Lago Santo
L’autunno è stato mite, e la neve non è ancora arrivata a sbiancare le cime dell’Appennino quando il commissario Soneri imbocca il sentiero per Lago Santo, un nido di falco a millecinquecento metri di altitudine dove, da ragazzo, tante volte è scappato per star lontano dal chiacchiericcio e più vicino ai propri pensieri. A spingerlo questa volta non c’è però la voglia di solitudine, ma la denuncia anonima del ritrovamento di un cadavere. Il morto ha il volto sfigurato – persino troppo, pur immaginando un accanimento da parte dei lupi –, ma Soneri sospetta che si tratti di Gianrico Bonaccorsi, un insegnante di filosofia in pensione recentemente scomparso. La moglie in effetti riconosce la salma, ma il caso è tutt’altro che chiuso, perché molte domande rimangono senza risposta: Bonaccorsi è caduto mentre camminava? Si è suicidato? Soneri non ne è convinto: troppi dettagli stonano. Ma chi poteva avere interesse a uccidere l’ex insegnante? Il quadro si fa fosco in fretta: Bonaccorsi era un esponente ben noto dell’ultradestra locale, con molti contatti e altrettanti nemici. Che sia da cercarsi tra i suoi avversari, l’assassino? O tra i suoi camerati, a cui l’integralismo di Bonaccorsi iniziava a risultare scomodo? A quasi vent’anni da “Il fiume delle nebbie”, di nuovo in libreria nel Giallo Mondadori, Valerio Varesi torna a raccontare la provincia italiana e gli scheletri nell’armadio dei suoi estremismi politici.
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Recensione a cura di Dario Brunetti

Lago santo è il nuovo romanzo di Valerio Varesi uscito per Mondadori dedicato al personaggio del commissario Soneri.

Lo scrittore è uno dei massimi esponenti del noir che nel corso degli anni si è contraddistinto nell’analizzare in maniera attenta e scrupolosa dinamiche psicologiche introspettive indagando sul rapporto che lega il crimine alla società moderna.

In questo nuovo capitolo Varesi ci conduce a Lago Santo parmense, un luogo suggestivo che il commissario Soneri raggiungeva da ragazzo, imboccando il sentiero che lo portava a Capanna del Braiola e Sella dell’Orsaro. Bei ricordi, necessari per ritrovare un po’ di quiete, ma invece si trova in questo posto al quale è particolarmente legato per ragioni che solo un lettore di gialli potrebbe immaginare.

E’ pervenuta una denuncia anonima riguardante il ritrovamento in una scarpata del cadavere di uomo dal viso sfigurato, le sue condizioni che all’inizio non ne permettono il riconoscimento, fanno presumere a un attacco portato a termine dai lupi. Grazie all’acume investigativo del commissario, quel corpo rinvenuto e del quale si erano perse le tracce, porta a Gianrico Bonaccorsi, un ex insegnante di filosofia in pensione e noto esponente dell’ultradestra parmigiana.

Il caso lascia presagire che l’uomo sia potuto cadere in maniera accidentale oppure che si sia trattato di un suicidio, ma ricostruendo la dinamica, gli inquirenti scopriranno che Gianrico Bonaccorsi è stato assassinato.

Soneri deve indagare cosa si nasconde dietro alla figura di Bonaccorsi, inoltre seppur con riluttanza cercando di mascherare il suo fastidio interiore, deve entrare in contatto con personalità dell’estrema destra.

Ma chi era Gianrico Bonaccorsi? L’uomo aveva la passione per le arti marziali, ma non solo era una persona di cultura che vedeva sia nel filosofo tedesco Nietzsche che nel politico e aviatore italiano Italo Balbo, dei punti di riferimento esemplari.

L’ambientazione montanara è accogliente e crea un’atmosfera calda e rilassante attraverso quei rifugi in legno e pietra e quei boschi dove regna il silenzio leggero e profondo che riconciliano con la natura.

Era la meta scelta forse da Bonaccorsi che da cultore del suo stesso fisico cercava il suo benessere interiore andando alla ricerca di quei sentieri inesplorati?  Non per il suo assassino che forse conosceva i suoi spostamenti, a tal punto da tendergli un agguato. 

Un’indagine articolata e complessa si presenta agli inquirenti, Soneri da fine e acuto osservatore riconoscerà quel fanatismo politico che si riduce a scontri personali alimentando l’odio verso quei nemici da umiliare in un declino di principi etici e di valori alimentato da comportamenti antisociali dove regnano corruzione e malaffare.

Varesi mescola personaggi vecchi e nuovi in un lento crescere di eventi che si susseguono; inoltre focalizza l’attenzione su un estremismo politico con forti richiami al passato attraverso ideologie che con l’avanzare degli anni han perso di sostanza e consistenza impattando solo in modo negativo e facendo rivalere nell’uomo  unicamente la bramosia del vile potere che cede a compromessi e che stringe affari segreti e oscuri con la criminalità organizzata.

E pensare che c’era il pensiero s’intitolava così l’album di Giorgio Gaber il quale conteneva il brano Destra e sinistra, una lucida e ironica ricostruzione basata sul ragionamento concreto sul sapere cosa sia di destra e sinistra chiarendone il concetto nel suo significato più autentico.

Proprio quel ragionamento in cui si imbatte il nostro Soneri!

 

 

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