Pandiani con l’ultimo suo romanzo, FUOCO, mette le mani con quattro fuggiaschi, quattro evasi, che nel tentare di rifarsi una vita, divengono, loro malgrado dei detective, detective sotto ricatto, visto che devono eseguire gli ordini che ricevono senza poterli mettere in discussione, come conseguenza del proprio passato. E “ Numero uno “, già conosciuto nel precedente romanzo, che rinfaccia loro continuamente. Un passato che ha insegnato loro l’importanza delle cose semplici, ma anche che la latitanza ha fatto si che anche nel passeggiare, la fuga sia nelle gambe; il sentire il pericolo e guardarsi le spalle in continuazione non passa; la clandestinità che produce fatica sia essa fatta per scelta oppure per necessità. “ Numero uno “ porta avanti un ricatto vincolandoli al proprio volere. Tra Max, Abdel, Sanda, Vittoria e “ Numero uno “ avviene una sorta di partita a carte che però è quest’ultimo a gestire senza che nessun bluff possa essere messo in campo, con la sua doppia personalità caratterizzata da tranquillità ed atteggiamenti ostili. I quattro sono obbligati a confrontarsi con la doppia faccia della giustizia, che prima li imprigiona ed ora non li lascia andare per la loro strada. Al centro di quanto si dipana in queste pagine, è la morte di un parroco di periferia, deceduto in un incidente …. partendo dall’ipotesi che non si tratti di una disgrazia con conseguenti dubbi e perplessità sull’accaduto e sui traffici poco limpidi di enti benefici che fanno girare tanti soldi. Ma non solo enti benefici, come non evidenziare il ruolo che hanno le cooperative che intervengono rispetto all’immigrazione, al cosiddetto” equo e solidale”, all’accoglienza, al sostegno per famiglie indigenti, con il mettere in campo una mensa attrezzata per senza tetto, alla raccolta di materiali preziosi ecc …; le società finanziarie. Sullo sfondo di tutto questo si intravede la crisi economica che attanaglia l’esistente, l’aria di recessione, il costo di luce e gas che va alle stelle; ma anche la solidarietà umana che si concretizza nell’intervenire, da parte di Max,a sostegno di un immigrato; la precarietà del lavoro, dalle consegne di cibo a domicilio all’accudimento dei bambini delle famiglie benestanti; le periferie, come le Vallette un luogo “ sopravvissuto “,con un bar che è una bettola vera e propria, con la totale assenza sia di negozi che di luoghi adibiti alla soddisfazione dei propri bisogni; con gli italiani tristi, rassegnati, incarogniti; che non vedono un futuro possibile, da una parte, gli immigrati stanchi ma arrabbiati ed allegri,quasi sereni con la speranza in una esistenza migliore, con poco o nulla da perdere, dall’altra. Quattro individui che fanno i conti con i tempi che cambiano anche per chi è andato avanti con rapine alle banche, ai furgoni blindati, ed oggi deve avere la capacità di tenere sotto controllo la rabbia e quant’altro si muove dalla “pancia”, in una città, Torino, che cambia con banche, fondazioni che prendono il sopravvento nel territorio, con le cose che non si risolvono più alla vecchia maniera. In questo contesto fa la sua comparsa un personaggio già descritto da Pandiani, in precedenza. Zara Bosdaves, l’investigatrice privata. Senza nulla togliere a queste 411 pagine, Pandiani non è riuscito a tenersi ai livelli di “ Fuoco “, che non a caso lo ha portato a vincere il premio Scerbanenco del 2022.
Noir
RECENSIONE a cura di Edoardo Todaro: Non posso non iniziare scrivendo che sarà pure una coincidenza, ma a distanza di poco tempo Lucarelli prima, De