Genere:
Macerie – Erica Arosio e Giorgio Maimone
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Trama

«Non sta nevicando su un uomo, nevica sui frammenti di un uomo. Un sasso qua, un cuore là, un po’ di freddo in più, un piede, una mano, delle spalle capienti, ma non per reggere tutto il dolore. Macerie, solo macerie.»

Milano, dicembre 1950. Viene uccisa una lucciola. È la quinta, ma la Polizia non se ne interessa. Le prostitute non valgono niente: non possono andare in chiesa, non pagano le tasse, non hanno diritti, non votano, non meritano indagini. Ancora di più se si tratta di ex operaie, che hanno scelto il mestiere per fame. Chi c’è dietro questi omicidi? Spetterà a Greta e a Marlon scoprirlo, spezzando la rete di omertà che il potere stringe attorno al caso. Intanto alla Scala fervono i preparativi per il debutto dell’Otello. Tutto intorno, le macerie della guerra deturpano ancora Milano: le case crollate, i villaggi per gli sfollati, la migrazione dal Sud, la miseria delle periferie e, per converso, in centro, una città che ha fretta, che vuole crescere, che si libera del vecchio per costruire il nuovo, dove gli abitanti dei quartieri alti non si mischiano ai proletari. A meno che questo non avvenga nei bordelli.

Recensione a cura di Paola Varalli

“Notte, nebbia, Navigli e bar. La sua vita si dipana così. Magari non necessariamente nello stesso ordine: a volte non c’è la nebbia, a volte non è sui navigli. La notte e i bar, invece, sono una costante. I bar per poter bere, certo, ma soprattutto per poter giocare: da briscola ai dadi tutto è permesso e tutto fa per lui. C’è anche un caffè dove si gioca a freccette, come nei pub irlandesi, e si punta forte. Vincere un torneo può anche voler dire una settimana di paga di un operaio. Ecco, appunto, l’operaio. La notte, comoda cuccia in cui nascondersi, serve a Mario anche per non incrociare il padre. Arriva a casa in via Corelli dopo le cinque, tutte le mattine e calcola l’orario apposta perché il padre sia già uscito e abbia iniziato a lavorare al primo turno all’Innocenti.”

E questi è Mario Longoni, detto Marlon, ex pugile ora investigatore privato, in combutta con la giovane e attraente Greta, da poco laureata in legge. Marlon strizza l’occhio al Marlowe di Chandler ma anche al Cerutti Gino (Gaber lo canterà dieci anni dopo, ma che ne sappiamo che da piccolo, il Cerutti, non fosse già in giro per il Giambellino a far danni?).
Il nostro si muove in una Milano del dopoguerra, gioca a fare il duro all’americana ma mangia il risotto con l’osso buco innaffiato col vino Folonari, rigorosamente contenuto in un bottiglione con tappo a vite. Insomma, a Roma direbbero un investigatore “de’ noantri” tanto accattivante quanto adorabilmente squinternato. Romantico quel giusto, autoironico allo sfinimento ma bravo a tirar pugni, all’occorrenza.
Marlon e Greta sono personaggi vivi, reali, col cuore che pulsa sopra le macerie del dopoguerra di una Milano da ricostruire. Greta è l’opposto di Marlon, lui generazione operaia, lei famiglia borghese con il padre avvocato, lui che si è sempre arrabattato, lei che ha in qualche modo trovato la pappa pronta. Ma è intelligente e caparbia e il contrasto con Marlon dà sapore alla narrazione.
Gli autori dichiarano in una intervista:

“Abbiamo costruito una serie con personaggi forti, con ideologie forti alle spalle e atteggiamenti eroici: non erano adatti a popolare né gli anni Zero, né gli anni Dieci: niente a che spartire con la generazione Z e con le moderne indagini di polizia. Niente luminol, prove del Dna, celle telefoniche, carte di credito. Volevamo ricostruire un’epoca eroica, dove la gente, dopo la caduta, si risollevava con le proprie forze e con le proprie mani. E provava, sempre, a ricostruire su macerie. Diciamo spesso che abbiamo voluto innestare il Giallo classico sul tronco robusto del Feuilleton e, tutto sommato, crediamo di esserci riusciti.”

E ancora: “Non di sola trama vivono i gialli, ma anche di ambiente, di costume, di vita sociale, di impegno. E meno male che tra i giallisti italiani non mancano quelli che hanno ben chiare queste linee guida. In particolare noi, che scriviamo dal passato, abbiamo il compito di tenere viva la memoria, far capire da dove arriviamo e da dove arrivano, dove hanno le radici, le storie della società attuale.”

La scrittura è frizzante, coniugata al presente, piena di ritmo, di ironia, di citazioni colte ma anche di espressioni tipiche del dialetto lombardo, che rendono la lettura molto leggera sebbene si tratti di mondane assassinate e di sordide risse da bordello.
Confesso: la lettura mi ha intrigato, non vedevo l’ora di andare avanti e scoprire cosa stava succedendo.

Ogni capitolo riporta sotto il titolo una citazione tratta dal libretto di un’opera lirica (a un certo punto della narrazione si fa riferimento alla “prima della Scala”), che siano indizi messi a bella posta dai bravi Arosio e Maimone per confonderci o indirizzarci? A questo punto direi che per scoprire l’arcano… tocca leggerlo! Decisamente consigliato.

Dettagli

  • Genere: giallo storico
  • Editore ‏ : ‎ Ugo Mursia Editore (23 maggio 2022)
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 348 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8842564648
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8842564645
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