Antonio Falco, dopo la pubblicazione di ben sei libri gialli, approda nuovamente in libreria con un nuovo, accattivante, romanzo, intitolato Il lavandaio di Bertolla, edito da Baima Ronchetti.
Chi è il lavandaio di Bertolla? Il lavandaio risponde al nome di Francesco Fabbris, nato a Torino, che nel luglio del 1944 diventa orfano. Sua madre muore nel bombardamento della stazione di Torino Porta Nuova, il padre è partito in guerra per la Russia, risulta disperso, ma di lui non si sa più nulla da tanto tempo. Così Francesco non ha più nessuno, e se ne sta seduto, affranto, sulle macerie di quella che fino a poco tempo prima era casa sua. Passa di lì Rocco, storico lavandaio, la cui madre di Francesco spesso gli affida i panni da lavare e da stirare, che conoscendolo, e mosso a pietà se lo prende con sé e lo porta a casa sua. Lo adotta e Francesco cresce in compagnia della figlia di Rocco, Margherita, la cui mamma è anch’essa deceduta, tanti anni prima. Avviene un salto temporale notevole, e si approda al 1955 quando Rocco viene arrestato davanti agli occhi stupiti dei suoi congiunti. E’ accusato di essersi macchiato di un grave crimine: omicidio.
Infatti è stata uccisa in una cascina dei dintorni tale Antonella Malaspina vedova Borla:
“La situazione non è semplice . dobbiamo aspettare la decisione dei giudice per le indagini preliminari, ma Rocco è considerato il principale sospettato dell’omicidio di Antonella Malaspina, già vedova Borla. Praticamente la nuora del vecchio proprietario della cascina Brunè”.
Perché Rocco dovrebbe aver ammazzato la donna? Per gelosia o per cosa altro?
Purtroppo la testimonianza di due testimoni, che lo hanno visto fuggire dalla cascina, imbufalito e sconvolto, peggiora ulteriormente le cose. Rocco è davvero colpevole?
A Francesco non resta che condurre le indagini. Lo deve a colui che gli ha fatto da padre per tutti questi anni, riuscirà nel suo intento?
Un giallo classico, dove le indagini vengono portate avanti non da un professionista dell’indagine, ma da un giovane, capace e scaltro, onesto, ma soprattutto riconoscente verso chi gli ha fatto del bene, e non può aver assolutamente essersi macchiato di un’onta simile. Ma sarà davvero così? A volte anche le persone a noi care commettono degli insani gesti …
Il libro è anche, per certi versi, un romanzo storico, soprattutto nella sua ambientazione nel quartiere Bertolla, famoso luogo di Torino, per essere abitato da una delle figure più affascinanti e ad oggi ormai scomparsa, quella del lavandaio. Il mestiere del lavandaio è narrato con precisione e perspicacia dall’autore, che dimostra di aver compiuto un grande e ottimo lavoro di ricostruzione storica e non solo.
Una lettura di grande fascino che affonda le sue radici in un passato, a tratti anche molto doloroso e sofferto, della storia italiana e torinese, in particolare. Una storia narrata con stile fluido e ricco di particolari, precisi ed accurati, completano una lettura assai divertente ed intrigante.
