Oggi Parliamo Con...

Alice Bassoli

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste ho il piacere di ospitare l’autrice Alice Bassoli. Benvenuta nel blog Giallo e cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Prima di parlare diffusamente dei tuoi libri, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono le domande di routine, quelle che io faccio soprattutto agli autori emergenti o che ho il piacere di incontrare per la prima volta. Sono domande forse un po’ banali, ma indicative per conoscere meglio lo scrittore che ho di fronte. Pronta? Allora Alice raccontaci un po’ di te dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Prima di cominciare, grazie davvero a te e a  Giallo&Cucina per questa splendida opportunità. Nasco e tutt’ora vivo in provincia di Reggio Emilia, “tra nebbia e zanzare” come spesso si dice da queste parti. Ho un diploma di maturità scientifica e dopo aver esercitato per vent’anni nel campo della moda, ora lavoro nell’attività di famiglia. L’idea di scrivere è nata in tenera età. Mi dilettavo a comporre improbabili poesie o sceneggiature per scenette amatoriali che io e i miei amici imbastivamo negli ospizi del mio paese. Quella di scrivere un vero e proprio romanzo è un’ambizione arrivata circa tredici anni fa. Ho sempre avuto molta fantasia e ho una innata predisposizione ad inventare storie. Quindi…eccomi qua.

Oltre a scrivere sei anche una lettrice? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

Adoro leggere. Leggo e ascolto (di recente ho scoperto quanto sono pratiche queste nuove app che ti leggono i libri mentre tu fai altro!) almeno quattro libri al mese. C’è chi è più bravo di me, lo so, e ne legge anche di più. Il genere che preferisco è la narrativa contemporanea. Prediligo gli autori italiani. Amo molto anche gialli e saggistica. Preferisco il cartaceo ma, come dicevo, da diversi mesi ormai i libri li ascolto anche (mentre guido, cucino, etc…). Sono un’ottima compagnia.

Da dove nascono le tue storie? Elabori notizie che leggi o sono esclusivamente di fantasia? I personaggi del tuo libro sono stati ispirati da persone reali?

L’idea arriva come una folgorazione, un bagno di luce improvvisa. Poi nel tempo curo e stratifico la trama, dipingo i personaggi. La vita, la quotidianità sono la tavolozza in cui intingo il pennello che uso poi per stendere il colore e gli umori della storia. Amo e inseguo il realismo nelle mie “invenzioni”. Credo profondamente che nelle sfumature del nostro quotidiano ci siano realtà potenti, silenzi che nascondono drammi, bugie. Occhi che raccontano più di quanto potrebbero fare le parole. I miei romanzi non sono mai autobiografici, sarebbe troppo limitante. Ma, come dicevo, è la vita che mi sta intorno ad ispirarmi. I miei personaggi sono un “minestrone” di tante facce, di tante personalità che ho incontrato o di cui ho solo sentito raccontare vicissitudini o disavventure.

Hai solitamente una scaletta prefissata o ti fai condurre dalla narrazione?

Inizialmente no. Ho bisogno di sentirmi libera da qualsiasi pre-impostazione. Poi quando ho scritto circa dieci capitoli avverto l’urgenza di buttar giù una scaletta, che per chi scrive gialli credo sia assolutamente necessaria.

Scrivi quando riesci o preferisci un momento particolare della giornata?

Serve disciplina, altrimenti non si va da nessuna parte. Scrivo e leggo ogni santo giorno. Non più di quindici o venti minuti al giorno, ma tutti i giorni. È fondamentale. Un po’ come farebbe un atleta, per intenderci: si allena quotidianamente, in previsione di una gara. Il momento ideale, per me, per scrivere, è la pausa pranzo, o la sera.

Per le mie interviste cerco spesso di chiacchierare con autori non ancora noti del tutto, emergenti o esordienti, per cercare di farli conoscere meglio ai lettori. Spesso, molti di loro, scelgono la via della auto pubblicazione per mettere sul mercato il proprio libro. Tengo molto in considerazione il mondo del self publishing. Non lo ritengo affatto un mercato di serie B. In esso ci sono autori di assoluto rilievo e che meritano un’alta considerazione. Il self publishing si può ritenere un po’ come una sorta di gavetta, di passaggio quasi obbligato (o consigliabile) per chi è all’inizio della sua avventura di scrittore. Poi le strade sono due o prosegui col self se, per tanti motivi, ritieni che quella sia la strada a te più congeniale oppure, contando sulla bontà e sul successo del tuo romanzo, attendi la chiamata di una casa editrice pronta a scommettere sul tuo talento. Per te affidarti alla pubblicazione in proprio è stata una scelta precisa o necessaria? Parlaci della tua esperienza. Ti avvali di professionisti “esterni” per la copertina, l’editing, l’impaginazione o fai tutto da sola?

L’intento iniziale era di essere pubblicata da una casa editrice. Ma, ahimè, ho scoperto che non è affatto semplice. Elefanti a colazione è stato mandato a venti c.e.: solo quattro si sono degnate di rispondere e di declinare la mia proposta editoriale. Amazon KDP inizialmente è stato il mio piano B. Poi però ho scoperto quanto il mondo del self-publishing, e nello specifico di Amazon KDP (che è l’unica realtà self con cui ho avuto esperienza) è in realtà assolutamente confortevole, professionale, puntuale e precisa. Offre la possibilità di controllare ogni volta che lo si desidera, le vendite, i profitti. Il sistema è molto intuitivo e devo dire che Amazon è e rimane un’ottima vetrina. L’unico mio grande dispiacere è che pubblicando lì non mi è possibile distribuire i romanzi nelle librerie. Gestisco da sola l’impaginazione, la pubblicazione, gli adv, il marketing e le copertine. L’editing è fondamentale che sia qualcun altro a farlo. Se ne occupa una professionista con cui sono in ottimi rapporti professionali e d’amicizia e di cui ho piena fiducia.

Prima di parlare (finalmente) dei tuoi libri e necessaria una premessa. Ho deciso che volevo stabilire un contatto con te subito dopo aver terminato il tuo romanzo Elefanti a colazione. Sono rimasto folgorato. Se tu avessi continuato a scrivere romance o narrativa femminile o rosa (chiamiamola come vogliamo), come è avvenuto per i tuoi primi due romanzi probabilmente il tuo nome ed i tuoi libri sarebbero continuati a rimanere a me sconosciuti ma hai voluto cambiare e metterti alla prova su un altro terreno. Perché hai deciso di cambiare? Elefanti a colazione è un libro che adoro, che ho apprezzato tantissimo. Qual è stata la molla che ti ha fatto decidere di scriverlo? Raccontaci un po’ la tua bibliografia e poi raccontaci la trama, i personaggi di Elefanti a colazione facci venir voglia di leggerlo…

Non ti nego che rimane il mio libro preferito, scritto in sei mesi, con un’urgenza che non riuscivo a frenare. Volevo mettere in scena quanta più umanità possibile, mettere a nudo le coscienze, buttarmi sui sentimenti, tutti: la gelosia, l’amore, l’odio, la paura, la sofferenza.  Per farlo ho avuto bisogno di avere più personaggi, ognuno con la propria storia, che, guarda caso, si interseca con quella di tutti gli altri. Ci sono gli adolescenti, vittime della loro leggerezza ipnotica, dell’amore genuino, incontrastato, della magia delle illusioni. E ci sono gli adulti, frustrati, disincantati, stropicciati da una vita che non li ha risparmiati.

Ad Elefanti a colazione e appunto seguito Il bosco obliquo un altro romanzo che ho apprezzato moltissimo e per certi versi simile a Elefanti a colazione ma ovviamente con ambientazioni e personaggi diversi, non fraintendermi. Anche di questo vorrei che c’è ne parlassi un po’, se ti va.

Nei miei romanzi rincorro di fatto una costante: il realismo, la fragilità e la ferocia umana. E nello specifico dietro questi due romanzi c’è lo stesso schema: una vittima e il suo carnefice, che idealmente dovrebbe identificarsi in uno dei personaggi principali della storia. O almeno questo è quello che dovrebbe percepire il lettore pagina dopo pagina. Solo che poi mi diverto a fargli cambiare idea in ogni capitolo, tentando di metterci un bel colpo di scena sul finale, che dovrebbe dare un certo senso di appagamento (si spera!).

Hai dovuto fare un lavoro di studio degli argomenti trattati o lo hai ambientato in luoghi e descritto situazioni che conosci bene?

Non essendo due romanzi “legal thriller“ non ho avuto bisogno di particolari approfondimenti. Come ambientazione, ho scelto per entrambi la piccola realtà di provincia, che conosco bene, in cui spesso e volentieri la banalità del quotidiano, i pettegolezzi, la calunnia, il chiacchiericcio e il finto perbenismo mortificano e scoraggiano le persone allontanandole dall’ambizione.

Secondo te c’è un pubblico specifico per questo libro?

Credo che il genere dei miei romanzi sia un mix tra narrativa e giallo. Quindi forse gli amanti di libri in cui prendono piede sparatorie, sangue, serial killer etc… forse non li apprezzerebbero. O almeno credo. Mi sbaglio secondo te?

Preferisci di più i finali accomodanti (col lieto fine), o preferisci lasciare qualcosa di non concluso o poco definito? Ti piacciono i finali spiazzanti ed un po’ cinici o preferisci il vissero tutti felici e contenti?

Dipende dal libro e soprattutto dall’autore. Da Ammaniti, per esempio, non posso aspettarmi un lieto fine, e non lo cerco nemmeno. Da Riccardo Bruni pretendo il colpo di scena (lui è maestro in questo). Il lieto fine, se c’è, deve stupirmi, non annoiarmi.

La domanda per me più importante: stai scrivendo qualcosa o magari hai già un libro in fase di pubblicazione? Cosa mi devo aspettare? Perché mi devo aspettare qualcosa vero?

Certo! Non smetto mai di scrivere, non potrei. Appena finisco un libro, ne comincio subito un altro. Al massimo mi concedo un riposo di una settimana. Ma la verità è che a metà stesura di un romanzo, ho già in mente la trama di quello successivo. Se riesco a rispettare i tempi che mi sono prefissata dovrei essere in grado di pubblicare il prossimo romanzo prima di quest’estate. Si tratta di un altro giallo, ovviamente. Un’altra storia autoconclusiva. E non ti nascondo che sto già elaborando (a mente per ora) la trama per i prossimi tre libri…

Sei ospite del blog Giallo e cucina e qui le interviste terminano sempre con due domande obbligatorie: la prima non è proprio una domanda ma un pensiero gentile. Consiglia due/tre romanzi che ti hanno colpito, o a cui sei particolarmente legata, e che vorresti che tutti leggessero.

Molto molto volentieri. “Anna” di Ammaniti, verace, umano, genuino. “Io sono la bestia” di Andrea Donaera, eccezionale, unico nel suo genere, violento, straziante, una prosa che non ha eguali. “La promessa del buio” di Riccardo Bruni, fluido, commovente e ricco di colpi di scena, uno dei miei romanzi preferiti. “Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone, geniale per come è stata montata la trama, per la sincerità dei personaggi, per il realismo spiccato. “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin (chi non lo conosce?), delicato, commovente, pieno di umanità. “Oceano mare” di Alessandro Baricco, un capolavoro, una prosa che è pura poesia, scritto da un maestro che non ha bisogno di presentazioni. I libri della Mazzantini, tutti. “Vita” di Melania Mazzucco. Sono tanti i libri che mi sono rimasti incastrati dentro. Questi sono i primi che mi sono venuti in mente. Poi ci sono autori che rincorro di frequente: la Murgia, la Marzano, Elena Ferrante. Ho scoperto di recente Marco Lugli, leggendo uno dei suoi primi romanzi, autore talentuoso e bravissimo.

La seconda è: qual è la pietanza o il piatto a cui non sai resistere.

Melanzana alla parmigiana, patate al forno, coca cola, e i dolci…bè, quelli tutti!

Ti ringrazio della bella chiacchierata, ti auguro tanta fortuna. Se vuoi puoi aggiungere qualcosa che magari ritieni importante far sapere ai lettori….

Grazie a te, è stato un vero piacere, davvero! Sono lusingata.

Un’ultima considerazione la faccio io. Mi hai confessato di non essere molto social e che non ti piace auto promuoverti. Però devi trovare il canale giusto per far conoscere i tuoi libri. Ti assicuro che non sarebbe tempo sprecato. Sono certo che raccoglieresti grandi soddisfazioni. Per noi lettori nuovi autori di talento come te sono una manna.

Di nuovo grazie. Complimenti ed a presto.

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