Age pride
Un terzo della popolazione italiana è composta da ultrasessantenni, hanno davanti decenni di vita ancora da vivere, non è mai successo prima. È una conquista o una condanna? Perché sia una conquista (un privilegio, una festa), bisogna liberarsi degli stereotipi, quelle «finte verità mai verificate, ma stabilizzate dalla ripetizione che ci rendono pavidi e conformisti». Sono le sbarre della gabbia che imprigiona il terzo e il quarto tempo della nostra carriera di esseri umani. Vanno divelte, per liberare la forza e l’intelligenza che l’accumularsi di anni, esperienze e consapevolezza ci hanno regalato. Age Pride è una requisitoria contro l’ageismo, tutto, anche quello introiettato, di cui spesso non ci rendiamo conto. È un manifesto contro lo stigma che colpisce chi non è più giovane («Abbiamo vissuto troppo, sappiamo troppo per essere infilati a forza in una categoria»). Ma soprattutto è l’invito, ben circostanziato e convincente, a una festa possibile: quella dell’orgoglio d’aver vissuto, della voglia di continuare il viaggio della vita, considerando ogni età un Paese Straniero, da attraversare con la curiosità che merita, non la tappa di una via crucis, da accettare, rassegnati. Attraverso il racconto del proprio conflittuale rapporto con l’età che avanza, Lidia Ravera rivendica la maestosa allegria celata nella maturità e spiega come il tempo, da nemico che striscia alle tue spalle aspettando una resa incondizionata, possa trasformarsi in un alleato che ti consente una libertà imprevista e una vera rivoluzione interiore.
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mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

E vivere, quando il tempo davanti a te diventa breve, accende una curiosità incontenibile.” Ultima frase del libro e motto da adottare quando ci si trova vecchi ma con decenni di vita ancora da vivere. Prima generazione ad avere, statisticamente, un tempo relativamente lungo, da vivere come anziani (Lidia Ravera usa l’aggettivo vecchia/i). Certo, non per tutti, ancora tanti gli anziani che non hanno salute e sicurezza economica, Ravera parla anche di loro nel suo libro, perché dove si nasce e vive, le possibilità economiche che si hanno, fanno una grande differenza. Ho letto le sue parole come ragionamento generale, soprattutto per donne che, ancora troppe, non accettano di invecchiare, fanno fatica a sentirsi desiderabili, messe da parte in quanto non più fecondabili. Mi viene spontaneo mettere a confronto il diverso trattamento rispetto al maschio: difficilmente viene considerato troppo vecchio, se si accompagna ad una donna più giovane è normale, mantiene la sua capacità riproduttiva fino in età avanzata e questo lo mette di diritto in una specie di olimpo dal quale le donne vecchie e brutte, vengono sistematicamente escluse. Quanto lavoro da fare ancora. Ma torniamo al libro, è la curiosità che muove il mondo, permette di vivere appieno, di divertirsi, per la prima volta avere tempo per se stessi, i propri interessi, come scrive Lidia Ravera …“È il momento migliore per provare a <<essere padroni in casa propria>>, il Terzo Tempo.”…

E ancora ragionando sul modello “vecchia” scrive …Nessun dress-code grigio perla per dichiarare la nostra appartenenza al gruppo dei declinanti.… e qui mi sgorga una risata dal profondo perché, per mia fortuna, ho avuto una madre che preferiva jeans e scarpe da ginnastica, al dress-code previsto per la sua età, evidentemente qualche gene me lo deve aver passato.

E ancora, ed è una delle mie citazioni preferite: …” So per certo che ha ragione Simone de Beauvoir, quando dice che <<la vita conserva un valore finché si dà  valore a quella degli altri, attraverso l’ amore, l’amicizia, l’indignazione, la compassione>>.

Mentre leggo “Age pride”, non posso fare a meno di pensare a “Porci con e ali” il libro con il quale Lidia Ravera divenne famosa, ci vedo e leggo una continuità, una vita spesa nell’universo femminile e come dice lei, per la prima volta facente parte di una categoria numerosa che è arrivata al terzo tempo molto più consapevole e non doma. Perché leggere il libro? Perché dà spunti di riflessione, perché ci motiva nel nostro procedere, perché non abbiamo ancora finito di cambiare il mondo. Perché continuare a essere agili, di corpo e di mente ci farà arrivare vive alla fine.

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