C-Rush di Giovanna Maccari
Recensione a cura di Claudia Proietti
Dietro l’immagine di una Bologna operosa, duttile e opulenta, si nasconde un cinico sottobosco: una suburra che usa il dolore e le persone come merce di scambio. In questo clima cupo e ostile si muove Benito Cavina, titolare dell’agenzia investigativa Secret; un uomo fuori tempo, con una bussola morale che punta al Nord e un’ostinata fiducia nell’etica. Ad affiancarlo ci sono Matteo, un ex carabiniere in cerca di riscatto, e la sagace e intuitiva Veneranda.
La vicenda parte da un incarico apparentemente ordinario: un’infiltrazione nella Leoni & Partners, che apre inevitabilmente la strada a una serie di rivelazioni e scoperte impensabili.
Il romanzo è strutturato in tre parti principali: l’indagine condotta dall’agenzia Secret, la caduta di Leoni con la parabola del personaggio di Marta Guerri e una terza parte a cui il lettore arriverà totalmente galvanizzato dalla storia.
Lo stile dell’autrice, Giovanna Maccari, è caratterizzato da una scrittura profonda e sensoriale che non si limita alla mera descrizione delle azioni, ma rivela lo stato psicologico dei personaggi attraverso le sensazioni. Il ritmo della narrazione non è costante: si alternano sequenze di azione molto rapide a lunghi flussi di coscienza e dialoghi riflessivi. Il tempo è volutamente fermo nei momenti introspettivi, per poi accelerare di nuovo. Il lessico è ricercato, autorevole e adeguato alle circostanze senza mai appesantire il testo; i termini tecnici, sia legali che investigativi, sono appropriati e mai forzati, trasmettendo la grande consapevolezza di chi scrive.
Altro elemento decisamente importante è il simbolismo. Se la narrazione è sensoriale e tattile, le immagini visive sono altrettanto evocative: il colore della sabbia, la melmosità del fango, la viscosità del sangue, il glitter sulla pelle e il trucco che cola sono tutti richiami a qualcosa di puro che viene sporcato e, in un certo senso, violato.
Tra i punti di forza spicca sicuramente la Secret e il suo tessuto umano. Cavina, Matteo e Veneranda sono personaggi profondamente umani che rappresentano la fallibilità e, al contempo, il senso del giusto che resiste in mezzo alla corruzione. Un ruolo importante è giocato anche da Giacomo Leoni, un antagonista che non si limita a essere il classico criminale: egli si insinua e distrugge, ma contiene a suo modo una sorta di “posa umana” intesa come una scoria, qualcosa rimasto dopo essere stato svuotato; la sua la cattiveria si è evoluta un pezzo alla volta fino a renderlo un narcisista crudele e spietato.
Personaggio saliente è anche Marta Guerri, l’essere forse più fragile della storia; una vittima che soffre della “sindrome dell’impostore” e cerca costantemente di rifuggire la noia esistenziale e il senso di fallimento. Marta rappresenta più di tutti quella purezza sporcata dal male, che dal male si lascia irretire senza però snaturarsi troppo, vivendo una sofferenza atavica e incessante.
Questo noir di provincia, che appartiene al cosiddetto “noir padano”, può essere accostato ai lavori dei grandi maestri della scuola bolognese come Carlo Lucarelli e Loriano Macchiavelli, data la rilevanza di una Bologna nascosta che fa da specchio oscuro a quella più nota. La differenza è che il noir di Giovanna Maccari è meno storico-politico e molto più emotivo-relazionale. Si notano affinità anche con Massimo Carlotto, per la descrizione di una società amara e priva di umanità, e con Grazia Verasani, per la capacità di descrivere le donne, la loro solitudine e il peso delle aspettative sociali.
Se avete apprezzato gli autori citati, non rimarrete delusi da C-Rush: un noir sociale lucido e profondo. Un libro che non coccola né consola, lasciando addosso la stessa amara inquietudine dei personaggi, ma che si termina con la consapevolezza di aver letto qualcosa di davvero ben fatto.
Consigliatissimo.

