Recensione a cura di Manuela Baldi
Capitolo 61 di Akrash, terzo libro di Jesper Stein: “… Poi sentì che parlavano di atterraggio e pensò che di lì a poco sarebbe sceso sulla grande piattaforma sul tetto del Rigshospitalet, che avrebbero acceso quella corona di luci verdi che aveva ammirato centinaia di volte, quando le aeroambulanze si posavano lì con un paziente in condizioni gravissime. Come lui. Poi la luce si spense.” Axel Steen lo abbiamo lasciato così, lo ritroviamo in questa nuova avventura “Gli occhi di Aisha” rattoppato, ripulito da alcool e droga, un nuovo amore al suo fianco, vive in un altro quartiere. Sembra quasi un’altra persona. Dalla prima pagina del romanzo, siamo dentro ad un omicidio efferato che lo riporterà a stretto contatto con il PET (i servizi segreti danesi). Il racconto, nella prima parte del libro, si svolge su due piani temporali diversi 2011/2007 mentre nella seconda parte lo svolgimento è tutto nel 2011. Questo metodo rende il racconto interessante perché via via si scoprono gli intrecci fra l’indagine del presente con fatti del passato che porteranno l’investigatore e chi legge a guardare con crescente sospetto alcuni protagonisti della storia.
Axel Steen ha modificato molto del suo modo di essere ma rimane un poliziotto capace, spinto dalla sete di indagare e concludere le indagini che gli sono state assegnate. Non gli importa delle conseguenze, sa che deve andare avanti nonostante tutto e tutti. Da subito segue il suo modo non convenzionale di indagare, contravviene alle regole, segue la sua indole per farsi un’idea, per cogliere il senso dell’omicidio, prima dell’inizio dei gesti abituali dei tecnici.
Le indagini si fanno complicate perchè la vittima è un ex dei servizi segreti, Axel Steen viene affiancato da un agente del PET, Khalid, e si trova a dover combattere con ostacoli che gli arrivano sia dai servizi segreti sia dal suo nuovo capo.
Incurante dei divieti, Steen va avanti e le sue capacità investigative lo portano a comprendere quanto successo anche se, ancora una volta, il prezzo da pagare in nome delle indagini sarà molto alto. I coprotagonisti ci sono tutti e scopriremo che Lennart Jönnson, il capo del servizio di medicina legale, avrà avuto un ruolo molto importante nella rinascita di Axel.
Jesper Stein, mentre ci racconta le indagini di Axel Steen, ci permette di riflettere sul fallimento delle politiche di integrazione delle società occidentali, sui nazionalismi, sul moltiplicarsi delle violenze nei confronti dei più deboli, sulla sudditanza europea nei confronti degli Stati Uniti e si capisce perfettamente la preparazione di Stein su questi temi.
Axel Steen è il classico poliziotto problematico, una figura ormai ben nota nella letteratura di genere, ma, e qui secondo me sta la forza dell’autore, credibile, perché attraverso o meglio nonostante le sue debolezze, Steen va avanti, costi quello che costi, spinto dalla sete di fare chiarezza sui crimini su cui indaga. In questo suo approccio alle indagini, sta la forza per continuare, per cercare di dare un senso alla sua vita, per essere un uomo, un padre migliore. E’ un romanzo forte, duro, ma indica una svolta per il personaggio e apre all’autore la possibilità di sviluppare le vicende di Steen a 360°.
I romanzi di Jesper Stein sono autoconclusivi ma per comprendere bene il personaggio conviene leggere i libri in ordine cronologico. Consigliato a chi ama gli investigatori problematici, a chi non disdegna le riflessioni sociali a chi ama le storie complesse.