La ballata di Iza
Quando muore il marito Vince, un giudice che durante gli anni del fascismo ungherese aveva subito gravi torti, la vecchia signora Szocs si ritrova completamente sola nella modesta casa di famiglia nella campagna ungherese. È allora che la figlia Iza, una dottoressa di successo che vive sola nel rigore di Budapest, decide di portare la madre a vivere con sé. Ma nella nuova casa, perfetta e confortevole come vuole la posizione di Iza, la signora Szocs non si trova affatto a suo agio: tutto è troppo freddo e senza vita, proprio come Iza. E così, a poco a poco, la fragile donna si chiude in un mutismo impenetrabile, affievolendosi inesorabilmente fino al giorno in cui non decide di ritornare al suo villaggio per compiere un gesto inatteso e liberatorio.
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Magda Szabó è senza ombra di dubbio una delle mie scrittrici preferite. Con “La ballata di Iza”, sulla base di una trama semplice riesce a creare una struttura narrativa molto elaborata. Il suo stile di scrittura è fluido, la lettura risulta estremamente piacevole poiché si entra in contatto con la vita dei personaggi di cui vengono tracciati minuziosamente gli aspetti caratteriali. Negli scritti della Szabó non c’è mai un buono o un cattivo in quanto ogni personaggio viene descritto secondo i suoi limiti caratteriali e comportamentali. In questo libro traspare un’incomunicabilità nel rapporto di una figlia con la madre: Iza ama sua madre ma si vergogna di lei, una donna provinciale arrivata a Budapest che la riempie di attenzioni come quando era bambina. Mentre le pagine scorrono emerge con forza l’importanza del tempo trascorso incarnato dagli oggetti fisici e dalle persone. Non si può restare indifferenti alla scelta coraggiosa della vecchia (Ektela), di lasciare la sua casa per seguire la figlia in città portando con sé solo alcune cose appartenute al suo passato. Il culto della casa, dei ricordi dell’infanzia e del tempo trascorso si trasformano in un bagaglio importante che rende commoventi i personaggi anziani protagonisti della storia. Molto emozionante ho trovato la descrizione del ritorno a casa della “vecchia” quando ormai la vita a Budapest, quella che pensava di poterla salvare, le aveva al contrario assorbito tutte le energie.

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