Andrea Camilleri. Una storia è il nuovo libro di Luca Crovi pubblicato da Salani Le stanze.
Luca Crovi è tante cose: è editor alla Sergio Bonelli, collabora con diversi quotidiani e periodici, è autore di sceneggiature, ma anche uno dei maggiori esperti e conoscitori del “giallo” italiano. In questa veste, dalla quale emerge la sua profonda conoscenza anche diretta del papà di Montalbano, Crovi ci narra, come fosse un romanzo dai capitoli legati a volte anche da flashback, la vita di Camilleri sin dall’infanzia, attraversando anche la storia d’Italia e raccontandola attraverso le pagine dell’esistenza dello scrittore siciliano. Crovi ci fa conoscere così non lo scrittore, ma l’uomo Camilleri, poiché lo scrittore si affermerà soltanto ad un’età avanzata, dopo aver trascorso anni pregni di cultura, letteratura, teatro, televisione…
Crovi ci riesce splendidamente attraverso i racconti dei tanti aneddoti che hanno pervaso la vita del romanziere, partendo da quando bambino, ad esempio, leggeva di nascosto i gialli di Simenon rubandoli dalla soffitta dei genitori. Ci porta poi con maestria a Porto Empedocle, sin da quando era soltanto una frazione di Girgenti, l’odierna Agrigento, per poi raccontarci tutta la sua adolescenza e il suo rapporto con la scuola e i libri.
Tutto è interessante e affascinante degli anni vissuti (e raccontati da Crovi) dal creatore del commissario Montalbano. Forse a causa del periodo storico che la sua vita attraversa, dal fascismo all’arrivo degli americani, dall’iscrizione al partito comunista, il sessantotto, tutto sembra far parte di una magnifica narrazione come gli incontri con Pirandello, Jerre Mangione, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Sciascia (che sarà colui che lo porterà a diventare scrittore e che gli presenterà Elvira Sellerio) fino a Eduardo.
Crovi poi ci porta per mano dentro l’Accademia Drammatica di Recitazione di Roma, prima quando il giovane Camilleri vi arriva da studente, fino a quando ne diventa docente grazie al suo mentore Orazio Costa, ci racconta il suo arrivo in radio, il successo delle sue regie teatrali, con le trasposizioni di Genet, Adamov e Beckett, fino allo sbarco in televisione al neonato secondo canale dove nasce Giallo Club (con il famoso tenente Sheridan). Qui, oltre ad alcune produzioni teatrali, gli verrà affidato poi il mitico “sceneggiato” (l’antenato delle odierne serie tv) Le inchieste del Commissario Maigret e tutta la trasposizione televisiva della produzione teatrale di Eduardo De Filippo.
La sua attività da scrittore decollerà veramente soltanto dal 1992 con La stagione della caccia, otto anni dopo la sua prima pubblicazione con Sellerio (La strage dimenticata – 1984 a quasi settant’anni) seguito due anni dopo dal primo romanzo con Montalbano. Qui però finisce il racconto di Crovi che, neanche troppo velatamente, ci fa capire che ci sarà un seguito con il Camilleri papà del commissario, decidendo di incentrare questa prima biografia sulla formazione dell’uomo Camilleri, l’artista, il letterato.
Il giallista in fondo nasce nella soffitta del papà Giuseppe, in quei libri di Simenon consumati di nascosto, dal legame profondo con la sua terra, con la sua Porto Empedocle che rinominerà in Vigata, da tutte le vicende che ha vissuto, dalla mafia che ha conosciuto e che ha deciso da sempre di trattare in modo collaterale, dall’influenza derivata dalla sua amicizia con Sciascia.
Crovi in fondo ci ha raccontato del giallista, parlandoci dell’uomo, in un libro che consiglio a tutti di leggere come un romanzo e approfondire come un saggio.


