Case di vetro
Tutti hanno un talento. Quello di Armand Gamache, commissario della Sûreté du Québec, è trovare i criminali. Deciso e sempre misurato, Gamache crede nella legge ma risponde prima di tutto alla propria coscienza. E considera i suoi concittadini gente come lui, da proteggere e rispettare. E talvolta da arrestare. «Il commissario trascorreva le sue giornate immerso negli aspetti piú tragici, spaventosi, violenti e moralmente abietti dell’esistenza. Poi tornava a casa, a Three Pines. Al suo santuario. Sedeva davanti al camino del bistrot insieme ai suoi amici, oppure si rifugiava nell’intimità del suo soggiorno insieme a Reine-Marie. Al sicuro». Louise Penny ha venduto oltre 5 milioni di copie negli Stati Uniti. Voce di Eleonora Zaffino [bandcamp width=100% height=120 track=1864361616 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 tracklist=false artwork=small]
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“CI SONO CONFINI CHE È MEGLIO NON OLTREPASSARE. SE LO FAI, DOPO NON PUOI PIU TORNARE INDIETRO”

Non ho mai recensito un libro di LOUISE PENNY, quindi lasciatemi dire che ho adorato  il commissario Gamache è il gruppo di personaggi ben disegnati e stravaganti, le vivaci descrizioni dell’ambiente fisico che mi trasporta nel punto esatto in cui l’azione sta accadendo, l’ampiezza dei riferimenti storici e culturali, le intuizioni psicologiche stratificate che motivano e, naturalmente, la bellezza, la disinvoltura e la scioltezza della prosa di PENNY. Tutto considerato, Gamach è un’eccellente esploratore della condizione umana avvolta in alcuni misteri piuttosto buoni. In “CASE DI VETRO” Penny intreccia senza soluzione di continuità gli eventi del passato e del presente per portarci al culmine e all’episodio che, sebbene non del tutto inaspettato, è comunque soddisfacente e commovente. Ho sempre creduto al cliché che è il viaggio, non la destinazione, che ci forma e che la nostra coscienza in quel viaggio è la nostra stella guida. PENNY gioca su quest’ultima parte incorporando l’interessante concetto del COBRADOR medievale spagnolo nell’azione. Questo romanzo è una meditazione sul ruolo della coscienza negli affari umani.  PENNY ha organizzato la sua trama per viaggiare avanti e indietro tra l’omicidio (freddo novembre) e l’ora del processo (in estate torrida) per la persona accusata dell’omicidio.
Tuttavia, parte della premurosità dei personaggi, del modo in cui si riflettono sul proprio comportamento e sulle proprie convinzioni, è anche un aspetto importante del libro. L’autrice ci dà uno sguardo profondo ai ruoli di coscienza, vendetta e convinzione nella giustizia come centrale per la società. E come una società giusta e persone onorevoli, dovendo agire per combattere un nemico senza legge, senza coscienza e senza cuore.

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