Genere:
La felicità si racconta sempre male
Catania, giugno 2017: il cadavere di un uomo, Gerri Santiloro, viene ritrovato in un vicolo del centro crivellato da tredici proiettili. A occuparsi dell’evidente omicidio arrivano, sul luogo del delitto, l’ispettore Bonanno e il commissario Davide Bovio, che trovano subito una stranezza: sul corpo della vittima c’è una lettera d’addio. Le prime impressioni, basate su quelle poche righe, li conducono all’Hotel Ungheria, dove l’uomo risiedeva, e a fare la conoscenza di Cristina Selleri, cameriera del Palomar, locale dove Santiloro trascorreva le sue giornate in solitaria. Del passato di Gerry non si sa nulla: i due poliziotti concentrano le loro indagini sul tentativo di ricostruire, attraverso le parole della Selleri, innamorata di Santiloro, gli ultimi giorni di vita di quest’uomo che nascondeva, tra ombre e misteri, un desiderio di vendetta a lungo covato. A ingarbugliare le indagini contribuisce la confusione del commissario, uomo dai sentimenti avvizziti ma affascinato dalla giovane testimone.
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La felicità si presenta sempre male è il romanzo d’esordio di Gaudenzio Schillaci edito dalla casa editrice Dialoghi.

Si presenta come un noir atipico, dal punto di vista della struttura e impostato diversamente dai romanzi di genere ed è forse qualcosa che il lettore non sempre si aspetta, direi scelta dell’autore del tutto imprevedibile ma al tempo stesso audace e particolarmente azzeccata.

La storia è focalizzata sui tre protagonisti peraltro ben tratteggiati: il commissario Davide Bovio, un uomo scontroso, ruvido e sporco nell’animo, non di certo un poliziotto modello, Gerry Santiloro, un personaggio ombroso e da una vita piena di segreti, è la vittima in questione, sarà crivellato a colpi di pistola misteriosamente, infine Cristina Selleri, cameriera del Palomar, locale rifugio di Gerry, del quale proprio la giovane è perdutamente innamorata.

Sul luogo del delitto viene trovata una lettera di addio da parte di Gerry, si tratta di suicidio forse ? Assolutamente no! Un uomo non si suicida sparandosi tredici colpi di pistola, sembrerebbe a questo punto più un regolamento di conti.

Il commissario Bovio coadiuvato dall’ispettore Bonanno, dovranno ricostruire tassello per tassello, il passato della vittima, si devono avvalere anche del supporto di Cristina, ultima persona ad aver visto Santiloro, ogni dettaglio sarà importante per arrivare ai colpevoli di un delitto così spietato.

L’indagine ci sarà, ma nel romanzo, per mano dell’autore passerà in secondo piano, dando spazio al dialoghi tra Gerry e Cristina, con quest’ultima spesso voce narrante che ricorda gli attimi trascorsi con Gerry e di quell’amore impossibile.

Esordio convincente di un autore che sigla il suo primo romanzo, attraverso uno stile immediato e asciutto, avvalendosi anche di un linguaggio poco ortodosso ma particolarmente incisivo, carico di disprezzo e di odio, elementi che si avvertono in maniera tangibile, nella scrittura vi è risentimento e rancore, le parole arrivano per usare una metafora pugilistica come colpi caricati, proprio perché vi è rabbia. Tutto questo da al romanzo forza, vitalità e spessore, nei tre personaggi vi è sconfitta e rassegnazione ma vi è anche voglia di non arrendersi, la felicità si manifesta come qualcosa di complicato da raccontare.

La felicità è sfuggente, appena la si è ottenuta scappa via, spesso vi è proprio il timore di riuscire a mantenerla.

Romanzo noir introspettivo ricco di citazioni cinematografiche e musicali, si passa dai film di Woody Allen al rapper italiano da Co’sang a Fabri Fibra, per finire anche su tematiche riguardanti il calcio, il passato  sfortunato del commissario Davide Bovio con la maglia del Foggia che dopo un serio infortunio ha dovuto appendere le scarpe al chiodo nella partita di cartello contro la Juventus.

Forse il protagonista ha bisogno di occasioni o di nuove opportunità per riscattare qualcosa che l’ha visto soccombere, le avrà in futuro e magari in una nuova storia? La risposta lasciamola all’autore.

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