Solo Molina è uno strano detective. Inanella spesso aggettivi, oppure sinonimi, o ancora avverbi nel suo discorso, ma sempre nel numero di tre: “Capisco il suo stato d’animo, la sua angoscia, la sua afflizione…” oppure: “Io sono colui che la guiderà nell’incanto, nella soavità, nella piacevolezza della musica folk”. Questa caratteristica ce lo rende molto riconoscibile nei dialoghi e nel rapporto con gli altri “attori” della storia.
Stranezze lessicali a parte, Solo Molina è un personaggio multi sfaccettato, dalle mille risorse: lo cercano in tanti, per questo motivo conduce un’esistenza da fuggiasco e vive guardingo. Ha imparato a diventare invisibile, quando serve. Ha un gatto certosino e chiama “zio” l’albero di tiglio sotto casa.
Non fraintendiamo… non è matto, anzi, ha una mente sottile, incline alla speculazione. Diciamo che pur essendo un uomo molto particolare, non privo di fascino, al momento giusto sa cosa fare e sa a chi rivolgersi.
Molto interessante questo secondo lavoro di Franco Busato, che ci confeziona un noir dal sapore tutto milanese, che occhieggia all’hard boiled solo per il personaggio di Molina (che vedrei bene con un impermeabile alla Humphrey Bogart) ma che ha tutta la struttura del giallo classico, indagine, commissaria di polizia, ispettori, scientifica…
Co-protagonista una Milano by night, con i circoli Arci in cui si balla folk.
L’autore ha una scrittura chiara, a tratti ironica, con ritmo, spunti ben dosati e colpi di scena accattivanti. L’uso della terza persona e del tempo passato consentono un quadro d’insieme delle vicende, senza per forza dover restare attaccati al protagonista per tutta la storia, a tutto vantaggio dei salti di luogo e di tempo.
In conclusione, un giallo ben scritto, molto godibile e assolutamente consigliato.
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- Collana: I Dingo

