo, di capire la strada. È un uomo che ragiona è capace di collegare particolari e situazioni anche molto distanti fra di loro. Legge i filosofi, anche questo è motivo di incomprensione e dileggio, ma fa parte della sua strategia, come dice al suo collega Lilley: “Sai perché quei libri sono qui, Bob?” Le parole gli uscirono dalla bocca tutte d’un fiato. “Perché in una sala piena di detective, tutti li prendono come tracce per capire il mio carattere. E mentre sono occupati a decifrarne il senso e il ruolo, io riesco a lavorare senza ostacoli.” Bob Lilley pur non essendo contento del comportamento di Laidlow, lo supporta e cerca di comprenderlo ma non è sempre facile. Nel racconto della vicenda si entra anche nella vita privata di Laidlaw, scopriamo così che il suo matrimonio è in crisi, che quando indaga non c’è posto per null’altro. Disattendendo alle consegne dell’ispettore Milligan, Laidlaw indaga seguendo i suoi ragionamenti e intuizioni che porteranno alla soluzione del caso. Come dicevo oltre all’indagine c’è la Glasgow degli anni Settanta, il pub, la malavita, la povertà, le guerre tra bande, la corruzione. Tutto descritto senza giudizio, anzi cercando di far comprendere le fragilità umane. A mio avviso una scrittura bella, dura, degna dei migliori polizieschi.

Consigliato a chi abbia letto i precedenti libri di McIlvanney con protagonista Jack Laidlow ma anche a chi  non abbia mai letto nulla, consigliato a chi legge abitualmente Ian Rankin, perché trovo che il suo lavoro di completamento del libro sia stato molto rispettoso ma allo stesso tempo abbia apportato una nota personale. Consigliato a chi cerca atmosfere particolari ben descritte.

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