Genere:
Il Mutilatore
Tokyo, 2020. Sugli argini di un fiume viene trovata una valigia. Al suo interno c’è una ragazza fatta a pezzi. Questa scoperta raccapricciante si rivelerà ben presto essere il primo tassello di una serie di omicidi assurdi e incomprensibili. Chi si nasconde dietro a questi delitti? Il profiler Kenzo Tanaka, investigatore privato con grandi abilità deduttive, affiancherà ancora una volta l’ispettore Gamanote in una corsa contro il tempo per fermare l’artefice di questi orrendi delitti. La città di Tokyo fa da sfondo alle vicende narrate, ed emerge un lato di questa metropoli che non è quello luccicante degli appassionati di anime e manga. Il lato oscuro della città fa da contraltare alle anime nere che popolano le pagine del romanzo, in una vicenda in cui nessuno è come sembra e tutti nascondono terribili segreti.
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In una delle città più sicure al mondo dove il reato più grave è rappresentato dal furto di biciclette e dove il fenomeno più allarmante è il bullismo nelle scuole, trovare una ragazza fatta a pezzi non era mai successo, almeno da quanto io ricordi.”

Un incubo crudo ed efferato, così mi vien da definire questa notevole opera thriller dello scrittore Marco Paracchini, che ci catapulta in un grigiore livido e privo di luce, fin dalle primissime batture narrative questo romanzo dalle forti tinte horror risulta opprimente in modo tangibile. Anime nere e vite spezzate in una Tokyo che fa da cornice a squallore umano, oscure trame, segreti che si annidano nella sua apparentemente incorruttibile impalcatura di razionalità e cemento. “Il Mutilatore” è freddo, agghiacciante come la lama gelida di un coltello premuta sull’epidermide, accalappia il lettore senza fronzoli, oserei dire con brutalità, trascinandolo nelle sue vicende torbide e disincantate. Ciò che rende di spessore l’opera di Paracchini è il suo essere permeata e arricchita, fin dalle primissime pagine, da una riflessione dal taglio sociologico, su molteplici aspetti che caratterizzano l’umanità dei nostri giorni, fra cui spicca la “fame”, assolutamente priva di nobili intenti, per la violenza e le aberrazioni, e il conseguente appiattimento della narrazione del dolore. Il mutilatore, l’assassino seriale che sconvolge questa mesta Tokyo, trova terreno fertile nel grigiore umano che ha già fatto a pezzi le vittime cui si accanisce, deumanizzate ex ante da un discorso collettivo votato all’egoismo, alla mercificazione dei rapporti, al vuoto e nichilismo. C’è una amarezza nella prosa disadorna che in molti passaggi arriva dritta al cuore, potente e dalla precisione chirurgica, una malinconia che si interroga su una umanità che con le sue bassezze forse è essa stessa colpevole di generare aberrazioni e malessere. Scorrevole e agile sul piano della credibilità investigativa, questo thriller non ci abbandonerà privi di riflessioni, di uno sguardo che vada a scandagliare il presente, a radiografare il volto dell’abisso, ci chiederemo, proprio con le stesse parole di piombo di uno dei protagonisti: “…c’è gente che ruba, che ammazza, che rispetta codici d’onore superati e anacronistici, madri che abbandonano figli, padri che stuprano le figlie, malati di mente che fanno a fette delle ragazze…Cos’è questo mondo?”

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