Genere:
NOSTRA SIGNORA DELLE NUVOLE
Attraverso l’infanzia nel pittoresco quartiere romano di Città Giardino – punteggiata dalle visite dell’elegante nonna materna, del bizzarro nonno ungherese e dal rapporto difficile con il padre – la voce narrante muta con l’arrivo della sorellina e con il sofferto trasloco a Latina. Con lo stesso sguardo svagato e favoloso di Annarita, Mirko trasforma le ansie in una narrazione picaresca che sfida le trappole dell’adolescenza, la scoperta dell’amore, e del dolore più grande. Finché, inesorabile, la realtà non s’insinua tra le mura di casa, portando con sé il fantasma dell’età adulta e della fantasia che si sfalda come le nuvole. Tran le inevitabili macerie dell’esistenza resta però intatto l’obelisco della madre a testimoniare una storia meravigliosa e a tramandare le splendide illusioni di una vita. Mirko Zilahy, dopo il successo nel thriller, accorda la voce a un registro letterario e scopre una gamma di colori, stili e sensazioni che lo proietta nella grande tradizione del romanzo familiare e di formazione. Nostra signora delle nuvole è un libro poetico, commovente, universale, che racconta la vita di un uomo e della sua famiglia attraverso gli occhi colmi di stupore di un bambino, e la storia d’amore tra una madre e i suoi figli attraverso la letteratura, l’immaginazione, l’irrealtà. La storia di un destino scritto nelle nuvole.
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Fine anni ’70, Roma quartiere Montesacro: un appartamento in affitto (cinquantaseimila lire di affitto ogni santissimo mese), un comò antico, mobilia vecchiotta (che guai a cambiarla, è un’eredità da preservare), qualche macchia di muffa che colora gli angoli più umidi. Una famiglia come tante vista dagli occhi di un bambino di sette anni: Mirko, che di nomi ne ha sette così da poter vivere altre storie oltre a quella assegnatagli alla nascita. Inizia così Nostra signora delle nuvole, uno dei romanzi più straordinari che leggerete da qui all’infinito.

Non è solo un romanzo il nuovo lavoro di Mirko Zilahy, non è un diario, non è una vicenda narrata secondo una linea temporale: non cercate la consequenzialità degli eventi, non seguite gli anni e le date, dovete semplicemente lasciarvi trasportare dal fluire dei ricordi e delle piccole scintille di vita che l’autore ci regala.  Un variegato impasto di scoperte e conquiste, di perdite e difficoltà, di amarezza addolcita da un amore che prepotente rimbalza tra le parole e occupa tutto lo spazio intorno voi.

Cos’è Nostra signora delle nuvole se non un monumento all’amore? L’amore di una madre, quello di un figlio che cresce sotto agli occhi dei lettori: lo conosciamo bambino con i suoi racconti straripanti di dettagli, salti di argomenti, voli di fantasia tutti compressi in poche righe perché il linguaggio dell’infanzia, a volte è un contenitore troppo stretto per le parole che reclamano discorsi.

Un’autobiografia, a tratti romanzata come ci dice l’autore, per sopperire laddove la memoria si è un po’ sbiadita, per raccontarci una vita non sempre facile ma vissuta con grande dignità e coraggio. Si inizia con Mirko bambino, la mamma Annarita professoressa e il papà Gherardo, medico di origini ungheresi, responsabile di questo complicatissimo cognome che mette in difficoltà un po’ tutti… che poi siamo sicuri non sia polacco? I primi anni a Roma, la nascita dell’adorata sorella Isabella e il trasferimento a Latina. L’adolescenza e la maturità, gli studi, gli amori, c’è tutto per definirlo un romanzo di formazione che è però anche un racconto corale costellato da personaggi indimenticabili, come la nonna materna Paola, bellissima e raffinata, custode di storie e ricordi, di caldi pomeriggi estivi nell’afosa città di Terni. Il nonno paterno, figura bizzarra e curiosa, quasi una macchietta e poi lei, Annarita, una donna forte e fragile allo stesso tempo, una sognatrice che è venuta a patti con la durezza della vita quotidiana ma che ha trasmesso ai suoi figli la voglia di puntare in alto, oltre la banalità del prevedibile. Fieri delle proprie origini, sempre a testa alta, sempre a inseguir nuvole con gli occhi colmi di speranza.

Non è facile raccontarvi di Nostra signora delle nuvole perché per me è stata una lettura molto intima, lasciando andare le mie sensazioni mi sembra di “spifferare” confidenze fatte a me personalmente. Non è possibile nemmeno ricostruirne la trama perché il filo che lega le parti della vicenda non ha una via definita, non c’è uno schema, è una scrittura libera che segue le regole della memoria. Non fate mai l’errore di cercare in un romanzo l’eco del precedente: Mirko Zilahy si è fatto molto amare per la sua trilogia thriller sul Commissario Mancini, ma qui scavalca la definizione di genere e ci regala un omaggio, un monumento come dicevo all’amore, un ritratto di sua madre che è poi la storia della sua vita. Ci vuole molto coraggio amici miei! Uscire dal proprio spazio di comfort, aprire le porte della memoria al lettore, mettere su una pagina la propria storia e rendersi conto di che viaggio incredibile sia stato.

Cosa si cerca nella lettura? Evasione, brivido, paura. Cerchiamo personaggi che ci rappresentino, nuovi eroi che ci raccontino le loro avventure fantasticando che siano le nostre. Ci appassioniamo, gioiamo e soffriamo con loro. A me è accaduto tutto questo solo che a un certo punto ho dovuto far pace con l’idea che non fossero figuranti di fantasia, ma persone vere, come Mirko che avevo di fronte quando ci raccontava di Annarita. Ho completamente abbattuto il confine tra finzione e realtà e il risveglio è stato doloroso. Ecco la forza della scrittura, il potere delle parole, la magia che ha compiuto l’autore.

Se siete pronti a correre il rischio di vivere un’avventura che vi stravolgerà il cuore, Nostra signora delle nuvole è il libro che fa per voi.

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