Capolinea Malaussène
“Non sapevo che i miei ragazzi avessero rischiato di farsi ammazzare nel caso Lapietà. Quando ho scoperto che c’era di mezzo Nonnino, ho capito una cosa: chi non conosce Nonnino non sa di cosa è capace l’essere umano.” (Benjamin Malaussène). La tribù Malaussène è tornata. La mano di Nonnino si posa sulla testa del ragazzo. “Niente panico, eh? I Malaussène son roba facile. Loro, almeno, sappiamo dove stanno.” Kebir ha un attimo di esitazione prima di chiedere: “Ci vado da solo?”. Nonnino gli concede il suo sorriso bonario. “No, piccolo, non preoccuparti, ti do tre uomini.” Kebir sente il freddo dell’anello. “Vai tranquillo,” mormora Nonnino. “Quando sei sul posto, poi, ti concentri bene. La cosa importante è il risultato. Li beccate, recuperate la Schoeltzer, e poi…” Nonnino gli ha afferrato l’orecchio. “E poi finisci di far pulizia.” Una pausa. “Li elimini. Tutti e tre. Anche la ragazzina.” Gli tira piano il lobo. “Perché un testimone, Kebir mio, testimonia.”
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Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Quando una saga ti piace la leggi, leggi anche quando l’autore dichiara che sarà il libro finale.

Circa un anno fa ho proposto il primo libro della saga Malaussène nella rubrica “Alla ricerca del libro perduto” perché: “Nella mia lunga carriera di lettrice è una delle serie che ho apprezzato di più”. (autocit.)  Così con una gran tristezza ho preso in mano “Capolinea Malaussène”, perché dovevo odorare la carta, quasi che questo gesto mi permettesse di soffrire un po’ meno al pensiero che fosse l’ultima avventura. Pensavo e penso ancora che l’addio alla mia amata tribù non potesse avvenire attraverso un e-book. “Capolinea Malaussène” è la seconda e conclusiva parte della storia pubblicata nel 2017, “Il caso Malaussène. Mi hanno mentito“, Feltrinelli ed.

Per aiutare chi legge Daniel Pennac fornisce un elenco dei personaggi che sono veramente tanti e l’albero genealogico della famiglia Malaussène al cui nucleo iniziale si sono aggiunti, nipoti, cognati, cognate, un patrigno (di Benjamin) rendendo a volte difficile seguire le vicende. Benjamin è direttore editoriale delle Edizioni del Taglione, rimane sempre il capro espiatorio, il cane si chiama sempre Julius ma non è più quello della prima storia. Non ci sono più alcuni personaggi che abbiamo perso per strada. La famiglia però, anche se i fratelli di Benjamin hanno preso la loro strada e non vivono più tutti nella stessa casa, c’è: caotica, un po’ folle, ma sempre pronta ad esserci quando serve. La mamma fa da catalizzatore, quando si presenta a casa Malaussène tutti arrivano di corsa. La sua assenza l’ha fatta amare ancora di più da figlie e figli  nonostante abbia preferito la sua libertà alla famiglia.

La scrittura di Daniel Pennac è sempre la stessa, i temi che gli sono cari presenti e potenti: le diseguaglianze, la giustizia, il crimine, la violenza. Sono proprio queste le caratteristiche che fanno amare i libri della tribù Malaussène. Questa volta i “giovani” Malaussène sono in pericolo, perché ideando un sequestro che loro intendevano come performance artistica, hanno pestato i piedi a “Nonnino” e stanno rischiando grosso. Come sempre le vicende personali si intersecano con le indagini. Non dirò altro perché la storia va letta e gustata. Forse non il migliore libro della serie ma per chi ha letto i precedenti è necessario. Il finale ci offre un colpo di scena e, almeno io l’ho voluta intendere così, una piccola speranza.

E allora, adieu ai Malaussène, anche se preferirei poter dire aurevoir!

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