Genere:
Dalle 9 alle 6
Alex Magni è giovane, bello e determinato. Ottenuto il lavoro dei suoi sogni presso una grande compagnia leader sul mercato, è deciso a tutto pur di farsi strada. Il regolamento aziendale impone norme ferree e un clima di concorrenza spietata, oltre a un particolarissimo sistema di selezione interna. Nonostante l’ambizione e la buona volontà, Alex capisce presto che qualcosa non torna: sembra infatti che i dipendenti non gareggino ad armi pari, contrariamente a quanto sostenuto dal suo superiore diretto. Sarà proprio il deteriorarsi dei rapporti con quest’ultimo a far maturare nel giovane, cresciuto a pane e film d’azione, uno sciagurato desiderio di rivalsa.
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Recensione a cura di Dario Brunetti

Dopo il promettente esordio con il romanzo Il programma, uscito nel 2020 per la casa editrice Eclissi che gli è valso il prestigioso premio letterario Il giovane Holden, torna Davide Staffiero con un thriller distopico dal titolo Dalle 9 alle 6.

La casa editrice bresciana Edikit punta sulle abilità letterarie del giovane autore svizzero avvalendosi della sua creatività e originalità, doti per le quali si è già messo in mostra nell’opera precedente.

Protagonista assoluto è Alex Magni, giovane intraprendente deciso a voler realizzare il sogno di una vita, diventando uno dei manager più importanti di una grande compagnia leader sul mercato.

Alex è bello, aitante e muscoloso da paragonarsi al russo Ivan Drago di Rocky IV, interpretato dall’attore svedese Dolph Lundgren, che diventerà famoso al grande pubblico soprattutto ma per la famosa frase “Io ti spiezzo in due”.

Ivan Drago è il punto di riferimento per l’aspirante giovane, che presto si accorgerà di quanta concorrenza sleale ci può essere in un posto di lavoro a tal punto da compromettere una scalata che porti al successo, inoltre scoprirà il doppio volto dei personaggi all’interno di un’azienda, di quei capi come Kramer che impongono un rigoroso regolamento con puntuali sanzioni disciplinari, il dirigente sarà pronto a umiliarlo e a farlo sentire l’ultima ruota del carro.

I sogni di Alex Magni verranno messi a dura prova e le sue ambizioni sembrano essere scalfite in un’azienda dove sembrerà prevalere la legge del più forte.

Ci saranno ritorsioni a tal punto da pregiudicare un forte desiderio di vendetta?

Scopriamolo in questo romanzo avveniristico che ha la capacità di offrire molteplici chiavi di lettura, focalizzandosi sugli aspetti che caratterizzano il mondo del lavoro, la possibilità di far carriera attraverso il raggiungimento di risultati prefissati fanno sì che si crei un legame tra impresa e dipendenti, ma è esattamente così in Dalle 9 alle sei?

L’autore trasforma una storia pregna di attualismo in un action thriller claustrofobico, perché gli stessi dipendenti saranno solo pezzi di un ingranaggio chiamati a prevaricare uno su l’altro attraverso scazzottate nello stile di Fight Club, pellicola del 1999 di David Fincher.

Apprezzabile l’idea di Staffiero, che da cinefilo dipendente e critico cinematografico, si è avvalso del connubio che unisce la letteratura al cinema di azione degli anni 80 e che aveva come protagonisti attori dotati di forza e muscoli, nonché campioni di arti marziali come Chuck Norris e Steven Seagal, di culturismo come Arnold Schwarzenegger e all’iconico Sylvester Stallone.

Un romanzo votato all’intrattenimento attraverso l’azione e la violenza, non può che avvalorarsi della banalità dei dialoghi in determinati frangenti che sono contestualizzati al meglio nello sviluppo della storia, è riscontrabile quanto avviene negli stessi film citati dallo stesso autore, infatti i protagonisti non brillano per le loro prove attoriali, ma sicuramente per altre qualità. E’ palese e fuori discussione che nella costruzione della trama peraltro ben riuscita nell’intento, non ne risente la prosa narrativa di Staffiero che rimane alquanto pregevole.

Gli eventi se da un certo punto di vista potrebbero essere surreali, avranno invece quel barlume di verità.

Staffiero serve al lettore un testo sperimentale nel quale mette in evidenza e in discussione il ruolo di un dipendente di un’azienda in versione 2.0; un giovane con delle qualità e delle ambizioni può essere relegato ai margini di un’azienda, facendolo sentire un reietto della società di oggi da diventare il Fantozzi di turno?

Le risposte le potremmo trovare in questo action-thriller, dove l’unica nota stonata è la mancanza di una figura femminile, che sembra occupare un ruolo marginale nello sviluppo della storia, peraltro costruita in maniera eccelsa dall’autore, un’occasione mancata in un romanzo molto funzionale che si avvale di uno stile immediato e asciutto ma a Davide Staffiero i lettori lo perdoneranno?

Personalmente me lo auguro, perché l’autore è una delle penne più interessanti del panorama letterario a cui va prestato un occhio di riguardo.

Intanto buona e avvincente lettura di un romanzo che vi stupirà!

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