Genere:
L’omicidio è denaro
In Grecia nessuno sembra occuparsi dei più poveri, di coloro che sono rimasti ai margini della società. Il vecchio militante di sinistra Lambros Zisis progetta così di far nascere il “movimento dei poveri”, perché la crisi non è finita: nonostante le bugie dei politici che raccontano di una ripresa degli investimenti, il mondo sta cambiando sempre più velocemente – tra il turismo mordi e fuggi che minaccia di svuotare Atene e gli immigrati che cercano in Europa un nuovo futuro – ma a pagare il conto sono sempre gli stessi. Eppure non è l’idealismo del suo vecchio amico Zisis a preoccupare il commissario Kostas Charitos – o almeno, non solo – quanto piuttosto i feroci omicidi di due investitori stranieri, uccisi a coltellate sulle note di una vecchia canzone popolare. Per trovare il colpevole, Charitos dovrà affrontare uno dei casi più difficili della sua carriera, indagando in una Atene sospesa tra speranza e disillusione, tra la bellezza immortale della sua storia e il caos dei nostri tempi.
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Gli appassionati di Petros Markaris, e del “ suo “ commissario Kostas Charitos, si trovano di fronte al 13° appuntamento.

 Dobbiamo dire che in “ L’omicidio è denaro “ Charitos si trova a condividere il ruolo di protagonista con il suo inseparabile amico Lambros Zisis. Un commissario di polizia ed un vecchio militante di sinistra che in comune potrebbero aver poco viste le contrapposizioni, passate, che i propri campi di appartenenza hanno avuto ( le forze dell’ordine al servizio della dittatura “ dei colonnelli “ dal ‘67 al ’74 e la sinistra che si batteva contro di essa ); ma che in realtà li unisce un sentimento di reciproca fiducia e rispetto.

Ci imbattiamo non solo con una Grecia che stenta ad uscire dalla crisi economica che l’ha colpita nel 2009 ma soprattutto  con la consapevolezza, impersonificata da Zizis, che lo schieramento politico che dovrebbe portare avanti  una prospettiva di “ un altro mondo possibile “, cioè la sinistra, è naufragato in quanto asservito alle logiche gestionali del potere, “ la sinistra ed il socialismo sono entrati nel gioco del potere e si sono suicidati “.  Di fronte a questa deriva politica l’idealismo di Zisis non si ferma, non può accettare quanto vede, non riesce a trasformarsi in spettatore e quindi si fa promotore del “ movimento dei poveri “. Per far questo si rende necessario il funerale della sinistra con tanto di bara e di insegna “ qui giace la sinistra “. Possiamo leggere pagine istruttive sulla nascita di un movimento, sui livelli decisionali che questo si da, sui rischi di infiltrazione ma anche sulla diffidenza che i “ nativi “, in questo caso i greci, hanno verso gli immigrati, diffidenza annullata dal collante che unisce: la povertà.  “ Poveri “ che sono una categoria talmente indistinta da far superare, e dimenticare, la distinzione destra/sinistra, essendo la linea di separazione ricchezza/povertà. Ci viene descritta non solo l’immigrazione ma anche l’emigrazione : la fuga dei cervelli. Un movimento composito ma unito: immigrati dell’Est; africani; giovani e meno giovani; ex medio borghesi colpiti dalle conseguenze della crisi. E’ in questo contesto, che in parallelo si inserisce Charitos e la sua indagine per scoprire chi ammazza imprenditori stranieri interessati ad investire in un paese in crisi, e Charitos non ha alternative: se non  mette fine agli omicidi saranno gli stranieri a mettere fine agli investimenti. Sono proprio gli affari l’unica relazione che intercorre tra gli investitori stranieri ed i greci. Chi agisce, assassino solitario ?,  assassinando, con una canzone come firma, 2 imprenditori, un saudita ed un cinese, ed un consulente di investimenti  lo fa perché ritiene non più sufficiente appoggiare i poveri e le loro rivendicazioni ma si rende necessario colpire i responsabili della povertà.

Come nei precedenti romanzi accompagnano Charitos sia  il sempre utile vocabolario Dimitrakos, come le strade di Atene ed i suoi quartier; sia gli appetitosi  piatti della moglie Adriana. Tra l’altro elemento , il “ piatto dei poveri “, diviene il simbolo che unisce le varie etnie presenti nel “ movimento dei poveri “.

Markaris da tempo, con i precedenti romanzi, girava intorno alla messa in critica della sinistra e con “ L’omicidio è denaro “ ci entrato alla grande.

Che dire ? Vale la pena leggerlo.

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