Il campo delle ossa
Da un lontano passato emerge la storia dimenticata di un convento situato alle porte della città di Ferrara e delle giovani vite che vi hanno trovato conforto: una vicenda terribilmente umana, di miseria e pazzia, di colpe non confessate e di assoluzioni forse non dovute. Un gran numero di ossa di bambini emerge in un campo dove sono in corso degli scavi, nei pressi dello zuccherificio di Pontelagoscuro. Ancora una volta, Attilio Malvezzi detto il foresto viene coinvolto nelle indagini: il suo amico maresciallo lo fa assumere come operaio stagionale per dargli un lavoro e la possibilità di fare ricerche sul campo. È il 1951 e in una torrida estate il foresto dovrà fare luce su una storia che metterà a dura prova la sua capacità di decidere tra il bene e il male. Sullo sfondo, ancora una volta, l’irresistibile fascino di un’isola posta nel mezzo del Po, dove la natura selvaggia regna incontrastata.
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Alessandra Rinaldi
Ciao a tutti, sono Alessandra. Adoro leggere, fin da bambina sono cresciuta con i libri in mano. Ho dei generi preferiti, come tutti, ma mi piace spaziare. Mi sono cimentata nella scrittura, ma ho trovato la mia dimensione nell’editing, nella correzione di bozze e nella valutazione dei testi. Mi piace entrare in contatto con gli autori, cercare di immedesimarmi nei loro pensieri, per collaborare e provare a migliorare i testi. Grazie a GialloeCucina ho la possibilità di trasferire su carta, attraverso le recensioni, le emozioni che un romanzo mi regala. GialloeCucina mi permette di scoprire nuovi autori, di leggere le interviste esclusive e di assistere alle dirette, oltre che informarmi attraverso le varie rubriche. E, dettaglio da non trascurare, ho la possibilità di migliorare la mia scarsissima esperienza in cucina. Cosa c’è di meglio che mangiare un buon pezzo di torta, sorseggiando un calice di vino mentre si legge un buon libro?

Non conosco personalmente Chiara Forlani, ma la seguo come autrice.

Mi piace la sua scrittura delicata che tale rimane anche in un giallo dalle tinte forti come Il campo delle ossa.

Il thriller è ambientato agli inizi degli anni Cinquanta in una Ferrara con tanta voglia di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra, ma con altrettanta paura per il progresso che avanza.

Un periodo che vede ancora la donna in una condizione di inferiorità, un’epoca dove la semplicità regna ovunque, un momento storico dove le persone sono genuine, sanguigne.

In questo contesto si muove Attilio, un personaggio in bilico tra la voglia di fuggire da una realtà di provincia e la consapevolezza che solo in quella parte di Pianura Padana possa trovare la felicità, perché quello è il suo mondo e lì ha le sue radici.

Dalla penna della Forlani emerge tutta la sensibilità di questo uomo, soprannominato il Foresto a causa di anni passati a vagabondare. Un ragazzo che non esita a mettersi a disposizione degli altri, soprattutto se si tratta di portare avanti giuste cause.

In questa nuova indagine si ritrova a investigare su ossa umane cha appaiono in un campo durante degli scavi.

Chiara ci riporta uno spaccato nitido di quegli anni: la fatica di chi deve per forza trovare un modo per mantenere la famiglia prestandosi a un lavoro duro presso uno zuccherificio con temperature elevatissime che non tengono conto delle stagioni e dell’afa che troneggia su quella parte di pianura. Sono immagini precise quelle che l’autrice ci presenta: il sudore, l’odore dolciastro dello zucchero, quella sgradevole sensazione di attaccaticcio sulla pelle e sui capelli.

La Forlani ci trascina in quelle terre assolate, dove risulta difficile perfino respirare. E ci porta in un mondo antico dove il pregiudizio, accompagnato dall’ignoranza, trova terreno fertile e sfocia in comportamenti discutibili, da condannare. Peccati che devono essere tenuti nascosti, colpe – che colpe non sono – da non rivelare.

Anche se nel romanzo si affrontano aspetti legati alla religione, devo confessare che ho ritrovato alcune tematiche che si ripetono ai giorni nostri, segno evidente che ancora siamo legati a preconcetti che andrebbero superati. Non può essere un peccato una gravidanza per una donna sola. È spontaneo chiedersi: siamo sicuri che si parli degli anni Cinquanta? Non viviamo le stesse problematiche in questo nuovo millennio? E, come allora, sono i più deboli, gli indifesi a pagarne le conseguenze.

Innocenti, vittime dei tempi, delle malattie e del pregiudizio.

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