I figli della polvere – Arnaldur Indriđason
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Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.
I figli della polvere – Arnaldur Indriđason

Trama

In una fredda notte di gennaio, Daníel, da anni ricoverato per schizofrenia presso un ospedale psichiatrico di Reykjavík, si uccide gettandosi da una finestra sotto gli occhi del fratello Pálmi. Poche ore dopo, in un altro quartiere, un anziano insegnante in pensione muore nell’incendio doloso della sua casa. Le due morti, apparentemente così lontane fra loro, hanno in realtà un punto di contatto: Daníel è stato allievo del professore negli anni Sessanta e i due negli ultimi tempi si erano incontrati più volte… Ora spetta all’ispettore Erlendur e alla sua squadra investigativa scoprire quale segreto inimmaginabile nasconde questa turbolenta relazione.

Recensione a cura di Manuela Baldi

La prima indagine dell’ agente investigativo Erlendur Sveinsson di Arnaldur Indriđason, libro del 1997, tradotto e pubblicato quest’anno in Italia. Per chi non dovesse conoscere questo personaggio ottimo motivo per iniziare. Racconto con andamento lento ma non monotono, del resto è proprio così che ci si aspetta la vita in Islanda. Suddiviso in capitoli, due fatti, un suicidio e un incendio nel quale muore un insegnante in pensione, due indagini, profondi i temi che vengono toccati. Come spesso accade nei gialli nordici la denuncia sociale è forte. Da lettrici/lettori siamo un passo avanti all’investigatore, perché possiamo seguire le vicende in parallelo, possiamo intuire quello che capiterà ma è altrettanto bello seguire il pensiero di Erlendur (viene usato quasi sempre il nome nel romanzo), lo svolgersi delle indagini. La storia è costruita con delle retrospezioni, perché per comprendere quello che è successo bisognerà capire cos’è stato. I capitoli sono corti e ben strutturati. I protagonisti ben raccontati compresa l’Islanda, nelle vicende narrate negli altri libri (successivi in ordine di scrittura, non di pubblicazione) ci saranno descrizioni del paesaggio molto più affascinanti ma in questo libro ci si forma un’idea precisa dell’Islanda e dei suoi abitanti. L’altra cosa molto interessante è il rapporto fra Erlendur Sveinsson e il suo collaboratore Sigurður Óli, che è problematico mentre nei libri che abbiamo letto fino ad ora era sembrato molto lineare, quasi amicale. Altro argomento importante è il tema della solitudine e delle differenze sociali, la scuola come primo avamposto per l’esclusione, mi riferisco alle “classi degli asini” che nel sistema scolastico islandese degli anni 60’ del Novecento, impediva, a chi le frequentava, qualsiasi possibilità di condurre un’ esistenza “normale”.  Fra le cose che mi hanno colpito i ragionamenti di Daniel, che ha vissuto la sua vita quasi interamente sotto farmaci e in ambiente protetto: ..”Come ti sentiresti, a passare le giornate a trangugiare pillole che ti rimbecilliscono, fino a ridurti a una specie di pesce rosso che gira eternamente in tondo in una boccia d’acqua senza ossigeno, finché la forza vitale non viene meno e ti ritrovi a galleggiare in superficie, morto? Preferirei farmi segare le gambe ogni santo giorno, piuttosto che continuare a sopportare quello che ho sopportato. Tu dici che avrei avuto una vita normale? Hai una vaga idea di cosa darei per vivere un solo giorno da persona sana di mente? …Altrettanto interessante è il fratello di Daniel, Pálmi,  che lo va a visitare settimanalmente, non perché lo desideri, bensì in ricordo della madre, come un dovere da assolvere.  Pálmi vive una vita piatta, il suicidio di Daniel lo porterà a ripensare al loro rapporto e  a voler conoscere la verità. Un brivido, per le implicazioni morali e etiche me lo ha fatto venire la parte finale delle storia, il motivo che lega la classe degli asini alle vicende successive.

Consigliato a chi ama i gialli nordici, le atmosfere cupe, a chi ama gli investigatori deduttivi, a chi già conosce Erlendur, a chi ama le storie di amicizia, a chi, infine, ama riflettere una volta chiuso il libro.

Dettagli

  • Genere: Giallo poliziesco
  • Copertina flessibile : 336 pagine 
  • Editore: ‎ ‎ Guanda (8 luglio 2021)
  • Collana: Guanda Noir
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10:  ‎ 8823528488 
  • ISBN-13: 978-8823528482 
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