L’impero di mezzo
Dopo l’ultima, sfiancante inchiesta, il vicequestore Luca Wu ha bisogno di riposo e di ritrovare se stesso: lo deve a sua moglie, Anna, che lo ha cacciato di casa dopo l’ennesimo tradimento, e soprattutto a suo figlio Giacomo. L’occasione per allontanarsi da Roma e dal commissariato di Torpignattara si presenta quando i nonni di Wu decidono di tornare un’ultima volta al loro villaggio di origine, Caoping. Ma a pochi giorni dall’arrivo, l’ufficio sicurezza dell’ambasciata italiana in Cina lo contatta per chiedere il suo aiuto su un caso molto delicato: un importante imprenditore italiano è morto precipitando dal diciassettesimo piano di un parcheggio a Wenzhou. Il sospetto è che si tratti di un incidente, ma qualcosa nella ricostruzione delle autorità cinesi non torna. Insieme alla poliziotta Yien Bao Yi, quello che sembrava un semplice contrattempo si trasforma in una corsa impazzita tra i locali controllati dalle Triadi, le stanze della politica e le fabbriche dei colossi mondiali della tecnologia. Un intrigo internazionale fatto di affari miliardari, depistaggi, omertà e lotte di potere nei territori più oscuri dell’Impero di Mezzo. Dopo la Roma multietnica de Il cinese, Andrea Cotti spedisce Luca Wu alla scoperta delle sue origini, e dipinge un affresco della Cina sospesa tra tradizioni millenarie e futuro accelerato, dove spesso il confine tra legge e crimine, tra colpevoli e innocenti è troppo sottile per essere individuato.
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mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Recensione a cura di Manuela Baldi

Luca Wu, trentaquattro anni, vicequestore aggiunto, è un uomo sempre in bilico fra due culture, perfino il nome è a metà. È nato in Italia da genitori cinesi, è italiano, è cinese, è poliziotto, è sposato, è padre, è figlio, è nipote. Ama la moglie Anna ma la tradisce, ha fortemente voluto un figlio, Giacomo, ma lo trascura. Non è mai completamente a proprio agio in nessun luogo e in nessuna veste. “L’impero di mezzo” è la seconda indagine che ci regala Andrea Cotti con protagonista Wu e questa volta la vicenda si svolge in Cina. Per Luca Wu dovrebbe essere una vacanza con i nonni, nonno Li Dingfu, detto Forte Li e nonna Li Meyu, Bellissima Li, suoi riferimenti, le persone alle quali sente di essere più legato. Appena arrivato in Cina però, viene coinvolto in un’indagine sulla morte di un cittadino italiano, Carlo Grande, un imprenditore molto conosciuto. Wu viene ammesso come osservatore dalla polizia cinese, portato sul luogo dell’incidente, conosce tre poliziotti, due uomini e una donna, Zhu, Tong, Yieng. Subito gli viene specificato che non potrà indagare solo osservare, ma non sarebbe Wu se si limitasse a osservare. I poliziotti cinesi vedono Wu come uno straniero, un laowai e non sono contenti di averlo fra i piedi, inoltre i rapporti all’interno della polizia cinese sono complessi: … La Yien spiega Tong, dirige l’indagine. Lui è il suo superiore e dirige lei. Il vicecommissario generale Zhu dirige tutto.” Non senza difficoltà Wu inizia la collaborazione, affianca Yien Bao Yi, supervisore superiore, giovane e molto capace. L’indagine è complessa e sarà proprio Wu che smonterà la tesi investigativa iniziale, facendosi aiutare dai “suoi” in Italia. A fare da sfondo a un indagine che parte dall’ipotesi di un incidente, una Cina piena di contraddizioni, tradizionale e proiettata nel futuro. Ipertecnologica e arretrata, comunista ma fortemente liberista negli affari, nella quale le relazioni, i legami sono importanti, guanxi: l’arte di stabilire rapporti, fare e ricevere favori, creare una rete di amicizie utili che durerà tutta la vita, una sorta di seconda famiglia che va a sovrapporsi a quella naturale e con la quale si è in connessione per sempre. Questa è la Cina con cui fare i conti.  Andrea Cotti fa raccontare a Wu, in prima persona, una bella indagine con colpi di scena e varie ipotesi investigative. Come accade in un buon noir, che è soprattutto racconto sociale, è quello che gira attorno all’indagine che coinvolge e interessa. È uno spaccato di vita e di vite che attrae e respinge. Mi piace particolarmente come  Cotti descrive l’inadeguatezza che prova Luca Wu, il suo sentirsi fuori posto, altro, rispetto al posto in cui si trova. Trovo che siano molto ben rappresentati i sentimenti, le sensazioni che prova chi cresce a cavallo tra due culture e non vuole scegliere ma proprio per questo è in perenne difficoltà. Per Wu sono tanti i rapporti non chiariti, quello con il padre, con la moglie. Perfino nel suo essere padre c’è qualcosa che non va bene. Come gli scrive in un messaggio su WeChat, sua moglie Anna: … “Però tu sei grande lui è piccolo tu sei un adulto, Giacomo è un bambino. Pensaci Wu e pensa a cosa si merita tuo figlio. Si merita un padre. Bravo.

Wu si fa prendere dalle indagini, è un poliziotto capace e non ha paura di indagare, quando serve mena le mani, fin da piccolo suo padre gli ha insegnato le arti marziali. In una corsa in giro per la Cina, assieme a Yien, la poliziotta incaricata delle indagini, Luca conoscerà la Cina che corre in avanti ma che è ancorata alle sue tradizioni. Niente è mai come sembra. Altra cosa che apprezzo particolarmente nel libro di Cotti è di aver fatto diventare Carmelo Pecora, scrispettore, un personaggio del libro (dei libri, perché Pecora è in entrambi). Pecora è il solo amico che Wu ha, pronto ad aiutarlo professionalmente, ma anche a non approvare ciò che fa. Infine una piccola critica, la conclusione del libro è crudele verso chi legge. Sono un po’ arrabbiata con Andrea Cotti,  non dico di più, capirete leggendo.

Consiglio la lettura perché è un libro ben scritto, perché l’indagine è interessante ma soprattutto perché presi per mano da Luca Wu, conosciamo un mondo lontano e per molti versi fantastico, nel quale tradizione e modernità cercano costantemente il loro equilibrio. Ovviamente lo consiglio a chi avesse letto il primo, “Il Cinese”, sempre edito da Rizzoli. Preciso che si può leggere anche solo il secondo, le due indagini sono indipendenti e la vicenda umana di Luca Wu ha comunque spiegazioni che consentono di capire anche senza aver letto il primo.

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