IL LABIRINTO DI GHIACCIO
L’uomo è solo, ha con sé uno zaino, qualche indumento, pochi viveri. Per ogni metro percorso in salita, lasciandosi il bosco alle spalle, ha abbandonato un pensiero che lo legava al mondo. La famiglia, il lavoro, la casa. Ora che il ghiacciaio gli si mostra in tutta la sua imponenza, sa che il confine tra ciò che è stato e ciò che inizierà a essere è tracciato. Qualcuno, di fronte alla sua scomparsa, penserà a una disgrazia, altri a una fuga. Ipotesi tutto sommato plausibili, considerato quello che si porta sulla coscienza. Nessuno capirà la sfida primitiva che ha lanciato a se stesso: vivere in assoluta solitudine in un angolo ostile di mondo, facendo perdere le proprie tracce. E lì, dove la natura non contempla la compassione per il debole, attraverso la fatica e la sofferenza, ritrovare la propria umanità autentica, lontano da qualunque alibi, fossero anche gli agi che facevano di lui uno tra i tanti. Mette dimora su quelle montagne dove, durante la guerra, il freddo ha fatto più morti delle granate, e il ghiacciaio che sorveglia la valle diventa il suo fortino. Con l’aiuto di un piccone, ne scava le viscere fino a dare vita a un labirinto di gallerie di cui sentirsi padrone. Apparentemente immobile e docile, l’immensa distesa bianca sembra essere complice di quell’impresa unica e irripetibile. Finché vaghe tracce sulla neve gli insinuano il dubbio di non essere solo. Quando il ghiaccio gli restituisce tracce del passato, rendendolo testimone di una misteriosa vicenda, la sua determinazione vacilla. E nel momento in cui abbassa le difese, il mondo a cui si è sottratto è lì per prendersi la sua rivincita. Con scrittura ricercata e vivida, Valerio Varesi mette in scena un grande rifiuto: quello di far parte di un sistema paradossale che, in nome di un estenuante individualismo, condanna tutti all’omologazione.
È sera e solo adesso, col buio, provo un inquietante disagio in tutto questo silenzio
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Leggere Valerio Varesi è sempre un piacere, per come scrive, per quello che scrive. Il labirinto di ghiaccio, libro del 2003 e ripubblicato da poco (10 ottobre) l’ho guardato con timore e curiosità: timore perché sospettavo una lettura impegnativa, curiosità perché volevo leggere Varesi, senza leggere di Soneri, il suo personaggio seriale.

Dalla prima frase: ” È sera e solo adesso, col buio, provo un inquietante disagio in tutto questo silenzio.” intuisco dove mi porterà questa storia: sarà una lettura carica di significato che non mi lascerà indifferente.

È una storia narrata in prima persona, composta da tanti ingredienti, un viaggio fatto di elementi concreti: montagna, natura, sopravvivenza e altri impalpabili: senso della vita, ricerca di sé, religiosità.

La lettura mi avvolge e coinvolge, la storia raccontata, dai contorni noir, è personale, quella di un uomo in fuga, prima di tutto da se stesso, ricca di spunti di riflessione sul mondo, sulle cose che contano veramente nella vita ma soprattutto è il viaggio di un uomo che, nascondendosi, vivendo di poco e niente, in balia degli elementi primordiali, scavando nel ghiaccio, per realizzare prima un tunnel che lo aiuti negli spostamenti, poi costruendo un labirinto che scoraggi eventuali intrusi, agisce secondo una sua legge morale. La prima parte, quella dedicata alla costruzione del suo rifugio, alla ricerca delle provviste che gli permetteranno di sopravvivere è un riavvicinamento alle cose dimenticate ma basilari quando si è immersi nella natura e si può contare solo su se stessi. Questa è una delle frasi che rappresentano bene il senso della fuga. …”Niente mi era riuscito d fare, in passato, che non fosse già stato pensato da altri: avevo scelto di vivere sfidando l’impossibile per essere il solo, il primitivo, l’uomo che lotta e strappa la vita giorno per giorno, Mi sentivo autentico e finalmente vivo.”…

Pian, piano la voglia, la necessità di sapere cosa fanno gli altri, lo porteranno a spiare il paese. Vedere e non essere visto in qualche modo lo esaltano. Il ritrovamento di un diario quasi illeggibile gli farà intuire una storia che lo riguarderà da vicino, prenderà alcune decisioni che potrebbero metterlo in pericolo e forse in questo suo immischiarsi c’è anche la volontà di esserci, di far parte del mondo, lo stesso mondo dal quale fugge.

Valerio Varesi descrive anche il viaggio interiore di quest’uomo, il suo avvicinamento a Dio, … ” E non so se è stata proprio la previdenza o la riflessività che le fa da aureola a portare i miei pensieri su Dio. Non sono un uomo di fede ma adesso ci penso.”…

Varesi non ci nasconde ma non esalta la spietatezza di quest’uomo, descrive il suo ritorno all’essenza, la continua battaglia per sopravvivere, dove la ragione non conta. Alcune delle pagine più belle, a mio avviso, sono quelle nelle quali Varesi descrive la costruzione del labirinto, leggendo sono passata dallo stupore allo scoramento, alla pena per il protagonista. Non ho potuto fare a meno di pensare al labirinto di Creta, al sistema di difesa di alcune città fortificate e infine alla pazzia spesso raffigurata in forma di labirinto. Come non pensare a Pentesilea, di cui scrive Calvino in “Le città invisibili”? Ho pensato a Leonardo da Vinci e potrei continuare, per dire che nella lettura o meglio nelle riflessioni ad essa legate la mente spazia, e numerosi quesiti si aggiungono a stimolare i ragionamenti.

Non voglio raccontare altro per non rovinare la lettura. Preparatevi, addentratevi nel libro come il protagonista fa nella montagna, immaginatevi le gallerie, il labirinto e non potrete che esserne affascinati.

Valerio Varesi come piace a me.

Dello Stesso Genere...
Noir
felix77
Le ombre del ’44

Le ombre del 44 è il nuovo romanzo noir dello scrittore genovese Armando d’Amaro uscito per la Fratelli Frilli editori, ottavo capitolo dedicato al personaggio

Leggi Tutto »

Lascia un commento